martedì 26 marzo 2013

Quando 'fantastico' è diventato un insulto?

Avvertenza ai lettori: in questo post si parla di letteratura fantastica.

Perché questa premessa? Per un semplice motivo: da qualche tempo prestare attenzione (come lettori, critici, studiosi o semplici curiosi) alla letteratura sul meraviglioso è diventato un delitto. Il genere ha subito negli ultimi anni un'esplosione in termini di vendite e diffusione e, parallelamente, un decadimento di opinione. È abbastanza evidente che le due cose sono correlate, ma, prima di tutto, mi interessa dimostrare la fragilità delle accuse mosse al genere e agli autori che lo praticano.
  1. La letteratura fantastica è leggera, finalizzata unicamente all'intrattenimento e va nettamente distinta dai generi impegnati;
  2. Scrivere sul meraviglioso non richiede documentazione, poiché si colloca nel dominio del 'tutto è possibile', rifugge la logica e ammette soluzioni che destrutturerebbero qualsiasi altro testo narrativo.
Penso che citare alcuni esempi di opere fantastiche come Odissea, Divina Commedia, Orlando Furioso, Il Signore degli Anelli possa bastare a far cadere entrambe le accuse, e non sarebbe corretto guardare a questi capolavori della letteratura mondiale e dire «Sì, ma quelle sono altra cosa.». Si mette il genere sotto accusa? Bene, allora lo si metta in toto alla berlina, istituiamo un nuovo Indice dei libri proibiti. Perché. francamente, è troppo comodo ignorare le connotazioni di genere di un testo e ammirarlo in quanto classico.
Bersaglio polemico del mio intervento non sono coloro che non amano il genere e scelgono di non leggerlo, avvalendosi di un diritto sacrosanto; mi riferisco, piuttosto, a coloro che snobbano in partenza autori e lettori che lo apprezzano. Insomma: sto parlando di un fatto di tolleranza e rispetto.

Questi dovrebbero finire al rogo?

Rispondo punto su punto alle accuse:
  1. A questo genere 'leggero e disimpegnato' si sono dedicati (tralasciando alcuni classici, peraltro già citati) autori contemporanei del calibro di Umberto Eco (con Baudolino) e Haruki Murakami. Mi sembra il minimo far notare che si tratta di due personaggi i cui nomi sono stati ritenuti papabili di premio Nobel. È ben vero che esistono anche autori che producono una narrativa molto più commerciale che raccoglie il consenso di gruppi accalorati di fan, ma, per portare il discorso su uno di questi, G.R.R. Martin, autore de Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ritengo che, rispetto ai suoi libri, di tutto si possa parlare tranne che di disimpegno e leggerezza. Non mi soffermo su Tolkien, che, evidentemente, si presenta da solo e non ha bisogno dell'avvocato da quattro soldi che sono io. Vado allora, come diretta continuazione dell'affermazione sui libri di Martin, al secondo punto;
  2. Forse il lavoro documentale di un autore di narrativa fantastica è meno pressante che per scrittori che si dedicano ad altri generi (come il romanzo storico o biografico), ma lavorare con la fantasia richiede un grande sforzo, perchè, moltiplicando le possibilità narrative, essa diventa un'arma a doppio taglio: perderne il controllo significa produrre un racconto privo di un centro e preda del cattivo gusto, dove proliferano elfi, fate, giganti, mostri, vampiri e maghi ma mancano logiche, spazi e chiarezza. L'ornamento e l'immaginazione, insomma, rischiano ad ogni parola di soffocare la trama, la struttura e la coerenza, caratteristiche fondamentali di un buon testo scritto.
Ecco perché ritengo che il fantastico non debba morire e non debba essere condannato.
Purtroppo, credo che alla base di questo problema di opinione ci sia l'atteggiamento famelico dimostrato da tante case editrici (anche e soprattutto le maggiori) che, sfruttando l'onda del successo del genere sollevatasi con il caso Harry Potter e le trasposizioni cinematografiche dell'opera tolkeniana, hanno pubblicato valanghe di libri di questo genere. La foga della pubblicazione rapida (spesso con scadenti risultati sul piano dell'editing) e la vergognosa gara al lancio dell'autore più giovane ha smembrato la narrativa fantastica, dando sfogo al cattivo gusto e facendo passare l'idea che tutti possano scrivere fantasy perché, tanto, si può riversare nelle pagine di un romanzo fantastico qualsiasi cosa, senza dover rispondere ad alcuna logica.
È dunque giusto giudicare un libro dall'etichetta, considerare tutta la narrativa di genere produzione di serie B ed elogiare tutto il resto? Non sarebbe tempo, piuttosto, di giudicare i testo concentrandosi sulla chiarezza narrativa, sulla qualità di un intreccio, sul pregio della sintassi, sulla definizione dei caratteri dei personaggi?


