martedì 28 febbraio 2017

Golk (Stern)

Fa uno strano effetto pensare che negli anni '60, quando la televisione era ad un grado di sviluppo e diffusione nemmeno lontanamente comparabile a quello che avrebbe raggiunto nel giro di altri dieci anni (per non spingerci oltre), già se ne avvertissero gli eccessi, l'impatto sulla vita del cittadino comune e le dinamiche imposte al mondo dello spettacolo da questa scatola magica. Con il romanzo Golk (1960), Richard G. Stern dimostra di aver capito con largo anticipo il mondo che si sarebbe affermato in seguito al dilagare di questa forma di comunicazione di massa, rivelandosi, per certi aspetti, profetico.

Lo scrittore americano, molto apprezzato da colleghi connazionali come Philip Roth (che ne ha pronunciato l'orazione funebre), Bernard Malamud (il cui romanzo Il commesso è citato in Golk) e il premio Nobel Saul Bellow, torna nelle libreria italiane con questo suo primo libro, tradotto da Vincenzo Mantovani, nella collana Calabuig di Jaca Book, che nel 2015 ha pubblicato anche Le figlie degli altri.
Golk è il direttore della più moderna trasmissione televisiva, il demiurgo di un mondo che corrisponde all'immagine di esso che filtra attraverso gli schermi, colui che ha reso il cittadino comune protagonista di un grande show. Ma Golk è anche il nome dei filmati che ruba nelle strade, nei negozi, nei parchi e che viene rivelato all'ignaro attore-vittima con il roboante slogan «Siete in onda!» che fuoriesce dagli attrezzi di regia disseminati ovunque. Ed è, allo stesso tempo, un neologismo declinabile, al tempo stesso nome, aggettivo e verbo: Golk arriva a plasmare una nuova realtà, del tutto alternativa a quella quotidiana, anche se con essa coincidente. Il Golkismo è la nuova frontiera dell'industria dell'intrattenimento, una moda che affascina i telespettatori anche quando li ridicolizza, che strappa una liberatoria alla messa in onda a persone che sono disposte a mettersi a nudo pur di apparire nello schermo. Nel vortice di questo universo che fagocita la realtà, Golk trascina il trentenne Hondorp, che inizialmente si presenta come un inetto ma che trova nella televisione uno strumento di affermazione, e l'intraprendente collaboratrice Hendricks, con un passato di ribellione, esperienze stravaganti e un matrimonio affrettato e subito fallito. Insieme, Golk, Hondorp, Hendricks e la troupe lavorano per rendere sempre più estremi e realistici i Golk, sfidando le possibilità della televisione di rispecchiare la società e cercando di trasformare l'intrattenimento e la risata in un mezzo di satira e denuncia. In questo intento, che vede Golk preda di un vero e proprio delirio di onnipotenza, devono scontrarsi con i limiti imposti dalla produzione, dagli sponsor e dalla moda, perché anche Golk, come tutto ciò che offre al mondo un breve sogno, è destinato a tramontare.
Leggere questo romanzo è stata un'avventura nella quale si sono incrociate reminiscenze di 1984 e le riflessioni sulla vanità del mondo che contaminano la letteratura da secoli: fondendosi, queste due linee hanno restituito una narrazione che riflette molto della società occidentale della seconda metà del Novecento e del nostro tempo, con l'unica differenza che oggi il Golkismo ha un canale privilegiato nei social network. La sostanza, comunque non cambia: siamo sempre di fronte all'eterno sogno della fama dei cinque minuti e alle contraddizioni che esso fa emergere, unito ad una riflessione sul declino inevitabile di qualsiasi moda e sul potere di tendenze apparentemente banali di condizionare l'esperienza di molti con una sorta di dipendenza incontrastabile. Le telecamere di Golk sono ovunque e ovunque fa capolino il suo testone lucido, come uno spirito onnipresente che lascia avvertire la propria presenza anche quando dichiara di essere scomparso. 

Richard G. Stern (1928-2013)

A tutto ciò, inoltre, Stern unisce una riflessione sull'arte e sull'artificio come gli strumenti più autentici per cogliere la vita laddove si elimini la consapevolezza della loro presenza: se le telecamere non si vedono, se le azioni e le parole possono essere colte in modo inconsapevole, se non esistono copioni, la quotidianità, il carattere, le debolezze, le tentazioni e anche i comportamenti moralmente discutibili emergono spontaneamente, secondo il principio di una travolgente Candid Camera. Sembra una attualizzazione della visione pirandelliana dell'arte, una rivisitazione della riflessione alla base dei Sei personaggi in cerca d'autore e forse proprio queste affinità con la letteratura precedente quella di Stern ha dato ulteriore risonanza alla storia di Golk, rendendola molto piacevole, nonostante l'iniziale difficoltà di entrare in sintonia con lo stile di Stern e con l'intreccio di piani temporali, scene riprese dalla strada e digressioni: superato questo primo tentennamento, la lettura è scorrevole e attrattiva, magnetica come il mondo che Golk offre ai suoi spettatori, ma senza alcun inganno.
«Il curioso è questo: per idiota che sia, quando la golkiamo una cosa diventa tollerabile»
C.M.

2 commenti:

  1. Non conosco Stern ma questo sembra esattamente il tipo di libro che potrebbe piacermi, il tipo di libro in cui ti ritrovi ad annuire con convinzione di fronte all'evidente critica sociale. Messo in wish-list :)

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    1. Proprio così. Spero che risponda ai tuoi gusti, intanto ti auguro buona lettura! :)

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