lunedì 12 settembre 2016

Festivaletteratura: tre anni dopo

Il Festivaletteratura di Mantova ha spento quest'anno la ventesima candelina, proprio in coincidenza dell'investitura della città dei Gonzaga a capitale italiana della cultura. E di cultura, in questi giorni, se ne è vista tanta, ma, soprattutto, tantissimi sono stati coloro che sono intervenuti per sostenerne il valore: girando per il centro, fra Piazza Sordello e Palazzo Te, si avvertiva in questi giorni un grande entusiasmo da parte dei tanti appassionati di letteratura attratti dal Festival.


Come già sanno coloro che mi seguono sui canali social, sono stata al Festivaletteratura sabato 10 settembre. Questa è stata la mia quarta presenza alla manifestazione, anche se in una di queste mi ero limitata ad un giretto in centro, fra le bancarelle e la tenda dei libri. Devo dire che le impressioni sono state in crescendo: da un tiepido approccio negli anni 2004 e 2006 alla prima, forte partecipazione del settembre 2013, per finire con l'altro giorno, che ho caricato di eventi. Il timore di non poter partecipare era forte: siamo in periodo di inizio delle scuole e di chiamata dei supplenti, ma ho fatto di tutto per procurarmi i biglietti (che hanno iniziato ad andare a ruba un minuto dopo l'apertura delle prenotazioni) e per assistere agli incontri che avevo puntato.
E così, armata di biglietti, libri da autografare, macchina fotografica e pochi soldi per non cadere nella tentazione di acquisti ulteriori, sabato sono tornata al Festivaletteratura.

Fredrik Sjöberg

La giornata è iniziata Un vocabolario d'insetti, la visita alla collezione entomologica di Bosco Fontana, fuori dalla città, assieme a Fredrik Sjöberg (autore di L'arte di collezionare mosche e Il re dell'uvetta, editi da Iperborea), che, nella bella cornice della palazzina gonzaghesca, ha parlato dell'importanza del collezionismo e dello studio di un mondo tanto vasto quanto variegato come quello degli insetti. In una continua alternanza fra esperienze personali, scrittura e biologia, lo scrittore svedese ha definito l'importanza di possedere e usare le parole, fondamentale fonte di accesso al sapere: la pratica del collezionare insetti, a suo avviso, oltre ad essere molto rilassante, permette di comprendere pienamente le parole, di potenziare la capacità di distinguere e, di conseguenza, di capire il mondo... anche se fin da subito lo studioso ha avuto chiaro che i suoi studi non avrebbero aiutato a far conquiste galanti. Sjöberg, come si può capire da questo breve estratto delle sue dichiarazioni, ha reso molto gradevole la conversazione non solo con tante curiosità legate al mondo degli insetti e alla sua scelta di studiarli e di ricavarne dei libri, ma anche con una costante ironia, da quando ha iniziato a descrivere la trappola di Malaise esposta all'esterno dell'edificio che ospitava l'evento, fino al congedo, quando ha ricordato che le cose più importanti della vita, l'amore, l'aria fresca e gli insetti, sono assolutamente gratuite. 


Dopo gli autografi di rito fra le teche di coleotteri, sirfidi e libellule, ho lasciato Bosco Fontana per rientrare a Mantova, dove ho vagato fra le bancarelle del libro usato (resistendo alle tentazioni delle vecchie edizioni Einaudi e Mondadori e del romanzo di Maurensing La variante di Lüneburg) e assistito ad uno degli accenti (gli incontri gratuiti in Tenda Sordello della durata di soli 30 minuti), attratta dal titolo Blogging come esercizio di intellettualismo moderno: il filosofo Massimo Pigliucci ha affrontato la questione dell'attendibilità e della qualità dell'opinione e dei mezzi di diffusione nel web, con particolare riferimento ai blog, invitando a riflettere sul rapporto fra accesso all'espressione culturale e valore della stessa in una dimensione tanto aperta. L'incontro mi interessava in quanto blogger, ma non posso dire di esserne stata illuminata: probabilmente si tratta di un tema che nemmeno una giornata di colloquio avrebbe potuto descrivere e valutare pienamente.

