venerdì 9 giugno 2017

Don Camillo (Guareschi)

Ogni anno per almeno tre volte viene mandata in onda l'intera saga cinematografica di Don Camillo con Fernandel e Gino Cervi, un fortunatissimo ciclo di cinque film in bianco e nero ambientati nel paesino reggiano di Brescello, dove a farla da padrone sono gli scontri fra il parroco Don Camillo e il sindaco comunista Giuseppe Bottazzi, più noto come Peppone. Alle spalle delle pellicole stanno i racconti di Mondo Piccolo scritti da Giovannino Guareschi (1908-1968), riuniti in una serie di volumi che, però, non corrispondono alla scansione degli episodi cinematografici.
Il primo libro in cui debuttano la Bassa e i suoi personaggi (il nome di Brescello non viene mai citato, perché si parla, genericamente, di Bassa o di Mondo piccolo) è intitolato semplicemente Don Camillo ed è anticipato da tre brevi racconti che servono ad introdurre il lettore nel particolare microcosmo del paesino sulle rive del Po e al modo di vivere dei suoi abitanti. Dopo questa introduzione, si entra nel vivo delle peripezie del corpulento parroco armato di doppietta e del sindaco impegnato nella costruzione della Casa del popolo: i due si contrastano a vicenda giorno dopo giorno per affermare la superiorità della fede, degli interessi spirituali e delle idee conservatrici l'uno e la lotta animosa e radicale per il bene terreno e in nome della propaganda filosovietica l'altro. Ad intrecciarsi con questo filo conduttore intervengono però tante vicende: c'è la vecchia maestra del paese che si rifiuta di aiutare quell'asino di Peppone per i troppi guai combinati da alunno, ci sono gli scioperi e gli espropri per la realizzazione della ferrovia, gli interventi del vescovo, le contese tra famiglie vicine alle prese con ostilità di antica data, giovani innamorati costretti a sposarsi di nascosto, fantasmi di morti annegati nel fiume per i quali rintocca la campana della chiesa sommersa.
Coloro che amano i film di Don Camillo e Peppone non potranno che sorridere nel riconoscere nei racconti di Mondo piccolo i loro siparietti, le frasi di propaganda dei compagni, i dialoghi del parroco con Cristo e i bonari rimproveri di quest'ultimo dall'alto del crocifisso. Leggendo le avventure di Mondo piccolo ci si trova a ridacchiare, magari immaginando i dialoghi recitati da Fernandel e Gino Cervi: ciò che è certo è che la narrativa di Guareschi ha in sé tutto il brio che ha allietato gli spettatori e che si rivela divertente, leggera, accurata e profonda al tempo stesso. Mondo piccolo, infatti, non è solo una sequela di esilaranti gag, ma, anzi, contiene numerosi spunti di riflessione sull'Italia del secondo Dopoguerra e, più in generale, sui comportamenti umani. Guareschi mette in luce le assurdità di certi atteggiamenti e delle prese di posizione che portano allo scontro, si sofferma sui dettagli che caratterizzano l'identità delle persone, lasciandone intuire le sfumature pur senza descrizioni dettagliate, ma, semplicemente, caratterizzando la loro dialettica.
Procedendo nella lettura di Don Camillo, si coglie un graduale inspessimento della materia: se inizialmente prevalgono i momenti di ironia e i battibecchi irriverenti, verso le ultime pagine, che pure non mancano di qualche piccola follia, si impone un clima di inquietudine e di malinconia, che quasi conferisce al romanzo una sfumatura giallistica e una capacità di riflessione storica dalle quali scaturiscono le reazioni più solenni dei due protagonisti. Non va infatti dimenticata la grande ricchezza del rapporto fra i Don Camillo e Peppone, eterni rivali per questioni politiche eppure capaci di collaborare, di rispettarsi e di unire le forze quando si rende possibile conseguire il bene comune, sia esso dei fedeli o dei concittadini. Questa è senza dubbio una grande lezione: al di sopra delle credenze ideologiche, dei capricci e delle ostinazioni, sono possibili la stima e la condivisione, e se un'Italia appena uscita da una guerra civile è riuscita a ricomporle e a produrre una proposta di compromesso anche per la secolare questione dei rapporti fra il potere civile e la missione religiosa, senza dubbio dalla comunità di Mondo piccolo c'è molto da imparare.
 
«State in gamba, don Camillo, che, a forza di provocare, finirete male.»
«Nessuna provocazione» rispose calmo don Camillo. «Voi suonate le vostre trombe e noi suoniamo le nostre campane. Questa è la democrazia, compagno. Se invece deve essere permesso a uno solo di suonare, questa è dittatura.»
C.M.

4 commenti:

  1. Ciao! Mi fa molto piacere leggere un post dedicato a questi racconti di Guareschi perché sono una fan dei film con Fernandel e Gino Cervi... li rivedo ogni volta!
    Il rapporto fra quei due mi fa morire dal ridere: sotto sotto, si vogliono troppo bene! Sono uno il migliore amico dell'altro, ma non lo vogliono capire. Per questo, forse, una delle mie scene preferite è il finale di "Don Camillo e l'Onorevole Peppone", quando il parroco riesce a convincere il sindaco a restare a Brescello :-)

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    1. A me piace tantissimo il racconto (proprio in questo primo volume) in cui Peppone, dopo aver fatto in modo che Camillo venga trasferito in montagna, implora il vescovo perché sia fatto rientrare... se non sbaglio, è proprio il passaggio fra la fine del primo e il secondo film. Ma anche in questo primo volume i capitoli finali testimoniano l'affetto che lega queste due teste calde! :)

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  2. Ciao, bellissima coincidenza che mi ha fatto sorridere. Faccio parte di un gruppo di lettori nato nella biblioteca del mio paese abbiamo sempre letto favole ai bambini nelle scuole e nello spazio della biblioteca. Noi leggiamo a più voci. Quest'anno per la prima volta dovevamo leggere in una casa di riposo. Ho scelto la partenza di Don Camillo e il suo ritorno. Ci siamo divertiti noi e loro. Al gruppo è piaciuto molto e in inverno vogliono ripetere l'esperienza e il pubblico ci aspettano a braccia aperte.

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    1. Credo che le avventure di Mondo piccolo si prestino molto bene a questo genere di esperienze, specialmente se condotte con una qualche forma di "animazione". :)

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