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lunedì 26 dicembre 2016

La Vigilia fra i Nabis

Quest'anno ho trascorso il pomeriggio della Vigilia di Natale a Palazzo Roverella, godendomi la mostra I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d'avanguardia, inaugurata il 17 settembre e aperta fino al 14 gennaio 2017. Una visita godibilissima e tranquilla, anche perché ho avuto la fortuna di scegliere una giornata non trafficata: avevo tutto lo spazio necessario per ammirare i dipinti da vicino e da lontano, così ho potuto apprezzare pienamente non solo le opere scelte, ma anche il cammino pittorico e le trasformazioni che attraverso esse vanno definendosi.
 
 Émile Bernard, Costa bretone, Saint-Briac (1891)
 
Il percorso espositivo prende le mosse dal ruolo cruciale svolto dalla regione bretone nella formazione di uno stile pittorico nuovo, del tutto antiaccademico; infatti, anche se i grandi protagonista della rivoluzione descritta dalla mostra sono Paul Gauguin, Émile Bernard e Paul Serousier, la mostra si apre con una prima sezione dedicata alla Bretagna di fine Ottocento, in particolare a Pont-Aven, località che, alla fine del XIX secolo, si presenta come un paradiso terrestre che aveva conservato una naturalezza ormai perduta, una spontaneità che Gauguin ricercherà poi in Polinesia. Ecco perché le prime tele esposte, realizzate da Charles Cottet e Robert Borugh, sono dedicate a rappresentazioni ancora molto figurative delle donne bretoni, con le loro caratteristiche cuffiette bianche e gli abiti scuri; si tratta di immagini ancor tradizionali, dominate inoltre da toni molto cupi e da un tradizionalismo rigido.
 
Gino Rossi, Piccola descrizione asolana n°2 (1913)
Nel 1888 Paul Gauguin soggiorna a Pont-Aven assieme ai molti artisti attratti dai paesaggi bretoni. Inizia qui a ricercare una forma di arte che non sia ispirata soltanto a ciò che si percepisce con l'occhio, ma alle sensazioni che il paesaggio, con i suoi colori e le sue forme, suggerisce allo spirito. Siamo nella sezione Alle origini del Sintetismo, nella quale le donne bretoni di Cottet lasciano spazio a delle creature trasfigurate da macchie di colori che rifuggono il realismo, appiattiscono le sfumature e i dettagli e si lasciano delimitare da spesse linee nere (cloisonnisme), incontriamo dunque l'invito di Gauguin a Serousier a dipingere seguendo l'ispirazione dell'animo. Di qui l'arte dei Nabis, il cui nome, in lingua ebraica, significa profeti: uno stile pittorico basato sulla semplificazione, sulla ricerca di un'espressione essenziale, affidata principalmente ai colori e orientata ad un'originale sintesi fra una naïveté che rappresenta un tentativo di fuga dalla realtà caotica e dall'arte iperrealista e convenzionale e le forme pulite e lineari dell'arte giapponese, che influenza fortemente non solo gli artisti di Pont-Aven ma un altro post-impressionista come Van Gogh.
 
Maurice Denis, Mattino di Pasqua (1892)
La mostra si concentra poi sull'influenza dei Nabis e delle loro sperimentazioni sugli artisti di Burano, una sorta di Pont-Aven lagunare, sulle innumerevoli facies del gusto visionario di questi profeti e sulla declinazione particolarissima che del sintetismo offre Teodoro Wolf Ferrari, applicando la nuova tecnica alla realizzazione di splendide vetrate. Sono le parti centrali del percorso, quelle dove troviamo i dipinti di Cuno Amiet, Gino Rossi, Charles Filiger e Maurice Denis e che ci guidano verso le ultime opere, nelle quali si manifesta il passaggio dalla naïveté primitivista ad un'estetica della semplicità tutta borghese, con la quale il sintetismo entra nelle case, offrendo ai ritratti e alle scene domestiche un abito essenziale, con linee ben definite e forti contrasti, portati all'estremo dalle incisioni di Félix Vallotton della serie Intimitiés e dalle nature morte di Cagnaccio da San Pietro.
 
Félix Vallotton, La belle épingle (1898)
 
Proprio la parte finale della mostra, dedicata agli eredi della rivoluzione sintetista, ospita alcune delle opere più suggestive: oltre alle opere di Vallotton, che conferiscono al percorso un valore aggiunto, passeggiando nell'ultima sala si possono ammirare il grandioso ritratto in interno Giulietta appoggiata al tavolo di Mario Cavaglieri e l'eccezionale Ragazza sul tappeto rosso di Felice Casorati.
 
Oscar Ghiglia, La camicia bianca (1909)

Sebbene sia stata proprio l'arte di Gauguin ad attirarmi a Palazzo Roverella, devo dire che proprio le ultime sale mi hanno colpita maggiormente, perché ho percepito realmente la sensazione di compimento di cui parlano i materiali informativi: di fronte alle opere di Félix Vallotton o Oscar Ghiglia si percepisce chiaramente in che modo le loro forme d'avanguardia comunichino con la rivoluzione dei Nabis, pur essendo esteticamente molto differenti nei loro esiti.

Felice Casorati, Ragazza sul tappeto rosso (1912)

C.M.

4 commenti:

  1. Ciao! Deve essere davvero un bel percorso... conosco meglio Gauguin, quasi per niente i Nabis... peccato che io sia un po' lontana! :-(

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    1. Posso immaginare che la distanza sia un bel problema, in effetti...

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  2. Ma c'ero anche io ieri! Ghiglia e Rossi che belle scoperte. Anch'io ho apprezzato mllto le ultime sale. Grazie del post e delle foto.

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    1. Io c'ero il 24, non ieri, ma possiamo dire di esserci incontrati attraverso le opere esposte. Grazie a te.

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