martedì 2 gennaio 2018

Beren e Lúthien - J.R.R. Tolkien

Sono contenta che il primo post dell'anno sia dedicato a J.R.R. Tolkien e al suo fantastico universo. Tornare periodicamente nel mondo di Arda è, allo stesso tempo, un trauma e un sollievo: un trauma perché ogni volta si deve riallacciare il filo della geografia e delle genealogie dei moltissimi personaggi, cercando di ricordare chi è parente di chi, cosa ha fatto e in quale luogo è vissuto; un sollievo perché Arda ha una costruzione perfetta, grandiosa, paragonabile soltanto a quelle delle epopee antiche e medievali, che, a differenza del Silmarillion e di tutti i libri e racconti collegati, sono state prodotte da popoli interi. Non riuscirò mai a smettere di meravigliarmi della genialità, della precisione, della costanza e del talento narrativo di Tolkien, che ha tratto solo dalla propria testa le straordinarie avventure dei Valar, degli Eldar e delle razze mortali note soprattutto attraverso Il Signore degli Anelli.

Ciò che di solito colpisce il lettore de Il Signore degli Anelli e che, a primo impatto, lo può disorientare è il retroterra storico che Tolkien ha costruito per il suo grande romanzo e che rende affascinante l'epos della trilogia e la più fiabesca avventura de Lo Hobbit e che ha conferito spessore anche ai sei film ispirati alle vicende della Guerra dell'Anello. Le gesta della Prima e della Seconda Era (terminate, rispettivamente, con la sconfitta di Morgoth e con la vittoria dell'Ultima Alleanza su Sauron) riecheggiano nei canti e nei nomi degli antenati di Elrond, Aragorn, Galadriel, Legolas, Gimli, Thorin e di molti altri personaggi, rendendo ancor più avvincente il racconto.
Per conoscerle, è fondamentale affrontare il Simlarillion, ma anche alcune narrazioni che si intersecano con esso e che trovano maggiore sviluppo nei libri Beren e Lúthien e I figli di Húrin, pubblicati postumi a cura di Christopher Tolkien e con le belle illustrazioni di Alan Lee.
Beren e Lúthien è il libro che mi ha tenuto compagnia negli ultimi giorni dell'anno appena passato e che ha riacceso l'atmosfera magica ideale da gustare ai piedi dell'albero illuminato. Del resto, per me la letteratura fantasy ha un legame speciale con l'inverno e le festività. A differenza dei romanzi precedentemente letti di Tolkien, ho potuto apprezzare in questo libro anche l'attento lavoro di filologia affrontato e documentato dal figlio dell'autore (fra l'altro il suo immenso impegno mi ricorda un po'quello di Jacopo Alighieri con le opere del padre), che ha raccolto in questo volume le diverse versioni della storia di Beren e Lúthien e descritto l'intersezione della creazione di questo canto con il Silmarillion e con i Racconti perduti da cui esso è scaturito. Lo scopo di Christopher Tolkien, enunciato nella preziosa prefazione, era quello di rendere autonoma quella che suo padre considerava «la principale delle storie del Silmarillion» e di mostrarne l'evoluzione nel tempo, anche per dare spazio a «passaggi minuziosamente descrittivi o dall'immediata drammaticità che si perdono nello stile riassuntivo tipico di buona parte del Silmarillion».
L'effetto desiderato è stato raggiunto: chi, come me, si era già affezionato alle vicende di Beren e Lúthien e all'avventura del ratto del Silmaril attraverso il Simlarillion non può che rimanere ammirato di fronte al lavoro certosino di lavorazione di questo mito dei Tempi Remoti. Leggendo il libro si scopre perché la natura di Beren varia da quella di Gnomo a quella di Uomo ed Elfo (talvolta per un fatto puramente etimologico), quali vicende hanno condotto alla morte di Barahir, padre di Beren, e del suo amico e alleato Finrod Felagund (fratello di Galadriel), l'elfo Norldor, la cui lealtà era suggellata dal dono dell'anello che sarebbe poi stato trasmesso ai figli di Elendil. Si narra inoltre della morte di Fingolfin, madre di Finrod, nel duello contro Morgoth, del salvataggio del suo corpo ad opera del re delle aquile Thorondor e delle sorti del Silmaril sottratto da Beren a Morgoth stesso (Melkor nelle versioni più antiche della storia).
Il nucleo del racconto, attorno al quale si snodano tutti questi avvenimenti, è naturalmente l'amore fra Beren e Lúthien, in nome del quale il protagonista sfida Morgoth per sottrargli un Silmaril; bellissima figlia dell'elfo Thingol e della maia Melian, Lúthien segue Beren nella pericolosa impresa, fuggendo in segreto da Doriath e dai divieti del padre e utilizzando la magia ereditata dalla madre per irretire i seguaci di Morgoth e il Signore oscuro stesso. Con l'aiuto del fedele cane Huan, i due riescono a rubare il Silmaril, ma ancora molti pericoli li attendono e, soprattutto, i due innamorati dovranno affrontare la difficile scelta, da parte di Lúthien, fra la vita eterna e l'amore mortale.
Il filo principale delle vicende corrisponde al Lai di Leithian, che occupa la maggior parte del libro, ma si interseca con le informazioni che Christopher Tolkien ha raccolto dalle carte del padre. Molto interessante è, in particolare, la più antica versione del mito, con la coraggiosa impresa di Tinúviel (antico nome di Lúthien) di fronte al gatto Tevildo, che tiene Beren prigoniero per volere di Morgoth; l'episodio si è poi trasformato e indurito e Beren è diventato ostaggio di Sauron, che lo aveva destinato, assieme a Fingolfin e a tutti coloro che lo avevano accompagnato nella ricerca del Silmaril, ad essere divorato dai mannari.
Le ultime pagine narrano invece delle sorti del Silmaril e degli eredi di Beren e Lúthien, il figlio Dior e la figlia di lui Ewling: grazie a Eärendil, sposo di Elwing, e alla stessa mezzelfa, infatti, il Silmaril viene portato nelle Terre Immortali di Valinor e il loro figlio, Elrond, sarà determinante nella storia della Seconda e della Terza era.
L'attenzione di Tolkien padre e figlio per questa storia non si deve solo alla sua bellezza, ma anche ad un legame affettivo: si sa che il grande amore fra Beren e Lúthien è sempre stato la trasfigurazione di quello fra John Tolkien e sua moglie Edith, tanto che i nomi di questi due personaggi sono stati poi scolpiti sulle loro tombe. La storia vera di Tolkien è stata così immortalata e legata ad un racconto che gli appassionati del suo mondo non possono non conoscere.