«La Fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione; né smussa l'appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà.»
(J.R.R. Tolkien)

C.M.

28 commenti:

  1. Ciao,
    innanzitutto bellissimo blog, e poi anche bell'articolo, molto interessante.
    Concordo con quanto hai scritto sul genere fantasy e fantastico, mi sono accorta che in molti lo denigrano e pensano che tutti possano scrivere fantasy, questo come hai detto anche dovuto a questa gara di pubblicare libri su libri senza la dovuta cura, il giusto editing e magari con una trama decente. Ora come ora sono veramente poche i lavori buoni, quelli che dopo averli letti ti lasciano soddisfatta. Opere che non siano scopiazzature mal riuscite di Tolkien o di Ursula Le Guin.
    Quando vado in libreria mi prende una tristezza, vedo una serie di copertine tutte simili, vampiri, licantropi e trame ai limiti dell'osceno, ovviamente con trame anche quelle tutte uguali, e in quei momenti mi rendo conto che la maggior parte delle persone vede quei libri come letteratura fantastica, non altro, e mi rendo conto da dove inizia il degradamento del genere.

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    1. Ciao, Yu! Grazie dei complimenti, anch'io ho avuto modo di visitare e apprezzare "Piume di carta"! :) Sono felice che qualcuno condivida le mie impressioni: a volte credo di essere io quella con "troppe pretese" sui libri, invece mi consola sapere che l'idea di un fantasy scaduto e che trita sempre gli stessi temi è diffusa. Purtroppo, questa convinzione fa sì che da parecchio tempo non riesca a trovare un romanzo fantastico che mi attiri dallo scaffale. A tal proposito, se non l'hai vista e se hai modo di recuperarla (sempre che ti piaccia la serie, ovviamente!) ti consiglio una puntata dell'ultima stagione dei Simpson, intitolata "Il colpo del libro"! Rende bene l'idea di cosa sia diventata la narrativa fantasy!

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    2. Sono contenta che il blog ti sia piaciuto, io sono totalmente negata per queste cose, mi hanno incastrato, ma ammetto che mi sto divertendo.
      Penso che andrò a cercare la puntata dei Simpson, anche se so che dopo essermi fatta due risate mi deprimerò più di prima.
      Sai penso che essere pretenziosi quando si cerca un libro non sia sbagliato. Alcuni giorni fa sono entrata in libreria alla ricerca di qualcosa d'interessante, sotto forma di ebook ho trovato molti titoli interessanti e particolari, mi sarebbe piaciuto averli in forma cartacea, ma sembra di chiedere l'oro.

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    3. Erano romanzi di esordienti? Perchè allora mi inviti ad affrontare un altro problema, che riguarda soprattutto la piccola editoria e gli esordienti: sono scarsamente reperibili (comunque quasi mai direttamente dagli scaffali) e vanno ordinati online o scaricati, appunto, come ebook, con la conseguenza - almeno per quelle che sono le mie abitudini - che l'acquisto alla cieca scoraggia molti potenziali acquirenti...e magari si perdono letture di qualità!

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    4. Ora non ricordo alcuni erano di scrittori affermati, ma irreperibili allo stesso modo, forse troppo belli e ben scritti per essere in libreria. Alcuni erano titoli di scrittori esordienti, mi ricordo che uno, capito che era un'opera prima di uno scrittore straniero, ma ho dovuto farmelo inviare tramite Amazon, altrimenti in libreria cadevano dalle nuvole e non sapevano nemmeno di cosa stessi parlando, sembravo un'aliena.
      Concordo con te sull'acquisto alla ceca, non posso comprare un libro così senza sapere nulla, né trama né altro.

