mercoledì 25 dicembre 2013

Se il Natale diventa Arte e Letteratura

Nutro poca simpatia per la frenesia delle feste, per le abbuffate e le interminabili sedute a tavola, tanto più che, dato il mio spirito sacrilego, non ho un attaccamento particolare al significato di queste giornate. Ma il Natale e la sua ritualità originano manifestazioni culturali che investono anche le arti e la letteratura, quindi, ricordando che dietro all'aspetto religioso, c'è comunque un'occasione di riposo e condivisione, voglio augurarvi un buon Natale e serene festività secondo le corde della civetta, servendomi delle parole e delle rappresentazioni di autori della nostra storia letteraria e pittorica.

Giotto, Natività, dal ciclo della Cappella degli Scrovegni, Padova (1303-1305)

Giovanni Pascoli, Le ciaramelle

Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne.
Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.

Sono venute dai monti oscuri
le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne' suoi tuguri
tutta la buona povera gente.

Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave;
sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.

Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua su la siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.

Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;

suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.

O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;

che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s'accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.

Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole;

sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!

***

Guido Gozzano, La pecorina
 
La pecorina di gesso
sulla collina di cartone,
chiede umilmente permesso
ai magi in adorazione.
Lungi nel tempo, vicino nel sogno, pianto e mistero
c'è accanto a Gesù Bambino,
un bue giallo, un ciuco nero.

Domenico Ghirlandaio, Natività (1458)

Giuseppe Ungaretti, Natale

Non ho voglia di tuffarmi
in un gomitolo di strade
Ho tanta stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una cosa posata
in un angolo
e dimenticata

Qui non si sente altro
che il caldo buono
Sto con le quattro capriole
di fumo del focolare.

***

Marino Moretti, Il vecchio Natale

Mentre la neve fa, sopra la siepe,
un bel merletto e la campana suona,
Natale bussa a tutti gli usci e dona
ad ogni bimbo un piccolo presepe.

Ed alle buone mamme reca i forti
virgulti che orneran furtivamente
d'ogni piccola cosa rilucente:
ninnoli, nastri, sfere, ceri attorti...

A tutti il vecchio dalla barba bianca
porta qualcosa, qualche bella cosa.
e cammina e cammina senza posa
e cammina e cammina e non si stanca.

E, dopo avere tanto camminato
nel giorno bianco e nella notte azzurra,
conta le dodici ore che sussurra
la mezzanotte e dice al mondo: È nato!

***

Salvatore Quasimodo, Il presepe

Natale. Guardo il presepe scolpito
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.

Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.

Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure in legno ed ecco i vecchi
del villaggio e la stalla che risplende
e l'asinello di colore azzurro.

***

Umberto Saba, Nella notte di Natale

Io scrivo nella mia dolce stanzetta,
d'una candela al tenue chiarore,
ed una forza indomita d'amore
muove la stanca mano che si affretta.
Come debole e dolce il suon dell'ore!
Forse il bene invocato oggi m'aspetta.
Una serenità quasi perfetta
calma i battiti ardenti del mio cuore.
Notte fredda e stellata di Natale,
sai tu dirmi la fonte onde zampilla
improvvisa la mia speranza buona?
È forse il sogno di Gesù che brilla
nell'anima dolente ed immortale
del giovane che ama, che perdona?

Sandro Botticelli, Natività mistica (1501)

E dunque, fra i quadri sognanti d'infanzia di Pascoli, il malinconico appartarsi di Ungaretti, le prosastiche ammirazioni di un comune presepe di Gozzano, le attese dei doni di Moretti, il raccoglimento di Saba nella scrittura della Vigilia, testi che trovano una nota comune nell'intimità di una casa protetta dal freddo, auguro a tutti voi un sereno Natale.

Tanti Auguri!

C.M.

8 commenti:

  1. Tanti auguri di buon natale anche a te, carissima. Hai proprio ragione, il natale ormai ha perso la propria importanza fatta eccezione per le opere letterarie dedicate a tale ricorrenza. Grazie per questa interessante antologia di poesie natalizie, me la sono davvero gustata.

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    1. Grazie, Valivi! Ne sono lieta, ho voluto proporre qualcosa che mettesse d'accordo tutti e, soprattutto, non contenesse riferimenti a regali e orpelli vari: ognuno ha il proprio modo di vedere il Natale, ma, per me, l'atmosfera è proprio quella delle poesie, dei canti e dei colori.

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  2. Non so quanto possano valere visto che anche il mio è uno spirito sacrilego, ma tanti auguri anche a te :)

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    1. Grazie, li accetto comunque volentieri! :)

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  3. Anch'io non amo molto le lunghe sedute in tavolate infinite di parenti o ritrovi simili (sono uno spirito piuttosto solitario ed amo la compagnia di pochissime persone...quelle giuste, direi!). Detto questo ricambio (in ritardo) gli auguri di poter trascorrere un periodo sereno e tranquillo. Bellissimo il tuo augurio fatto di immagini e poesie!

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    1. Mi fa piacere che ti sia piaciuto! Grazie degli auguri: anche se in ritardo, sono sempre molto graditi! :)

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  4. mi ha fatto molto piacere in particolare, rileggere la poesia di Ungaretti alla quale associo mia madre che ora ha 90 anni. Madre di 10 figli con ora una quarantina di nipoti, la quale amava le lunghe tavolate alle quali aggiungevamo amici parenti fidanzate.Quelli erano bei momenti perche' non riguardavano solo il natale, ma si ripetevano anche troppo spesso.io ho sempre amato sia le lunghe tavolate, sia i momenti di meditazione e di solitudine. Non potrei fare a meno di nessuna delle due cose

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    1. Il bello della grande poesia è ch riesce a risvegliare i ricordi più personali: grazie di aver condiviso il tuo con noi! :)

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