giovedì 20 luglio 2017

Sotto il peso delle nuvole (Spinello)

A maggio, nel corso del festival Rovigoracconta, ho partecipato ad un incontro dedicato alle storie di montagna, nel quale Claudio Morandini e Christian Spinello hanno dialogato con Christian Mascheroni su temi e riflessioni legate ai loro libri. Per l'occasione mi sono preparata leggendo Le pietre di Morandini, autore che già conoscevo e poi, incuriosita dalle parole del mio corregionale Spinello, ho deciso di acquistare anche il suo romanzo, intitolato Sotto il peso delle nuvole (Bibliotheka Edizioni).
Ad incuriosirmi è stata innanzitutto l'ambientazione del romanzo, che non ha a che fare con un ambiente montano qualsiasi ma con l'Altipiano di Asiago sconquassato dalla Grande Guerra. Come sapete, la narrativa dedicata al primo conflitto mondiale mi è particolarmente cara, perché offre moltissimi spunti di riflessione storica ed etica e restituisce inoltre voce alle masse di uomini mandati a morire in nome di interessi nei quali molte volte non si riconoscevano. I libri sulla Grande Guerra, insomma, ci richiedono un esame di coscienza, una attenta valutazione dei fatti umani nella Storia e, cosa non meno importante, tengono viva la memoria.
Lo stesso Christian Spinello ha fatto riferimento a due autori fondamentali nel ricordo dei fatti bellici del Novecento e nella descrizione delle montagne venete, cioè Emilio Lussu e Mario Rigoni Stern, quest'ultimo dichiarato esplicito modello per le storie montane assieme a Mauro Corona.
Il protagonista di Sotto il peso delle nuvole è il giovane Bastiano Dal Sasso, chiamato sotto le armi alla vigilia delle nozze con la compaesana Imelda. Bastiano abbandona il proprio villaggio, la famiglia e il caro mentore Italo Stern e sale sulle montagne a fronteggiare l'esercito austriaco, ma noi lo incontriamo poco prima del 4 novembre, quando è ormai pronto a ricongiungersi con l'esistenza che ha abbandonato per il fronte. Come molti reduci, tuttavia, Bastiano non ritrova la propria famiglia e il paese natale: i bombardamenti austriaci hanno distrutto ogni cosa e coloro che non sono morti sono sfollati in luoghi più sicuri. I suoi genitori e Imelda non ci sono più e Bastiano si ritrova di colpo privo di punti di riferimento e di qualsiasi sostegno economico da parte della nazione che ha servito, così il giovane decide di scendere a valle per cercare lavoro come manovale. Ma è a questo punto che la voce di Italo lo raggiunge, risvegliando il suo attaccamento alla montagna e ai sentimenti che con essa si sono identificati.
Sotto il peso delle nuvole è un breve romanzo caratterizzato da una scrittura piana e capitoli brevi che scandiscono i momenti della vita di Bastiano e il suo disorientamento alla fine della guerra. L'autore adotta uno stile semplice e talvolta grezzo, inserendo costantemente nelle sezioni narrative e nei dialoghi alcuni elementi della parlata veneta che conferiscono immediatezza e realismo al racconto, pensato da Spinello come un mezzo per evocare l'odore di legna che abbrustolisce nel camino. Il risultato è, dunque, non solo una storia di montagna, ma una storia montanara, nella quale bastano poche parole e non si indugia ad alcun lirismo, che dà più spazio a modi popolari che all'indagine psicologica. Tutto in maniera programmata, beninteso: nonostante un uso altalenante del corsivo per contrassegnare gli stilemi veneti, è facile comprendere anche senza la dichiarazione esplicita di Spinello che quello che si ha davanti è un libro pensato per risultare genuino, diretto, scarno ma ancorato alla concretezza del mondo rappresentato.
La storia, in sé, è poco articolata, proprio perché focalizzata sulle vicende di un unico personaggio, tuttavia è strutturata in modo coerente. Nella prima parte del romanzo la condizione dei soldati in guerra e dopo la guerra è resa in maniera efficace, in particolare nel momento in cui Bastiano scopre di non essere considerato un servitore dell'Italia nel momento in cui gli viene negato il contributo destinato a feriti, mentre mi sono in un certo distaccata dal protagonista nella seconda sezione del romanzo, quando egli abbandona il proprio passato e si getta senza convinzione in una nuova esistenza, vissuta quasi come un automa. Ecco, forse il difetto che si può trovare a Sotto il peso delle nuvole è questa scarsa simpatia suscitata dal personaggio che poteva essere forse resa con un maggior riferimento all'esperienza del reduce senza patria, un aspetto che si affaccia inizialmente ma che poi sbiadisce, anche se se ne avverte la presenza dietro ai gesti di Bastiano.
Sotto il peso delle nuvole è dunque un libro perfezionabile e che mi ha lasciato la sensazione di una scomoda fatalità nel modo in cui si è concluso, rapidamente e con una concentrazione di eventi fondamentali in poche righe, tuttavia contiene delle buone premesse e regala una piacevole lettura, prestando voce non solo alla vicenda personale di Bastiano, uomo come tanti spezzati dalla guerra, ma soprattutto alle montagne e al modo di vivere della gente che cresce fra di esse.
Ognuna di quelle povere anime aveva perso qualcosa, un pezzo importante della vita, e cercava di giustare il malanno con quello che gli veniva offerto. Offerte scadenti, s'intende. Nulla di umanamente possibile poteva riportare a com'era prima della guerra. Ma qualcosa, anche solo ago e filo per rammendare le calze in vista del gelo che bussava, qualsiasi cosa era una manna. Piuttosto che niente, meglio piuttosto. A qualcuno bastava un minimo, solo un poco di conforto, una pacca sulla spalla, sapere insomma di non essere dimenticato. A tutti, invece, senza distinzione alcuna, occorreva un nuovo seme della speranza. Speranza nel futuro, che voleva dire massimo l'indomani mattina.
C.M.

2 commenti:

  1. Che bella recensione! Mi ha molto toccato, anche perché pur essendo nata a Roma, ho origini abruzzesi e in particolare "montanare". La montagna, rispetto al mare, devi conquistartela. Un ottimo spunto, grazie.

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    1. Questa è un'interessante storia di conquista della montagna e del valore simbolico che assume, in effetti. Credo che nel rapporto con questo particolare ambiente naturale ci sia, effettivamente, qualcosa di viscerale e misterioso e che anche l'accostamento di questo libro a quello di Morandini nel corso di Rovigoracconta abbia avuto più senso di quanto non sembrasse inizialmente (pur essendo entrambe storie di montagna, sono diversissime per registro e genere).

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