Julian Barnes
Partecipando a questo evento, sono arrivata con scarso anticipo (trovando posti soltanto nelle ultime file) a Palazzo San Sebastiano per l'incontro successivo, forse il più atteso della giornata, quello con Julian Barnes, che ho avuto modo di apprezzare con il romanzo Il senso di una fine e di cui mi attirava anche il nuovo libro, Il rumore del tempo. L'arte è il mormorio della storia, un dialogo con Peter Florence, era dedicato proprio a questo nuovo prodotto narrativo, alle scelte che lo hanno ispirato e a qualche aneddoto che spiega alcuni passaggi che i lettori avranno modo di approfondire attraverso la storia del compositore Dmitrij Šostakovič e il suo rapporto col regime di Stalin, che più volte ne condannò l'arte. Anche questo è stato un incontro molto interessante e pervaso di ironia, anzi, devo dire che sono rimasta stupita da Julian Barnes, che di certo non è allegro nella narrazione, ma nel dialogo è estremamente divertente.
Ma l'ironia e la leggerezza si sono mantenute fino alla fine della giornata mantovana: a chiudere la mia sortita al Festivaletteratura è stato infatti l'evento, organizzato alla Casa del Mantegna, intitolato Malati di letteratura, che aveva come protagonisti Fabio Stassi, da maggio in libreria con La lettrice scomparsa, e Marcello Fois, intervenuto in particolare in relazione al nuovo libro Manuale di lettura creativa. L'incontro, moderato da Federica Velonà, ha cercato di far luce sul problema della dipendenza da libri, sulle influenze degli autori e delle loro opere sulla scrittura di Stassi e Fois, sull'influenza che le pagine della grande letteratura hanno nella vita di tutti noi che amiamo questo sport estremo che ci pone mille domande ma, spesso, non si cura di darci le risposte. Per circa un'ora e mezza che è volata in fretta come fossero stati cinque minuti, i due autori hanno raccontato esperienze, aneddoti, sogni e potenzialità legati al mondo dei libri, guardandosi bene dal suggerire una cura a questa meravigliosa malattia che ci affligge, offrendoci il dono della scoperta continua, dell'indagine, del dialogo con un libro che, però, porta con sé tutti i libri che lo hanno determinato, come se il singolo volume fosse l'accesso ad una grande biblioteca che non aspetta altro che inghiottirci. In questa sede si è parlato anche del rapporto fra lettura e scuola, della necessità di recuperare la riflessività, la fatica, il senso della ricerca inesauribile, fatto che ha reso ancor più coinvolgente per me l'ascolto. E poi, finalmente, sono riuscita ad avere la firma di Fabio Stassi anche sull'amatissimo romanzo L'ultimo ballo di Charlot, che a Torino non avevo portato con me.

Fabio Stassi, Federica Velonà e Marcello Fois

La giornata al Festivaletteratura è stata a dir poco impegnativa, ma ha portato grandi soddisfazioni. anche se ho dovuto rinunciare ad altri eventi interessanti, come l'incontro con Antonia Arslan e quelli con Bianca Pitzorno, alla curiosità di conoscere Paolo di Paolo per capire se i suoi libri possano fare al caso mio e, soprattutto, e all'ascolto del classicista Maurizio Bettini, ho compensato con altre piacevoli esperienze, dato che, finalmente, ho conosciuto di persona Marina di Interno storie e Andrea de Le mele del silenzio e incontrato nuovamente Elisa, la Lettrice rampante!
Mi sa che è giunto il momento di chiudere il mio resoconto, non voglio farvi perdere troppo tempo: vi basti sapere che, al di là della scomodità e della difficoltà di reperire i biglietti (che comporta la necessità di organizzarsi per tempo, spulciando l'immenso programma), che è l'unica pecca del Festivaletteratura, la manifestazione è sempre affascinante e offre occasioni per appagare ogni tipo di lettore, dal più esigente a quello che, semplicemente, vuole immergersi nell'atmosfera dei libri e divertirsi per qualche ora o qualche giorno in compagnia di chi condivide le sue stesse passioni.
Chi di voi è stato al Festivaletteratura? A quali eventi avete partecipato?

C.M.

12 commenti:

  1. Tanti cuori.
    Come ben sai, ho partecipato solo a un Vocabolario di insetti, poi mi arrancata a destra a manca.
    L'unica pecca, almeno quella più evidente, è che non segui gli eventi a pagamento non c'è molto da fare. Dall'anno scorso l'offerta gratuita è calata considerevolmente soprattutto il sabato.