      Far passare il fantasy per qualcosa da bambini, difatti in libreria la maggior parte dei libri del genere è nella sezione per ragazzi, è qualcosa che abbiamo noi italiano. Tutto quello che è fantastico, che è immaginazione, viene relegato in automatico nella "roba da bambini". E di questo me ne sono accorta sia per i libri, che nei fumetti, dove sia nella prima categoria, che nella seconda, ci sono alcune opere che non darei ad un bambino nemmeno per sbaglio; tutte da bollino rosso, trattano argomenti che alcuni bambini non possono ancora capire.

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    5. Su questo io, tu e LaLeggivendola (vedi commenti qui sotto) siamo d'accordo: al di là degli elementi fantastici, molti romanzi presentano scene troppo forti per essere proposte ai ragazzi e trattano, pur inserendoli in contesti di fantasia, temi difficili e che richiedono una certa maturità per essere affrontati. Ho tentato di sottoporre ad un ragionamento simile anche i manga e le storie dei cartoni "di una volta" (se ti interessa leggerlo, lo trovi qui ), facendo notare che, dietro a storie fantastiche si possono celare dei messaggi profondi quanto quelli di certi classici... è, insomma, solo una questione di veste, la qualità si misura da altri parametri.

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    6. Ho aperto il link ed è apparso uno dei miei manga preferiti, per non parlare delle autrici ** le adoro e ho tutti i loro lavori. Ancora non ho letto l'articolo, ma posso assicurarti che affrontano argomenti molto più complessi di quelli che ti rifilano dopo aver tagliato, censurato e storpiati gli anime che arrivano in italia, e molte volte anche gli stessi manga se finiscono in edicola; si salvano solo se vengono venduti esclusivamente nelle fumetterie.
      Ho letto i commenti qui sotto, e sono totalmente d'accordo con voi.
      Ora vado a leggere l'articolo su Rayearth **

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    7. Ricorda che l'ho scritto "di pancia", non sono un'esperta di manga, ma Rayearth mi è proprio piaciuto e non potevo lasciarmi sfuggire l'occasione di ricavarne un post!

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  2. Quanto sono d'accordo... è vero, pare che il fantastico, complice il terribile boom di qualche anno fa - e la pochezza qualitativa di parte di quel boom - sia diventato il nuovo 'intrattenimento-inutile'. Che poi la creazione di un mondo fantastico coerente, la sua presentazione, le regole che lo dominano secondo me sono anche fattori ben più pesanti della raccolta informazioni che richiedono i romanzi ambientati nel nostro mondo, ma vabé.
    Senza contare il fatto che sotto il fantasy di solito c'è tutt'altro, alla fine l'autore farà sempre traspirare un messaggio 'altro' rispetto alla trama, che lo voglia o no. Ieri ho riguardato La città incantata di Miyazaki e sono rimasta veramente basita da tutte le implicazioni che mi erano sfuggite alla prima visione, anni fa.
    Quello che poi mi stupisce di più è il tentativo di fare aderire il fantastico all'etichetta 'per bambini/ragazzi', quando poi ci sono opere come appunto le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco che al di sotto di una certa età non andrebbero neanche guardate... mah. Irritazione >_>

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    1. Mi trovi d'accordo su tutto, ma proprio tutto. Far passare la letteratura fantastica come produzione per ragazzi è l'altra faccia della medaglia: leggero equivale ad infantile/immaturo. Invece è questione di toni, di modi di scrittura, di messaggi, come dici tu; infatti le Cronache di Martin attirano un pubblico adulto (anche perchè occorrerebbe il bollino rosso! :P ). In ogni caso, dubito che, se si fosse presentato come esordiente in Italia, Martin avrebbe avuto la stessa fiducia editoriale, proprio per il tratto realistico, cinico, duro e poco favoloso (nel senso che non ci sono elfi, fatine e maghetti)...è quello più caratteristico e apprezzabile - almeno secondo me - della sua scrittura e del suo mondo, ma da noi si insiste a tritare sempre la stessa carne.

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  3. Concordo con ciò che dici; pur non essendo particolarmente appassionata del genere fantastico, amo alcuni romanzi che vi appartengono (per non parlare di Omero, Dante, Ariosto...). Un'opera va giudicata in sé, non a seconda del suo genere. Perché mai la narrativa "mainstream" dovrebbe avere qualcosa in più rispetto a un qualunque romanzo che appartenga a un filone "di genere" con una sua precisa storia? Ci sono ottimi e pessimi romanzi appartenenti alle più diverse categorie.
    E il fatto che un lavoro abbia un vasto successo di pubblico non significa automaticamente che le persone di cultura debbano disprezzarlo. Che poi capiti spesso di leggere best-sellers ed esserne delusi, e domandarsi come una simile schifezza possa aver venduto tutte quelle copie, be', è un altro discorso. La differenza sostanziale è tra giudizio a priori e giudizio a posteriori. Giudicare a priori è pregiudizio e snobismo.

