mercoledì 6 agosto 2014

Madame Bovary (Flaubert)

È uno dei romanzi più letti della letteratura mondiale, una tappa fondamentale nell'evoluzione della narrativa francese del XIX secolo (fu pubblicato nel 1857). Madame Bovary, che mette sotto accusa le manie romantiche della società in cui l'autore stesso vive (al punto da fargli esclamare «Madame Bovary sono io») e gli effetti devastanti delle stesse, è un agile racconto che mette al centro i sentimenti della giovane Emma, piena di fantasie romanzesche ma intrappolata in una realtà prosastica.

Personalmente sono rimasta delusa da questa lettura, ho trovato la protagonista sciocca e irritante e non sono in alcun modo riuscita ad immedesimarmi nei suoi sentimenti e pensieri. Non stupisce che per Emma, cresciuta nutrendosi di romanzi che narravano di eroine passionali e dei loro slanci amorosi, il matrimonio con il mediocre dottor Charles Bovary sia privo di soddisfazione; quello che, invece, disorienta, è la capacità della protagonista di sbagliare nel direzionare la propria passionalità. 
Leggendo questo romanzo subito dopo Anna Karenina, sono rimasta impressionata dalla diversità dell'impatto delle due figure, entrambe donne intrappolate in un matrimonio infelice e in fuga verso relazioni che promettono il riscatto da un'esistenza grigia. Non sono riuscita a provare, per Emma, quella partigianeria, quella voglia di supporto che non potevo evitare di associare, invece, ad Anna. 
Quella di Emma Bovary è una vicenda breve, fatta di tentativi di fuga dalla banalità e dall'anonimato, è una storia di amori superficiali (da parte dei suoi due amanti, Rodolphe e Léon), in cui ella vede la possibilità di emanciparsi dalla quotidianità casalinga e dalla provincialità della gente di Yonville. Madame Bovary inizia con forte slancio i rapporti con Rodolphe e Léon, ma i suoi vagheggiamenti romantici, basati essenzialmente sulle aspettative create dalle letture giovanili, rimangono deluse dal crollo delle apparenze: Rodolphe è un donnaiolo che intrattiene con lei una relazione come tante (il suo atteggiamento totalmente disinteressato è evidente nella scrittura della patetica lettera d'addio), mentre Léon lascia in breve tempo trasparire la leggerezza dei propri sentimenti. 
Nel suo tentativo di vivere come una nobile dama, con begli abiti e devoti ammiratori, Emma contrae debiti su debiti e avverte, proprio nel momento del bisogno, di fronte al rifiuto di un prestito da parte di Rodolphe, il crollo dei sogni e delle illusioni giovanili. Il momento in cui Emma diventa un'eroina passionale è, tragicamente, quello della morte: il suicidio si consuma con una foga e una disperazione tale che, proprio nelle ultime pagine, si manifesta al lettore la forza delle emozioni di Madame Bovary.

C.M.

8 commenti:

  1. Comprendo la tua perplessità su questa protagonista che apparentemente è priva di spessore. Studiai questo romanzo in lingua originale durante il corso di Lingua e Letteratura francesce all'università e fui molto colpita da questa storia. Intanto per lo stile di Flaubert e in particolare per il fatto che uno scrittore si fosse tanto bene immedesimato in questa anti-eroina romantica. Sì, Emma non offre molto spazio all'identificazione, ma è pur vero che Flaubert volutamente costruisce un personaggio calcando la mano sulle contraddizioni dell'animo femminile alla ricerca di un'autoderminazione, di una dose di felicità che non le è concessa, perchè le convenzioni sociali scelgono per lei. E' una donna in controtendenza e in qualche modo ribelle, se ribellione si può definire questa autodistruzione ineluttabile verso cui va incontro. E ricordo un particolare: al successo del farmacista Homais corrisponde la discesa nel baratro di Emma. Fino al suicidio finale, scioccante.
    Luz

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    1. Interessante questa puntualizzazione finale: mi pare quasi una costante del romanzo ottocentesco questo bilanciamento di destini, storie in parallelo che vanno una dall'infelicità alla sodisfazione, l'altra in senso opposto... l'avevo notato con Anna Karenina e con La fiera della vanità e forse potrebbe essere un buon terreno di indagine...

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    2. Sì, infatti non è un caso se di tutto il romanzo io ricordi in particolare questo aspetto. Sottilissimo nella narrazione, a fare da contraltare alla perdizione di Emma. Insomma, romanzo sicuramente di altissimo valore.
      Luz

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    3. La tecnica narrativa è quella che mi ha permesso di valutare postivamente, nel complesso, il romanzo, superando la scomodità (per me) della sua protagonista. Si capisce perché è diventato un pilastro della letteratura mondiale, scritto, peraltro, in quel 1957 che ha creato un discrimine fondamentale nella produzione francese: Madame Bovary ha rivoluzionato la prosa, nello stesso anno I fiori del male ha aperto nuove vie alla poesia...

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  2. Sicuramente Emma Bovary non è quel personaggio capace di far innamorarci,ma è anche questo il suo fascino,un po' come il " Bel-Ami " di Maupassant;in questo modo Flaubert può castigare il ceto della borghesia,il suo perbenismo,falsa moralità ecc...Ma mentre il personaggio di Anna si uccide perché vede intorno a lei solo ipocrisia ( non esiste la fede come in Levin ),Emma si uccide per semplice vigliaccheria.Mi ha sempre incuriosito questo personaggio poiché penso che se anche l'autore le avesse dato ogni bene possibile e quindi realizzato i suoi sogni,sarebbe comunque rimasta una eterna insoddisfatta.
    Piccolo off topic : mi viene in mente la figura dell'imperatrice Elisabetta ( Sissi ),le si accosta molto.

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    1. Sì, Emma dà l'impressione di una persona che non sa ciò che vuole, che si riempie di illusioni e non ne sa accettare le conseguenze, pur ricevendo più di una delusione, da cui, evidentemente non impara nulla. Anna è ben diversa, ha un carisma e una profondità che permettono di capire e quasi trovare naturale anche la sua scelta estrema...
      Non conosco in modo approfondito la biografia si Sissi, come mai accosti le due figure? :)

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    2. Scusa Cristina ma ogni volta che provavo a scrivere mi appariva la parola " errore ".Comunque nell'Ottocento questa " malattia " del bovarismo esisteva veramente tra le donne aristocratiche o borghesi ( naturalmente perché non aveva pensieri ) e anche la moglie di Francesco Giuseppe era una eterna insoddisfatta : era imperatrice ( con tutti i vantaggi che ne poteva ricavare ) ma voleva passare ai posteri come poetessa,ma al tempo stesso voleva essere riverita,frustrava il suo corpo con esercizi ginnici e diete drastiche,amava essere corteggiata ma odiava l'amore,le piaceva viaggiare ma non per conoscenza o piacere,andava senza una meta precisa e senza fermarsi a lungo...

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    3. In effetti ricorda molto Emma in questi comportamenti! Sono davvero contenta di aver conosciuto questo lato di Sissi e approfondire la vita dell'Ottocento è sempre bello, soprattutto grazie alle tue informazioni: si vede tutta la tua passione per quel periodo! Grazie davvero! :)

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