lunedì 25 febbraio 2013

Ribelle e Paperman: quando l'animazione fa riflettere i grandi

In questa giornata di fine febbraio, ci sono due vittorie che fanno sorridere. Certo, per poterle apprezzare bisogna appartenere ad un certo gruppo di pensiero, essere di quelli che si abbandonano volentieri a pochi minuti di spensieratezza e buoni sentimenti. Nella scorsa, luminosa notte degli Oscar, hanno trionfato due film d’animazione che, anche se realizzati con le tecniche più moderne, fanno sognare quanto i grandi classici ‘di carta’: per la categoria del miglior film di animazione è stato premiato Ribelle - the brave (regia di Mark Andrews e Brenda Chapman), mentre il fratello minore Paperman (diretto da John Kahrs) ha ricevuto la statuetta per il miglior cortometraggio animato. Due produzioni disneyane che si distinguono per la loro alta qualità e per la capacità straordinaria di catturare l’ammirazione non solo dei più piccoli, ma anche degli adulti.


Il primo dei due film è una variopinta storia in cui si intrecciano i meravigliosi scenari della Scozia medievale e lo spirito frizzante e indisciplinato della giovane Merida, principessa che si trova più a suo agio con un arco tra le mani che nei raffinati abiti di corte e che, per questo, finisce per scontrarsi con la madre, la quale vorrebbe trovare in lei un’educata e posata erede al trono. Nei cento minuti di proiezione, vediamo Merida esprimere tutta la sua vivacità, soffrire per l’attaccamento al proprio desiderio di libertà, abbandonarsi alle scelte sbagliate dettate dalla rabbia e dalla disperazione, maturare sulla base dei propri errori e, finalmente, «trovare la strada giusta». È un racconto che mescola spensieratezza, spassosissime gag (come quella della corda di kilt), ma anche durezza e tristezza: come ogni eroina che si rispetti, Merida affronta decisioni e avventure tutt’altro che facili prima di guadagnarsi il proprio (atteso, ma non scontato) lieto fine. Mi piace pensarla come ‘una favola alla maniera di quelle di una volta’, una di quelle storie che permettono allo spettatore di identificarsi con le aspirazioni, le angosce e la volontà dei protagonisti per accompagnarli nella ricerca di se stessi. Ribelle è la più classica delle storie di formazione: una giovane donna in lotta con un mondo che sembra non riservarle alcun posto e che, passando attraverso pericoli e sofferenze, riesce, infine, a ricavarsi un angolo in cui essere se stessa in armonia col suo antico nemico. Eppure, nella tradizione, la favola è assolutamente adatta al nostro tempo: imperniata su un personaggio che eccede qualsiasi luogo comune, pullulante di personaggi pittoreschi e originali (fra cui spiccano la strega re Ferguson, padre della protagonista) e mai retorica.

  
Paperman, invece, occupa poco più di sei minuti, ma li riempie di emozione. È una storia disegnata in bianco e nero che ci invita a riflettere sul modo in cui, da un istante all’altro, per una straordinaria congiuntura di eventi non del tutto spiegabili con la ragione (e come dare una spiegazione logica a degli aerei di carta dotati di volontà propria?), la vita può cambiare, sottrarsi al grigiore quotidiano (quello dell’ufficio del protagonista) e animarsi grazie alla forza delle speranze e dei desideri. Un racconto dai toni quotidiani, fatto di treni che si portano via le persone e di lavoro alienante, ma, proprio perché intriso di normalità, ancor più forte nello stimolo che imprime alla fantasia.


Sia Ribelle che Paperman descrivono la forza dei desideri (quello della libertà nel caso di Merida, quello di ritrovare la donna incontrata per caso alla stazione per l’anonimo uomo della carta), la difficoltà che costa esaudirli, la lotta contro le convenzioni che ne impediscono la realizzazione e la grande gioia che esplode quando, finalmente, i sogni si realizzano.
Sono storie destinate ad un pubblico su cui si abbattono le azioni dure e avvinghianti della modernità e cui viene chiesto di scendere a patti con gli aspetti più prosastici e meno favolosi dell’esistenza. Per questo l’emozione che Ribelle e Paperman regalano è tanto speciale, per questo la premiazione è più che meritata: come le grandi favole tradizionali già raccontate dalla Disney, anche questi racconti moderni incarnano le aspirazioni più intime degli esseri umani, ricordandoci di prestare loro ascolto, qualche volta, malgrado tutto.

C.M.

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