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    1. Metterei il tuo commento in cornice, Giulia! Una buona storia si giudica dalla coerenza narrativa, dalla capacità di avvincere, dal sistema dei personaggi (non è forse questo che ci dicevano di considerare nelle analisi testuali scolastiche?)... i pregiudizi, in letteratura come nella vita, sono solo dannosi, perché offuscano il potenzialmente buono.

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  4. Mi chiamo Valivi e sono l'autrice di un blog che hai visitato poco tempo fa.

    Ti invidio terribilmente, perchè anche io sono un'appassionata di letteratura e del mondo antico in generale; avrei voluto iscrivermi a lettere dopo il liceo, ma ho proferito economia. Mi sono consacrata al vile denaro, ma a quale prezzo!

    Il tuo blog è fenomenale, il "mare magnum del web" ha bisogno di pesciolini come te. Mi piace soprattutto la scelta del nome Athenae Noctua: io ho dedicato un articolo ad Atena, ma tu hai fatto di meglio... Mi sarebbe piaciuto creare un blog come il tuo, purtroppo non riesco a restare fedele ad un unico tema e i miei post non sono certo al livello di una litterarum magistra come te.

    Sento che siamo affini, perciò continuerò a leggerti.

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    1. Ciao Valivi e benvenuta! Ti ringrazio per i complimenti (anche se quello di litterarum magistra, ti assicuro, è eccessivo, seguo solo la passione e la curiosità)e li ricambio con piacere, perchè ho trovato anche il tuo blog molto interessante (altrimenti non mi sarei iscritta fra i seguaci)e la varietà di temi non è certo un dato negativo: l'importante è scrivere e condividere ciò che si ha voglia di offrire ai lettori! :)
      Ho dato un'occhiata all'articolo su Atena (mi è caduto subito l'occhio, ovviamente) e, appena avrò un momento di tempo, lo commenterò! :)

      P.S. non ho mai usato tante parentesi in così poche righe!

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  5. Hai centrato in pieno il problema, e ti dirò che è qualcosa a cui pensavo anch'io da tempo, ovvero: dobbiamo nasconderci se leggiamo del fantasy? E' verissimo: il genere è fortemente bistrattato, e il 'lettore colto' lo considera dall'alto in basso, ignorando, povero lui, che persino la Divina Commedia era un 'fantasy' per l'epoca! D'altra parte, però, posso capire questo tipo di pregiudizio: gironzolando per le librerie trovi scaffali pieni zeppi di spazzatura con in copertina l'eroe muscoloso di turno, o la fatina in giarrettiere e vestaglia da notte... Senza parlare dei contenuti specifici, ovviamente! Voglio dire, e tu lo hai sottolineato in pieno, questa produzione scriteriata di autori 'facili' ha svalutato un genere che sì nasce nobile, ma è pieno zeppo di rampolli che ne aspirano all'eredità, e così facendo la riducono in pezzi! Te lo dice uno che possiede e ha letto e ha amato tutti i libri che hai inserito nella foto! Purtroppo però è vero: quante volte mi è capitato di provare un nuovo libro appunto fantasy, sperando finalmente in qualche cosa di buonom per trovarmi poi in mano una specie di minestrone goticheggiante a sfondo fetish e ridicolmente 'satanico', impastato dei peggiori scarti dell'horror e dei reietti delle fiabe tradizionali? Con ciò non voglio dire che non ci siano bravi autori, beninteso!! Ma sono loro i primi ad essere svalutati da tutta questa situazione.
    In ogni caso complimenti, hai sviscerato un argomento interessante di cui ci sarebbe da discutere veramente per anni interi!