«Rivolto a meridione era il sul volto, via dalla Terra
del Terrore da cui partivano solo sentieri maligni;
e solo i piedi degli uomini più audaci
oltrepassar potevano i freddi Monti dell'Ombra.
I loro fianchi volti a settentrione erano ricolmi
di dolore, di male e di nemici mortali;
i fianchi volti a meridione s'innalzavano
a picco in pinnacoli e terrazze rocciose,
le cui pendici erano intessute d'inganno
e bagnate da acque dolci e insieme amare.
La magia là indugiava, in baratri e in valli,
perché solo lontano, ben oltre la portata
di occhi che scrutano (se tu non eri
sulla vertiginosa torre che trafiggeva l'aria,
là dove solo vive e stride l'aquila)
si poteva scorgere, grigia e pur lucente,
Beleriand, Beleriand, ossia
i confini della terra fatata.»

C.M.

8 commenti:

  1. Questo è uno dei libri che ancora non mi sono decisa a leggere, di Tolkien, dopo Il Signore degli Anelli, pur essendone curiosa.
    Chissà, dopo aver letto il tuo articolo, mi sbloccherò... ti farò sapere! 😁

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    1. Ci conto! Io sto apprezzando le vicende della Prima e della Seconda Era anche più di quelle della Terza, quindi insisto nell'entusiasmo! :)

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  2. Mi mancano questi libri. Beren e Luthien e I figli di Hurin.
    Gli altri li ho amati amati amati!
    Io ho sempre trovato, magari sbaglio, molti riferimenti con la vita di oggi. Il bene e il male ad esempio. Il male che arriva dalle terre oscure, Mordor che vuole incatenare il mondo ai suoi voleri, i suoi sgherri negli sporchi panni degli orchi... non ti sembra un riferimento al nazismo e a Hitler? Le genti di razze diverse che si uniscono per combaatterlo non ti paiono i paesi che si sono uniti contro il nazifascismo?
    Chapeau a Tolkien che ha saputo creare un mondo fantastico eccellente. In cui la morale è forte. La debolezza dell'uomo normale (vedi Boromir ad esempio). La crudeltà, il senso di onnipotenza del cattivo (qualunque dittatore al mondo). L'unione che si può stringere per sconfiggerlo.
    FAntastico!
    Ciao Athenae e buon anno!

