giovedì 10 agosto 2017

Creta, 'la macchina del tempo' #1: Cnosso e Candia

La mia passione per la storia è nata in terza elementare, assieme alle prime civiltà oggetto di studio. L'idea che alle nostre spalle vi fossero millenni di storia e usanze talvolta diversissime, talaltra ancora vive o solo appena cambiate mi ha sempre affascinata e la mia curiosità nei confronti dei popoli del Mediterraneo e della storia antica d'Europa non è mai venuto meno. Di fronte a immagini di siti archeologici, di reperti che documentano la vita di tutti i giorni o delle vere e proprie forme d'arte, ho trovato sempre molto importante la trasmissione delle esperienze, dei riti, del pensiero che gli oggetti e le costruzioni portano con sé. Di qui la necessità di conservare queste tracce e di restituire loro la dignità che meritano, di qui i miei studi classici, di qui l'amore per la storia, l'arte e la letteratura.

Palazzo di Cnosso - Il colonnato con l'affresco del toro

Ecco perché la Grecia e Creta in particolare hanno sempre esercitato un fortissimo richiamo, ben prima che in me sorgesse l'aspirazione agli studi classici: il mare di Ulisse, il palazzo di Cnosso, il solo nome dei Minoici e dei Micenei erano elementi di cui ho sempre desiderato fare esperienza. Poi sono arrivati il liceo, l'Università e, all'interno di questa, persino un corso di storia della lingua greca in gran parte incentrato sul miceneo e sulla Lineare B, cosicché il desiderio di visitare la regione ellenica è diventato enorme. Finalmente quest'anno sono riuscita a realizzarlo.
Anche se ho visto solo una piccola parte di ciò che avrei voluto visitare (inevitabile quando ad ogni passo si inciampa nella storia e il tempo è poco), mi occorrono due post per il mio diario di viaggio. Naturalmente non posso che partire dall'escursione a Cnosso e nella città di Candia, capoluogo dell'isola noto anche come Heraklion (o Iraklion) e Megalokastro.

Candia - La Loggia

Il celebre palazzo minoioco è infatti a pochi chilometri da Candia e i due luoghi vanno visitati assieme, dato che il sito archeologico permette di rendersi conto dell'eccezionalità delle architetture antiche, ma è nel museo cittadino che sono conservate opere d'arte e testimonianze di cultura materiale; peraltro c'è la possibilità, con solo 1 euro di supplemento, di acquistare un biglietto cumulativo per il palazzo di Cnosso e il museo di Candia.

Palazzo di Cnosso - Veduta dal cortile settentrionale

Il sito di Cnosso è, come ci si può aspettare, molto affollato, tuttavia la sua enorme estensione fa sì che, superata la biglietteria, ci si possa muovere agevolmente per quasi tutta l'area, eccezion fatta per l'ingresso nella sala del trono, che richiede qualche minuto di fila. La visita è libera ed io ho scelto di seguire il percorso partendo dall'ingresso settentrionale, dal momento che è qui che conduceva la Strada Reale proveniente da ovest, che è considerata la strada più antica d'Europa. Il palazzo, scoperto dall'antiquario cretese Minos Kalokerinos nel 1878 ma portato alla luce dall'inglese Arthur Evans a partire dal 1900 (pare dopo il fallito tentativo di Heinrich Schliemann di ottenere la precedenza), fu edificato dai Minoici nel II millennio a.C., per poi essere distrutto da un terremoto, forse quello di Thera-Santorini, intorno al 1700 a.C.; nel XV secolo a.C. subentrarono i Micenei, motivo per cui sull'isola di Creta sono state rinvenute sia tavolette scritte in Lineare A (la scrittura minoica, ancora misteriosa) sia tavolette con incisioni in Lineare B (la prima forma di greco con una scrittura sillabica decifrata negli anni '50 del secolo scorso da John Chadwick e Michael Ventris), conservatesi perché cotte nel corso di alcuni incendi e dedicate alla registrazione inventariale.