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    1. Sono contenta di veder condivise queste affermazioni: da una parte ho la dimostrazione che il genere muove importanti riflessioni, dall'altra che il pubblico che se ne interessa è effettivamente in cerca di una qualità che si nasconde ben bene.
      Si tratta di un problema che sento in prima persona perché all'Università la norma era leggere i classici o i capolavori del manistream (odio il termine, ma non credo ne esista uno diverso per indicare la narrativa non di genere, la cosiddetta produzione di serie A), e anche lì c'erano gli autori "sì" e quelli "assolutamente no". Non ho mai sopportato un simile atteggiamento: perché qualcuno dovrebbe sentirsi in diritto di dire a qualcun altro cosa leggere o non leggere?
      Un secondo motivo che mi spinge a riflettere spesso sul valore della letteratura fantastica è la mia personale attività di narratrice: finora ho avuto idee e spunti per romanzi fantastici, ma la considerazione della difficoltà di confezionare un buon prodotto ha fatto sì che, in anni di lavoro, abbia riscritto lo stesso romanzo per almeno sette volte (e non esagero) e che, ancora, mi sorgano dei dubbi sull'adeguatezza o meno di certi passaggi. Per questo tengo a sottolineare l'impegno e la serietà che devono stare dietro al fantasy, altrimenti l'effetto è quello che descrivi: lo spadroneggiare del trash e quelle copertine tutte uguali, che appiattiscono il genere e tutte le potenzialità che ne sono caratteristiche.
      Grazie di esserti fermato!

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    2. Ancora una volta, devo ammettere di condividere la tua esperienza, anche a livello di produzione personale. Stesse perplessità, stessi dubbi. Ma se l'idea è valida, bisogna andare avanti: forse la rinascita che tanto auspichiamo comincerà proprio da qui (editori permettendo, ovviamente).
      Il problema del 'canone' letterario, poi, è vecchissimo e terribile: chissà quanti interessi ci sono dietro, anche se forse soprattutto è la paura (da parte dei Magnifici Docenti) di non sentire più il terreno sotto i piedi se la scelta dei generi si dovesse ampliare al di là del loro controllo..
      Grazie a te per aver posto certe questioni!

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    3. Auspichiamo una rivalutazione, dunque! La responsabilità maggiore, comunque, spetta secondo me agli editori e ai curatori: gli autori buoni ci DEVONO essere (fra tanti che scrivono...), bisogna avere la costanza di cercarli, scoprirli e promuoverli. Io aspetto da anni un buon romanzo fantastico... se poi l'inversione di tendenza partisse proprio dalla devastata editoria italiana, sarebbe ancora più gratificante!

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  6. Non so a chi ti riferisci in particolare quando dici che da un po' di tempo "prestare attenzione alla letteratura sul meraviglioso è diventato un delitto". Comunque mi pare giusto che tu abbia sollevato questo problema, ma c'è da dire che è sempre esistita una letteratura di serie B per alcuni, il giallo o il thriller ne sono un esempio, sono sempre stati considerati scarti, nonostante grandi maestri della psicologia umnana in quel campo, come ad esempio Patricia Highsmith. Si tratta di critici che hanno in testa un concetto di letteratura superiore e con quello vanno avanti, il più delle volte felici del lauto assegno mensile del giornale. Il problema è che certa letteratura fantastica è più realistica di altra che si presenta come realistica, che di realistico spesso ha ben poco. Un esempio su tutti, nel passato, l'hai citato nel post, è l'orlando Furioso, non ho mai trovato un libro più realistico e concreto, nonostante le mille invenzioni. Lo stesso naturalmente dicasi di Dante. Del contemporaneo di letteratura fantastica ho poca conoscenza, ma sono sicuro che a scavare ...

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    1. Innazitutto benvenuto! Mi fa piacere che tu abbia apportato un'osservazione in più alla discussione, chiamando in causa il realismo e la concretezza, che non sono, come hai giustamente notato, in contrasto con la fantasia, perché anche il meraviglioso richiede un trattamento a base di coerenza e funzionalità. Quanto alla paternità delle critiche mosse alla letteratura di serie B, credo che sia il caso di precisare che non ci sono nomi e cognomi da citare, perché ho riportato opinioni diffuse che ho raccolto in università, nel confronto con lettori che non amano il genere (e che motivano la loro scelta di non leggerlo con gli argomenti citati) o in trasmissioni che si occupano di presentazioni di libri; ho cercato, insomma, di sintetizzare un sentire diffuso, sperando che spuntassero dei bravi difensori della letteratura fantastica, come è effettivamete accaduto! :)