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    1. Sicuramente il tema della lotta fra il bene e il male ha molti riflessi nella storia: per fantastica che sia, una storia che affronti questi temi ha sempre un aggancio alla realtà, purtroppo. Del resto Tolkien ha vissuto nellEuropa del Novecento, nella quale spunti di questo tipo non mancavano.
      Un saluto e buon anno anche a te!

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  3. Ammetto di aver capito poco del post, perché sono appena una neofita dell'universo tolkeniano: giusto nel corso del 2017 ho letto per la prima volta una sua opera, Lo Hobbit, che mi è piaciuto molto nonostante i miei precedenti tentativo col fantasy fossero tutti falliti. Ma la differenza sta tutta lì, ovvero nel fatto che essendo un grandissimo autore, Tolkien travalica il genere e merita di essere letto da ogni appassionato di letteratura, secondo me. Non so quando potrò proseguire il mio cammino nella Terra di Mezzo, ma la bellezza che traspare da queste tue parole mi fa sperare che ci sia abbastanza spazio tra le letture di quest'anno per qualche sua opera :)

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    1. Hai ragione, perché Tolkien è una pietra miliare della letteratura, sebbene una parte estremamente ottusa degli studiosi si ostini a considerare tutta la produzione fantastica letteratura di consumo di serie B (ne parlavo agli inizi della mia esperienza di blogger, scandalizzata da certi atteggiamenti che ho dovuto vedere anche all'Università). La costruzione narrativa è storica è perfetta, completa, travolgente per l'ampia articolazione e documenta un lavoro letterario che sicuramente non ha eguali nell'epoca contemporanea e che è bello scoprire anche attraverso queste opere postume arricchite di commenti.
      Quanto al post, ho volutamente lasciato da parte le spiegazioni, sperando di poter infondere la curiosità di saperne di più in chi fosse passato a leggere: al neofita consiglio di leggere soprattutto Il Silmarillion, che offre di per sé la gran parte delle informazioni sulla prima e sulla seconda Era. Per parte mia, intendo rileggere anche i romanzi dell'Anello per vedere se questa incursione nel passato di Arda la renderà diversa... Il problema è trovare il tempo di affrontare un'impresa tanto impegnativa!

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  4. Tolkien si è confermato un grandissimo scrittore in tutta la sua produzione. Diciamo che si deve alla saga cinematografica l'aver riscoperto questo valente autore, e passando dai film ai libri il salto è di gran lunga di qualità.
    Gli altri suoi romanzi conosco poco o per nulla, ad esempio nulla sapevo di questo, ben recensito nel tuo post.
    Nell'universo tolkeniano c'è come scrivi una valenza di natura epica, non si tratta di semplice narrativa di evasione ma di letteratura.

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    1. Hai ragione a sottolineare il contributo fondamentale del cinema nel rilancio dell'autore: prima di Peter Jackson, Tolkien era conosciuto più che altro dagli appassionati del genere, almeno al di fuori delle aree anglofile; poi è diventato un fenomeno popolare, che ha attratto in positivo, spingendo tante persone ad affrontare e apprezzare un'opera letteraria che forse non immaginavano tanto coinvolgente (secondo me agiva un po'lo spauracchio ellenistico del μέγα βιβλίον, μέγα κακόν - grande libro, grande male). E i primi tre film, essendo per la gran parte fedeli e, soprattutto, rispettosi dello spirito autentico infuso dall'autore alle sue avventure, possono, da soli, fornire un buono spaccato del mondo della Tera di Mezzo, permettendo anche a chi non si sente pronto all'impresa biblica di avvicinarsi alla cultura tolkeniana. Poi, naturalmente, esplorare anche tutti gli anfratti dell'opera letteraria è un'esperienza impareggiabile.

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