Palazzo di Cnosso - La sala del trono

Entrando nel cortile occidentale e proseguendo dunque verso nord, ci si imbatte nei resti della Strada Reale e in una gradinata che aveva funzione cerimoniale e serviva a raccogliere i visitatori e, forse, ad ospitare esibizioni di acrobati e danzatori. I primi edifici che il visitatore incontra sono un bacino lustrale, il colonnato con il noto affresco del toro e il cortile centrale che dà accesso alla sala del trono e attorno al quale si raccoglievano i locali reali e i santuari religiosi, a rappresentare la stretta simbiosi fra la vita politica e quella sacra. L'edificio, in origine così articolato da aver dato vita al mito del labirinto e del Minotauro che Minosse avrebbe rinchiuso nei suoi recessi, è oggi un delicato equilibrio fra resti autentici e ricostruzioni volute da Evans (gli stessi affreschi conservati a Candia sono parecchio dubbi proprio per questi suoi interventi), ma ciò non mina il fascino del sito, corrispondente ad un edificio di 1.3000 stanze, alcune delle quali attirano l'attenzione più di altre. Risaltano infatti, oltre alla sala del trono, con le pareti rosse affrescate con i grifoni, il Megaron del re con la sala delle Asce bipenni (simbolo onnipresente che rappresenta il potere minoico, è chiamato labrys e secondo alcuni connesso al termine labirinto) e il Megaron della regina, decorato con gli splendidi delfini azzurri.

Palazzo di Cnosso - Megaron della regina e affresco dei delfini

Come dicevo, per sintonizzarsi pienamente con la civiltà minoica e con quella micenea, oltre che con le fasi greca, ellenistica e romana della vita di Creta, è fondamentale visitare il Museo archeologico di Candia/Heraklion, recentemente ristrutturato e composto di ventisette sale che raccolgono manufatti bronzei, ceramici, di oreficeria, affreschi e oggetti d'uso quotidiano provenienti da diversi siti insulari. Va infatti detto che, oltre a Cnosso, altri palazzi e centri minoico-micenei sorgevano nella vicina Malia, a Festo e nell'area di Agía Triáda, situati nella parte meridionale di Creta.
Museo archeologico di Candia -
Dea dei serpenti
Fra i numerosi reperti che il museo accoglie e che richiederebbero ore e ore di visita per essere apprezzati al meglio, si segnalano le preziose ceramiche di Kamáres, il pendente d'oro con le api proveniente da Malia (un pezzo eccezionale nella stupefacente oreficerie cretese), il disco di Festo, che è una terracotta incisa su entrambe le facce con pittogrammi ancora non decifrati, la statuetta della Dea dei serpenti, la Testa taurina, il sarcofago di Agía Triáda, forse appartenuto ad un membro di una famiglia reale e riccamente decorato con scene funerarie e, naturalmente, gli affreschi provenienti da Cnosso: la Taurocatapsia, le Dame in blu e il Principe dei gigli sono certamente fra le opere più ammirate del museo.
Candia, tuttavia, non è solo la succursale museale di Cnosso (ed è un peccato che, comunque, il museo sia decisamente meno frequentato rispetto all'area archeologica), poiché raccoglie le vestigia della dominazione veneziana e turca, oltre ad essere, per gli appassionati d'arte e letteratura, la patria di Nikos Kazantzakis (1883-195), autore del romanzo Zorba il Greco, e del pittore Domenikos Theotokopulos, meglio noto come El Greco (1541-1614). La Serenissima ottenne il dominio di Creta in seguito alla crociata contro Costantinopoli nel 1204 e lo mantenne fino al 1669, anno in cui Candia cadde sotto l'assedio dei Turchi; questo spiega la presenza di roccaforti e monumenti tipici dell'area veneta, oltre che la presenza del simbolo del Leone di San Marco in diversi punti della città.