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  7. Ciao!
    Saltabeccando in rete sono capitata su questo tuo post molto bello dedicato alla letteratura fantastica o fantasy, che dir si voglia. Personalmente condivido ogni parola e ogni riga. E' molto facile attribuire etichette, e giudicare su quello che è il processo creativo altrui (si può dire di tutto nel fantasy, perché tanto non esiste nulla sul serio). Un po' meno esserci dentro. Il fantasy è pieno di mostri, vampiri, streghe, elfi, draghi ecc. ma ognuno di essi è anche un archetipo e un simbolo di sentimenti, sensazioni, stati d'animo e comportamenti che sono molto umani. I vampiri sono coloro che risucchiano l'energia vitale di chi sta loro intorno, con le loro richieste e i loro bisogni. Il drago è simbolo di potenza inarrestabile: quante volte abbiamo detto a qualcuno "sei un drago"? Per quanto riguarda Tolkien e Il Signore degli Anelli, che fanno parte del mio pantheon personale, il lavoro che c'è dietro quel solo libro è a dir poco eccezionale. Tolkien inventò una serie di lingue (degli Elfi, degli Orchetti, dello stesso Sauron), partendo da quelle morte che lui conosceva e insegnava, del ceppo germanico con versante anglo-sassone. Ogni suo personaggio era un simbolo attento delle nostre vite umane.
    Capisco anche la questione degli emuli: una volta trovato un filone che rende, spuntano milioni di cloni, che scrivono molto spesso per il guadagno e poco altro. In passato, alcuni di quei cloni acquisirono un posto nei classici (e penso allo stesso Shakespeare), come magari capiterà a qualcuno degli scrittori emuli di Dracula o de Il Signore degli Anelli.
    Mi sono dilungata un po', e forse sono anche andata fuori tema...ma l'argomento m'interessa davvero molto.

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    1. Ciao, Loredana, e benvenuta! Sono lieta che tu abbia trovato un post di tuo interesse, e mi fa molto piacere che tu ti sia dilungata, segno che c'è partecipazione e, viste le tue parole, comunanza di opinioni!
      La questione degli archetipi e dei simboli che stanno dietro alle creature fantastiche è un nuovo punto di indagine, che finora non era emerso, ma che giustamente rilevi. Il bravo autore di fantasy, in un'epoca in cui le diverse figure sono state interpretate "in tutte le salse", è, a mio avviso, colui che riesce a dare nuovo colore a materiali noti... e riuscirci non è affatto scontato, quindi ribadisco la necessità di non essere troppo affrettati e riduttivi nel considerare questo tipo di lavoro e interesse.
      Grazie ancora del tuo prezioso contributo e torna a trovarci/mi!

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    2. Grazie per l'invito, lo farò senz'altro!
      Di sicuro, c'è molto interesse e partecipazione per tutto ciò che riguarda i libri e quello che spinge gli umani a scriverli. E certi generi mi muovono più di altri.
      A prestissimo!

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    3. I libri sono senz'altro uno dei cardini dell'attività del blog, quindi spero che vi troverai argomenti e discussioni interessanti! A presto!

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  8. amo molto il fantasy e condivido il tuo pensiero. E poi chi l'ha detto che è facile scrivere questo genere? Bisogna essere originali, creare mondi nuovi con regole precise, non cadere nel banale. Anche il fantasy dedicato ai bambini non è da sottovalutare se scritto bene può essere un capolavoro

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    1. Esatto, e bisogna proprio sfatare l'equazione fantasy=banale per riuscire a comprendere quanto lavoro stia dietro un romanzo ben costruito: la trama, i personaggi e le idee di un romanzo di materia fantastica non necessitano di minori cure di quante non ne richiedano altri generi.

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  9. Non me ne volere ma... ehm... lo Hobbit non l'ho mai potuto sopportare! Ho provato invano ad avvicinarmi al fantasy (anche se penso che un Gaiman potrebbe piacermi), mentre la fantascienza mi piace...
    Poi parlare di generi non ha molto senso, quanto meno si potrebbe parlare di autori o tematiche.

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    1. Come potrei volertene? Comprendo benissimo che un determinato autore o genere possa non attrarre, per me, ad esempio, vale il contrario: mi è quasi impossibile affrontare la fantascienza, mentre il fantasy tolkeniano mi piace tantissimo. Il punto è proprio quello che hai sintetizzato in chiusura, sono le tematiche, gli stili, le scelte narrative o i singoli autori che possono essere oggetto di una critica (si spera sempre costruttiva, ma è ovvio che non possa essere così), non certo un genere nel suo complesso.

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