domenica 11 maggio 2014

Della educazione letteraria della donna

Leggendo testi scritti da personaggi illustri del passato che rimangono costantemente al di fuori dei manuali di letteratura e di storia si scoprono, talvolta, voci interessanti che, d'improvviso, per la modernità e la verità delle loro testimonianze, diventano presto imprescindibili; ho provato questa sensazione, di recente, con Le fanciulle d'ieri e quelle d'oggi di Sofia Bisi Albini e qualche giorno fa si è ripetuta nella lettura del discorso pronunciato da Luigi Mercantini (l'autore della poesia La spigolatrice di Sapri) di fronte alle allieve del collegio femminile di Genova il 10 dicembre 1834 e intitolato Della educazione letteraria della donna. Mi si è immediatamente presentata l'occasione di completare l'articolo della Albini e, insieme, il percorso avviato sul rapporto fra le donne e i libri; inoltre ho scelto la data di pubblicazione di questo post per farlo coincidere con la data della Festa della mamma e, proseguendo, capirete perché.
La prima, stupefacente scoperta, è stata nel notare come, pur parlando in un contesto storico e sociale dominato dalla concezione cristiana e familiare dell'educazione delle giovani italiane, Mercantini dia voce a idee antiche e moderne insieme, richiamando allo stesso tempo la lezione delle donne colte latine (l'esemplare Cornelia, madre di Tiberio e Caio Gracco) e i precetti basilari della pedagogia caldeggiabili ancora oggi. Se la Bisi Albini sottolinea, nel 1914, come le donne avessero iniziato con il Risorgimento un processo di emancipazione e acquisizione di diritti, Mercantini, che scrive in quel periodo storico, si sofferma sul potere delle donne istruite di formare la coscienza nazionale dei cittadini: un'idea che, se applicata, avrebbe forse distolto Massimo d'Azeglio dal pronunciare la nota affermazione «Pur troppo s'è fatta l'Italia, ma non si fanno gl'Italiani».
Il discorso di Mercantini si apre sulla considerazione della vergogna insita nel considerare gli studi delle fanciulle come inutili trastulli e ornamenti. Una simile affermazione è, per l'autore, una grave offesa alle donne che, anzi, proprio dall'istruzione traggono la vera e imperitura bellezza, quella che la vecchiaia non potrà mai portare via. Tale superficialità è causata dal fatto che, per gli uomini che pronunciano simili aberrazioni, la conoscenza non è altro che un motivo per vantarsi o comportarsi da ipocriti.
[...] Ho più volte meravigliato meco medesimo, udendo o leggendo come questi eletti studi, a cui si vanno ora educando le fanciulle, sieno tenuti in conto di nulla più che un bell’ornamento. Falso giudizio! Io dico invece che gli studi fanno vera bellezza perché fanno vera bontà; e la vera bellezza, senz’altro aiuto, si fa ornamento di se medesima.
Il motivo per cui è fondamentale garantire alle fanciulle un'istruzione è semplice: è dalle madri che i bambini imparano a parlare e ricevono i primi insegnamenti morali e una donna istruita, trasmettendo il corretto modo di comunicare, possono costruire, in silenzio e senza armi, la vera unità nazionale.
Ed è perciò che noi Italiani saremo veramente liberi e avremo una Patria, sol quando le madri ci daranno figli che sappiano e meritino di esser liberi; e questi figli nasceranno tali quando le loro madri abbiano cominciato da fanciulle a sentire il mandato ch’esse hanno da Dio e dalla Patria: e questi figli nasceranno!
Ma alle donne stesse verrà un vantaggio dall'essere colte, perché sapranno distinguere coloro che fanno sfoggio di false virtù dagli uomini educati e portatori di veri valori, sapendo a chi rivolgere le proprie attenzioni, cosicché anche gli uomini di alta levatura morale potranno ambire a spose consapevoli e tutt'altro che inclini alla vanità, perché non si cureranno degli orpelli e delle bellezze inutili, delle mantellette e dei nastrini. 
Una fanciulla istruita saprà apprezzare il prossimo, ma, soprattutto, saprà dare il giusto valore a se stessa. Una donna educata attraverso la letteratura trarrà da essa e potrà trasmettere ai figli esempi di virtù che entreranno nel cuore dei figli come un possesso eterno.
E il primo mattone di questa costruzione perenne deve essere la lingua: senza voler sminuire le donne del popolo che hanno da sempre allevato i figli pur senza godere di un'educazione come quella da lui prospettata, Mercantini ravvisa nella conoscenza della lingua italiana corretta la vera ricchezza che una madre può trasmettere ai figli quasi come il latte con cui li nutre (un motivo che ricorreva già nell'antichità, ad esempio nelle raccomandazioni pedagogiche di Quintiliano sulla scelta delle balie di famiglia). A quel punto ogni bambino di ogni angolo della penisola padroneggerebbe uno stesso idioma e ne deriverebbe fisiologicamente una maggiore coesione di popolo, oltre che la soddisfazione di una madre per aver cooperato alla gloria della nazione e cesserebbe, finalmente, quel continuo esser «calpesti, derisi / perché non siam popolo / perché siam divisi» (Inno di Mameli, vv. 13-15):
Solo dirò, che dovendo essa fuor d’ogni dubbio esser la prima a insegnare a parlare al flgliuol suo, una utilità grandissima ne verrà alla lingua e alla nazione insieme, se ella sarà stata ammaestrata sin da’ primi anni suoi a ben parlare e scrivere nell’ingenua e cara bellezza del nostro idioma. [...] E così, tra per l’opera delle madri, onde l’Italiano che nasce in Sicilia parlerebbe la stessa lingua dell’Italiano che nasce in Piemonte, tra per questo miracol nuovo di vie che una volta condotte dall’uno all’altro estremo, per ravvicinarci finalmente tutti, vincerebbero con la potenza dell’Arte la bizzarria della Natura; queste antiche divisioni onde siamo tanto scherniti da chi più se ne avvantaggia, forse in parte si toglierebbero. E almeno allora sapendo finalmente le madri che cosa voglia dire questo nome di Patria, tenuto oggi da alcuni come una curiosità, come una moda; non ci si potrebbe più rimproverare che questo amore di Patria empie a mille la bocca a dieci il petto perché una volta bevuto col latte, e imparato a venerare e ad amare insieme col nome di Dio, non sarà più né insultato, né calunniato, né trafficato, né tradito, né insanguinato; e i figliuoli di questa terra conosceranno che l’essere amanti della loro patria vuol dire essere onesti, virtuosi, valorosi, gentili, grandi insomma.
Sebbene Mercantini metta l'educazione della donna in relazione esclusiva al suo ruolo familiare, dobbiamo considerare sia la datazione dello scritto sia il pubblico a cui è destinato. Trovo straordinario vedere come sia messa in luce una valenza pratica del sapere che oggi si tende a dimenticare e di come per l'autore sia mille volte più utile alla nazione il ruolo appartato e silenzioso di una madre di famiglia che la pomposità dell'erudizione maschile: questo è un messaggio che mette in relazione il mos maiorum romano con un sistema etico che dovremmo imparare a recuperare, senza mai dimenticare che non esiste sapere che superi in valore il sapersi comportare. In questo senso, decine di anni di studi non reggono il confronto con il tempo che si trascorre in una buona educazione familiare.