Museo archeologico di Candia - Affresco delle Dame in blu

Museo archeologico di Candia - Ceramiche di Kamáres

Museo archeologico di Candia - Ceramiche di Kamáres

A Candia è possibile ammirare la fortezza veneziana di Koules che svetta all'entrata del porto, la Loggia, edificio in cui si radunavano gli uomini politici e la Fontana Morosini con i quattro leoni e un tempo sormontata da una statua di Poseidone, nel cuore di Piazza Venizelos. Merita una visita anche la chiesa principale, Ágios Titos, di costruzione bizantina risalente al 961 a.C.; l'edificio religioso è stato convertito a tempio cattolico dai Veneziani e poi in moschea dagli Ottomani e ha subito una ricostruzione dopo il terremoto del 1856, per essere infine riconvertito in chiesa ortodossa nel 1925 e scelto come sede delle reliquie del santo eponimo.

Candia - Fontana Morosini
 
Candia - La chiesa di Ágios Titos

Sarebbe stato interessante visitare anche il Museo storico di Creta, che ospita collezioni relative al periodo bizantino, a quello veneziano e all'occupazione turca, ma giunge fino alle fasi più recenti e agli anni del controllo nazista; purtroppo sia questa struttura che il Museo archeologico accolgono i visitatori solo fino alle 17.00 (un prolungamento dell'apertura di un paio d'ore, almeno in alta stagione, non guasterebbe), quindi non ho avuto il tempo per vedere proprio tutto in città.

Candia - Il porto e la fortezza veneziana di Koules

A proposito del controllo di Creta da parte dei Tedeschi durante la seconda guerra mondiale, un'esperienza molto drammatica per gli isolani, prima di congedarmi e di darvi appuntamento con il post dedicato alla seconda escursione della vacanza, ricordo che proprio da Iraklion inizia il racconto di Ben Pastor La strada per Itaca, un giallo che ha come protagonista l'investigatore della Wehrmacht Martin Bora e che credo di dover rileggere alla luce del viaggio appena concluso.
«Che strano, Creta evocava i ricordi. Come una macchina del tempo, la sua antichità severa esumava immagini e sentimenti dal passato. Ogni momento sembrava rapportarsi a qualcosa che era successo anni prima.» Ben Pastor
C.M.

4 commenti:

  1. Post stupendo e posto meraviglioso!
    Storia notevole e vestigia ancora di superba bellezza oggi
    Nostra figlia partirà sabato per Creta. Beata lei!

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    1. La attendono un viaggio ricco di emozioni e un mare stupendo: buone vacanze a lei e a te!

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  2. In tanti anni di vagabondaggio per le isole greche, credo di aver trovato il meglio dal punto di vista culturale proprio a Creta. Al di là dell'evidente ricostruzione di alcuni particolari (quelle tre colonne rosse di Cnosso sono assolutamente, e mi pare anche dichiaratamente, farlocche) ciò che rimane è pregevolissimo... e tu lo hai ampiamente documentato.
    Non posso dire lo stesso per altri siti: ho notato più o meno dappertutto (e di isole, credimi, ne ho visitate parecchie) un completo menefreghismo per le testimonianze di un passato glorioso. Siti abbandonati a loro stessi, in balia di vandali e spesso utilizzati come rifugio notturno per le capre. E pensare che basterebbe mettere lì una persona (magari un pensionato volontario) e far pagare al pubblico un solo euro di ingresso per potersi pagare una dannata recinzione di fil di ferro a protezione del sito....

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    1. Ti dirò, io sono rimasta colpita in negativo anche dalla gestione di Cnosso: il sito è, pur con i suoi rimaneggiamenti, pregevolissimo, eppure manca un servizio ufficiale di guide, alcuni spazi sarebbero da riorganizzare (dal limite delle recinzioni non si vede all'interno del Megaron del re, per esempio) e non si possono vedere le coperture fatte con le lastre ondulate di plastica, quando in Grecia basterebbe un'intelaiatura di legno per lasciar dilagare la vite lungo un pergolato. Non oso immaginare come siano ridotti i siti di cui parli, che, magari attirerebbero proprio quei visitatori che ricercano aree archeologiche meno note in luoghi in cui nessuno se li aspetta. A volte basterebbe davvero poco, ma ho l'impressione che, come in parte è accaduto da noi, la Grecia non abbia pensato a questi modi alternativi di fronteggiare la crisi e abbia preferito semplicemente incrementare i prezzi delle attrazioni maggiori del 50% o più, perché, tanto, i turisti le ricercano comunque.

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