lunedì 22 settembre 2014

Marco Malvaldi al Tocatì

Ogni lettore appassionato non perderebbe occasione per trascorrere una serata tranquilla in compagnia di un libro o a parlare di libri: un passatempo tanto più piacevole se questa possibilità si traduce in un incontro con l'autore. Quando, poi, l'autore in questione ha l'abilità, la simpatia e l'allegria di un Marco Malvaldi, la serata quasi diventa spettacolo.
Malvaldi ha incontrato i lettori a Verona venerdì 19 settembre nell'ambito degli appuntamenti letterari organizzati in occasione del Tocatì - Festival internazionale dei giochi in strada, giunto a quest'anno alla dodicesima edizione. Nella cornice della Sala Farinati della Bilioteca Civica, nel cuore di Via Cappello, l'autore pisano ha dialogato con il giornalista Beppe Muraro e Paolo Ambrosini, presidente di Associazione Librai Italiani, regalando al pubblico quasi due ore di storie ed esperienze che costituiscono la base del suo lavoro di scrittore.
In riferimento alla manifestazione veronese e alla tematica che dà vita ai titoli e fa da sfondo alle vicende del BarLume (il gioco delle carte), la prima domanda ha riguardato il significato del gioco, che per Marco Malvaldi è «il modo più efficace per imparare qualcosa», divertendosi attraverso la competizione. La conversazione è poi scivolata soprattutto su Argento vivo, l'ultimo titolo pubblicato (in attesa che, il 25 settembre, esca Il telefono senza fili), che è nato dal gioco delle ipotesi e da un piccolo incidente domestico: la distruzione del pc sul quale l'autore aveva salvato l'unica copia del libro scritto per metà ad opera del figlioletto. Di qui il suggerimento salvifico della moglie, essenziale collaboratrice alle storie che leggiamo in libreria, che, con la sua domanda «Cosa accadrebbe se uno scrittore perdesse il computer che contiene il suo romanzo?», ha dato l'input decisivo a questo bel romanzo. 


Sì è poi parlato del fortunato incontro con Antonio Sellerio e del motivo autobiografico alla base della serie del BarLume: si è così scoperto non solo che anche Malvaldi, come tanti aspiranti autori, si è visto rivolgere dagli editori la fatidica risposta «la Sua opera non corrisponde ai nostri piani editoriali», ma anche che dietro al mitico Ampelio c'è la figura del nonno Varisello, che, dicendo sempre quello che pensava, «ha vissuto novantasei anni sereno e tranquillo - lui, non gli altri che gli stavano intorno», offrendo infiniti spunti di comicità e facendo sì che le storie di Pineta si scrivessero quasi da sole. Proprio dal desiderio di provare a scrivere qualcosa di diverso è nato l'esperimento di giallo classico di Odore di chiuso prima e il già citato Argento vivo poi: «Ero curioso di vedere se ero in grado di non appoggiarmi al bastone del nonno», ha dichiarato Malvaldi, e noi possiamo certo dire che ci è riuscito perfettamente.

Non è mancata l'occasione di scoprire il funzionamento del processo creativo di Malvaldi, che ha amici fidati che gli fanno da cavie, da consulenti e da editor, talvolta con grande severità e di apprendere con piacere dell'attenzione riservata alle opinioni del pubblico sia durante gli incontri (dai quali talvolta sono scaturiti spunti per personaggi e storie), sia nelle discussioni sui blog letterari, laddove emergono commenti senza filtro che possono offrire un reale polso della percezione dei lettori e delle loro aspettative. Un aspetto importante, se è vero come è vero che dalla pubblicazione di La briscola in cinque (2007) il successo è arrivato a Malvaldi grazie ad un entusiastico passaparola.
Ma ridurre in un post la serata di venerdì è praticamente impossibile, anche perché quello che da resoconto risulta piano e pacato, negli interventi di Malvaldi era invece vivace e divertente: si può dire che quello stesso brio che si ritrova nei suoi libri scaturisce in maniera naturale e immediata dallo spirto toscano di questo autore.

C.M.

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