C.M.

NOTE:
Le immagini sono, nell'ordine: E. Spiro, Girl reading; J.B.C. Corot - A woman reading in a landscape (1869); C.J. Weeks, A young girl reading (1890).

10 commenti:

  1. Prezioso questo post, "La donna istruita sapra` dare il giusto valore a se stessa" ll testo che hai proposto dovrebbe essere presentato a scuola.
    Notevoli anche le immagini, complimenti.

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    1. Grazie, Sabrina, trovo anch'io che sia un testo degno di essere contenuto nei manuali scolastici, anche se la storia di genere deve ancora fare molta strada per conquistarsi una posizione stabile all'interno dei settori di studio: qualche tempo fa notavamo che anche nei libri di letteratura le autrici sono quasi completamente ignorate...

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  2. Complimenti per questo post appassionato e ben scritto; fa sempre bene ricordare quanto sia fondamentale la cultura, e quanti testi interessanti siano al momento nel dimenticatoio.

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    1. Grazie Camilla, sono contenta di veder condivise la curiosità e la passione che mi hanno portata, dopo aver letto questo post, a volerlo far conoscere, soprattutto per il rischio che testimonianze tanto autorevoli (anche se il nome di Mercantini è sempre più sbiadito generazione dopo generazione) vengano completamente scordate.

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  3. Soprattutto a se stessa. A me viene sempre in mente il film della Disney, La Bella e la Bestia, quando Gaston dice: "Non è giusto che una donna legga. Le vengono in testa strane idee, e comincia a pensare". Bellissimo post, ci vogliono ogni tanto memorandum di questo genere. ;-)

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    1. Grazie, Valentina, anche per il parallelo disneyano, tratto da uno dei miei film d'animazione preferiti: quello di Belle è un esempio perfetto! :)

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  4. Ciao Cristina,bellissima riflessione,è un piacere per la mente leggere i tuoi post...riguardo l'argomento ti consiglio di leggere un munumento a proposito " Dalla Parte delle Bambine" della Belotti.E' datato come saggio ma estremamente moderno.

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    1. Grazie Michela! Sono andata subito a vedere di cosa si tratta, sembra una lettura molto interessante, grazie del suggerimento! :)

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  5. Un post veramente bello, aiuta a comprendere l'evoluzione dell'emancipazione della donna quando ancora non si era affermata del tutto.
    Siccome non è il primo post che dedichi all'argomento, mi chiedevo se avessi seguito un corso universitario al riguardo o se si tratta di un tuo interesse personale.

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    1. Nessun corso specifico, ad eccezione di un breve modulo di attività opzionali sulla figura della donna dall'età romana ad oggi, però posso dire di aver incontrato diversi personaggi femminili dell'antichità durante l'università, soprattutto nel lavoro di tesi; dato che le donne sono spesso rimaste ai margini dello studio della storia e della letteratura (pur essendone state grandi protagniste), quando scopro documenti così particolari il mio entusiasmo si scatena e cerco di far luce, per quanto possibile senza una precisa formazione al riguardo. Sono contenta che il post ti sia piaciuto, tenevo davvero tanto a condividere questo testo con voi!

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