    Ho seguito la Parrella in Il libro dei vent'anni: è stato un incontro gradevolissimo, snello.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In effetti la pecca del biglietto e, in particolare, del biglietto anticipato, che si volatilizza in un attimo dopo l'apertura delle prenotazioni, rende meno godibile il festival. In altri casi ci sono eventi a prezzi esorbitanti, che ho escluso subito, mentre mi è un po'dispiaciuto non partecipare a qualche incontro dei libri dei vent'anni, mi interessava soprattutto la Pitzorno che parlava de Il cavaliere inesistente.
      Aspetto il tuo resoconto! :)

      Elimina
  2. Grazie per l'interessante e garbato resoconto. Non sono mai stato al festival di Mantova. Mi ha sempre affascinato (soprattutto l'abbinamento tra la letteratura e una città storica dove si sta è si torna molto volentieri ) ma forse non ho mai tentato seriamente di partecipare. Forse perché capita in un periodo dove sono distratto dalla ripresa del lavoro e delle scuole e dalle conseguenti incombenze pratiche. Poi ho l'impressione che ultimamente si stia trasformando in un evento da club vagamente elitario, ma magari mi sbaglio è sto semplicemente agendo la parte della volpe davanti all'uva. Comunque fortunatamente gli eventi e le feste del libro stanno aumentando. A Milano da qualche anno abbiamo Bookcity.la cornice non è così suggestiva come Mantova, però è un'iniziativa interessante e di buon successo. In fondo, credo che ogni città potrebbe fare qualcosa in questa direzione, mi sembra che ogni tentativo finora sia stato premiato dal pubblico

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Più che essere elitaria, è poco pratica per chi viene da fuori: bisogna prenotare i biglietti, ritirarli con considerevole anticipo e, se non si dispone di grandi capitali, è il caso di selezionare alcuni eventi che interessino in modo particolare. Aggiungo a questa piccola rassegna di inghippi tecnici il fatto che il Festivaletteratura si colloca in un periodo decisamente scomodo per una fetta considerevole del suo pubblico, che è, appunto, quella degli insegnanti.

      Elimina
  3. Non sono mai riuscita ad andarci, miseria!!!
    Sempre problemi a star fuori due giorni e in giornata... 4 ore di treno e 3/4 cambi... tempo di arrivare a Mantova ed è ora di tornare!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti capisco, la lunghezza del viaggio rispetto alle possibilità di restare è il motivo che mi ha tenuta tanto lontana dal Salone di Torino: quando la strada è troppa, in una giornata non ci si gode nulla.

      Elimina
  4. Rispetto al Salone di Torino, sembra ci sia un rapporto comunicativo più vicino al visitatore...Quanto a me spero di partecipare al "Più libri più liberi" di Roma, vedremo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono due manifestazioni molto diverse, una incentrata sull'editoria, l'altra fatta di incontri letterari e priva di stand commerciali... ho apprezzato entrambe in modo diverso, mentre non ho mai approfondito la natura della rassegna romana...

      Elimina
  5. La bellezza dei festival rispetto alle fiere del libro è proprio quella che hai raccontato! Non si sta chiusi in un mega bunker a mordersi la coda, ma i libri, la letteratura e la cultura pervadono tutta la città, coinvolgono una grande comunità. Invidia, as always :P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Invidia da me provata al tempo di "Una marina di libri", che mi è sembrata una manifestazione molto gustosa! :)

      Elimina
  6. Ti invidio molto l'incontro con Fois, Stassi e Velonà (che adoro). Ho capito solo durante la giornata di sabato che non era tanto complicato riuscire a partecipare ad incontri per i quali non era stato possibile prenotare preventivamente il biglietto. Altrimenti, forse, ci saremmo incontrate là. Invece ero ad ascoltare il mio unico evento nì (Maggie O'Farrell) al Palazzo del Seminario Vescovile, dove, però ho approfittato dell'apertura straordinaria dei "libri sotto i portici", portando a casa libri a prezzi stracciati. Non tutti i mali...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il bello del Festival è anche questo: anche se scappa un evento, anche se toppiamo una scelta, qualcosa da fare, qualche bell'angolino di città o un libro da comprare lo si trova, essendo in un luogo aperto e pieno di brulicante attività!

      Elimina

La tua opinione è importante: condividila!