lunedì 25 novembre 2013

Il barone rampante (Calvino)

Straordinaria commistione di realtà e fantasia, vero e verosimile, Il barone rampante, scritto nel 1957 e ispirato alla vicenda di Salvatore Scarpitta (rifugiatosi su un albero di pepe per sfuggire alla punizione della madre, ma solo per un giorno), è di certo il romanzo più noto di Italo Calvino, da leggere in stretta relazione alle altre due parti della trilogia I nostri Antenati, cioè Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente. Come nel caso dei testi complementari, anche fra le poche ma densissime pagine del secondo capitolo della saga, Calvino suggerisce una riflessione sull'essere umano, sui suoi ideali e sui suoi comportamenti. Dietro alla ribellione del giovane Cosimo Piovasco di Rondò, futuro barone di Ombrosa, non c'è infatti solo il rifiuto di trangugiare una orribile zuppa di lumache preparata dalla sorella, ma un intento di ribellione e utopia che si intreccia alle grandi vicende della storia moderna fra il 1767 e il 1820.


La trama è in sé molto semplice: la già citata ribellione culinaria spinge Cosimo a rifugiarsi su un elce e a giurare, di fronte alla minaccia di punizione da parte del padre non appena fosse sceso, di non mettere mai più piede a terra. Da questo momento assistiamo a mille rocambolesche avventure che si consumano nei boschi e nei giardini di Ombrosa e fra le chiome degli alberi, dove Cosimo organizza un'esistenza che, pur nel contatto con la natura, cerca di riprodurre le comodità della vita domestica, fra libri, scrittura, impianti idraulici e battute di caccia. Nel corso della sua permanenza fra le piante, Cosimo incontra briganti, esuli, bande di ladri di frutta, soldati e, soprattutto l'amore, ma da quella stessa platea vegetale è costretto ad assistere alla progressiva scomparsa dei familiari e alla decadenza della bella Ombrosa che, dopo la sua scomparsa, sarà privata della stessa rigogliosa vegetazione che ha permesso l'avventura del barone.
Con la figura ribelle di Cosimo, nel romanzo entrano i grandi personaggi e i turbinosi fermenti della storia, fra manipoli austriaci, francesi e russi, illuministi e, addirittura, Napoleone in persona. L'agile arrampicatore si destreggia fra incursioni di pirati turchi, assalti degli inquisitori e azioni di guerriglia, portando la passione in ogni suo gesto e in ogni singola iniziativa (come quella della redazione dei Quaderni di lagnanza o nella difesa del bosco dai lupi), ma l'eco della sua ribellione è destinata a svanire con la rapidità con cui passa sopra la sua foresta la mongolfiera che appare nelle ultime pagine del racconto.

Il barone rampante conduce una riflessione sulla vanità e sulla fragilità dell'utopia, presentandone con tanto accoramento le premesse ma sgretolandone gli effetti con altrettanta determinazione. Con uno stile programmaticamente ripreso da Ariosto (citato nell'episodio della follia amorosa del cap. 23, oltre che nell'intero Cavaliere inesistente), Calvino insegue con rimpianto e distacco ironico le imprese e le convinzioni di Cosimo, sorridendo e rallegrandosi sinceramente dei suoi traguardi, ma come se, in fondo, ci ricordasse che qualsiasi conquista, anche la più convinta, è destinata a crollare non appena scompare chi ne ha incarnato i valori. Il visionario, l'utopista, insomma l'intellettuale, l'uomo che vuole partecipare attivamente al proprio tempo è destinato alla solitudine e ad essere niente più che un vessillo di un'ideologia che i più non potranno né vorranno mai mettere in pratica.

C.M.

NOTE: Articolo pubblicato per la prima volta su Libri da leggere assolutamente.

12 commenti:

  1. Splendida recensione e splendido libro. Mi stupisce sempre quanta gente non riesca ad apprezzare Calvino, in genere per averlo dovuto "trangugiare volenti o nolenti" durante la scuola. Io lo trovo un grande autore, con uno sguardo incantato sulla realtà.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche a me ne fu imposta la lettura a scuola, eppure l'ho apprezzato fin da subito. L'ho anche assegnato ai miei studenti, convinta che un libro d'avventura (comprensibile come tale senza bisogno di ricorrere alle riflessioni filosofiche di fondo) italiano fosse preferibile a certi mattoni che furono propinati a me alla loro età, ma non ho sortito l'effetto sperato. Credo, tutto sommato, che un non-lettore non potrà mai apprezzare Calvino, ma che, al contrario, un appassionato di narrativa ne rimanga quasi certamente incantato!

      Elimina
  2. Non ricordo se l'avevo già accennato, Calvino mi lasciò indifferente al Liceo ed anche dopo, quando ho riletto per puro diletto personale.
    Comincio a pensare di essere tremendamente snob ed anglofila...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ognuno ha i suoi gusti, non si può discutere! :)

      Elimina
  3. Mi hai riempito di solitudine! A parte questo, un bell'articolo per un romanzo che, ahimè, dovrei rileggere (quantomeno per scrivere un commento più sensato).
    Per farmi perdonare, farò salire di un paio di posizioni un altro libro di Calvino nella coda di lettura! :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non volevo tirarti addosso la malinconia, scusa! Poi fammi sapere se la lettura avrà migliorato questo stato d'animo: dopotutto è pur sempre una raccolta di avventure, anche divertenti! :)

      Elimina
    2. Tu non c'entri, sono io che sono facile alla malinconia! È un bell'articolo, questo. Ricordo con affetto I nostri antenati.

      Elimina
    3. Credo di aver capito cosa intendi! Dovrei riprendere e recensiere anche gli altri due capitoli, prima o poi... ma la lista delle letture si allunga continuamente! :)

      Elimina
  4. E' davvero assurdo che, nonostante mi sia sempre interessata a Calvino e alla sua genialità trasversale, io sia ancora ferma a due romanzi nella sua sterminata produzione. Ho letto "Il sentiero dei nidi di ragno", anche più volte per motivi scolastici, e "Se una notte d'inverno un viaggiatore", che reputo un capolavoro assoluto, il meta-romanzo per eccellenza.
    Bellissimo approfondimento il tuo, che arricchirà di certo la lettura dei romanzi di cui hai parlato non appena li avrò sotto il naso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo su Se una notte d'inverno un lettore: un vero capolavoro! Anch'io, comunque, sto cercando di mettermi al passo con i libri di Calvino, penso che il prossimo sarà Le città invisibili, ma anche de Il sentiero dei nidi di ragno ho sentito parlare molto bene.

      Elimina
  5. mi è sempre piaciuto Calvino! Tra le letture estive che dovevamo fare alle superiori potevamo scegliere tra questo il cavaliere inesistente e il visconte dimezzato. Lessi il cavaliere inesistente e mi piacque talmente tanto che alla fine presi anche gli altri due! Se una notte d'inverno un viaggiatore però non l'ho mai letto Il sentiero dei nidi di ragno invece non lo conosco, sono andata a vedere ed è ambientato proprio nella mia Liguria!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche a me è stato proposto lo stesso tipo di scelta ai tempi della scuola, e la mia scelta è ricaduta inizialmente sul Visconte dimezzato, ma, negli anni seguenti, ho recuperato anche le altre due parti della trilogia. L'interesse si è riacceso ultimamente con Se una notte d'inverno un viaggiatore, che mi ha spinta a voler completare l'opera omnia: spero di farcela spesso! Il sentiero dei nidi di ragn manca anche a me, se lo leggerai fammi sapere cosa ne pensi!

      Elimina

La tua opinione è importante: condividila!