venerdì 9 gennaio 2015

Lo Hobbit - trilogia (regia di Peter Jackson)

Non mi ero ancora espressa sulla trilogia dedicata da Peter Jackson a Lo Hobbit, film tratto dall'omonimo romanzo di J.R.R. Tolkien perché preferivo farmene un'idea d'insieme e ache per evitare di scrivere tre post di poche righe senza riportare nulla più della trama. Ora che, con La battaglia delle cinque armate, ho completato la visione, ho un parere definitivo. 

Lo Hobbit narra il viaggio di Bilbo Baggins (Martin Freeman), proveniente dalla contea di Hobbiville, al seguito della compagnia di nani guidati da Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage), impegnato a rivendicare il trono di Erebor, la mitica rocca dei Nani nella Montagna Solitaria, nel nord della Terra di Mezzo: per farlo, Thorin deve ritrovare l'Arkengemma, che gli varrà la lealtà di tutto il popolo dei Nani, e, soprattutto, scacciare il feroce e avido drago Smaug, causa della devastazione e dell'abbandono della fortezza. È Gandalf (Ian McKellen) a proporre a Bilo di partecipare alla spedizione e che, per non lasciargli possibilità di rifiutare, invia direttamente la compagnia di tredici nani in casa sua: il mago non ha idea che proprio l'inoffensivo e brontolone Bilbo sia destinato a trovare in una grotta l'anello forgiato da Sauron per dominare su tutti i popoli della Terra di Mezzo, sottraendolo in una grotta a Gollum. Ben presto diviene chiaro che Smaug non è che uno dei pericoli che Thorin deve affrontare per riprendersi il trono: non solo l'antico padrone dell'anello si sta risvegliando a Dol Guldur, dove, per contrastarlo, si recano anche Gandalf, Radagast (Sylvester McCoy), Saruman (Christopher Lee), Elrond (Hugo Weaving) e Galadriel (Cate Blanchett), ma i servi di Sauron stesso, eserciti di Orchi guidati da Azog, devastano ogni luogo e inseguono la compagnia, costringendola a rifugiarsi presso le dimore boscose di Thranduil (Lee Pace), senza però ottenerne l'aiuto, anzi, vedendo riconfermata l'ostilità del popolo elfico verso quello dei Nani. Fuggiti dalle prigioni del Reame Boscoso grazie a Bilbo e all'anello che lo rende invisibile, i nani giungono a Pontelagolungo e di lì muovono su Erebor, scatenando l'ira di Smaug, che distrugge la cittadina prima di essere ucciso da Bard (Luke Evans). Impadronitosi di Erebor, Thorin cade però preda di una brama accecante di potere e di ricchezza, che lo porta a sfidare gli Elfi di Thranduil e gli uomini di Bard piuttosto che unirsi a loro nella difesa della Terra di Mezzo dagli Orchi di Azog e la vittoria sembra allontanarsi sempre di più...

All'inizio ero perplessa per la scelta di Peter Jackson di dilatare così tanto il romanzo dedicato alle avventure di Bilbo Baggins, creando la successione dei tre film Un viaggio inaspettato, La desolazione di Smaug e La battaglia delle cinque armate, ma è ovvio che, se l'intenzione del regista era quella di riportare in sala il pubblico che aveva amato Il Signore degli Anelli, non era possibile proporre nelle sale la trasposizione del racconto fiabesco che narra della riscoperta dell'Unico. In questo senso si è resa necessaria la ripresa di un filone narrativo contenuto nell'ultima parte del Silmarillion, anche se i riferimenti a questa Bibbia della Terra di Mezzo sono molto più pervasivi. Fin qui tutto bene: chi entrava in sala non poteva aspettarsi le tinte meravigliose e talvolta sognanti del romanzo tolkeniano e si doveva aspettare un racconto ben più duro e cruento.
Non sembravano però necessarie alcune libertà che Peter Jackson si è preso probabilmente per dare una continuità anche alle aspettative delle donzelle che, ai tempi della prima trilogia, sospiravano di fronte all'amore di Aragorn e Arwen: se anche allora era stato fatto uno strappo alla trama, sostituendo la principessa figlia di Elrond all'elfo di Gondolin Glorfindel, tuttavia allora Jackson si era limitato ad anticipare, attraverso questo adattamento, una vicenda presente nelle appendici de Il Signore degli Anelli e la scelta non appariva artificiosa. Ben diversa la totale invenzione del personaggio dell'elfa di Bosco Atro Tauriel (Evangeline Lilly), per cui spasima Legolas, in un amore ostacolato non solo dalla durezza del padre di lui e re del bosco, ma anche dai sentimenti che improvvisamente avvicinano Tauriel a Kili (Aidan Turner), uno dei Nani della compagnia di Thorin. In questo caso, ne risulta un nucleo narrativo stucchevole e decisamente superfluo, che si insinua nel secondo capitolo della trilogia e viene esulcerato nel terzo, con effetti patetici che avremmo voluto risparmiarci e che arrivano a introdurre una psicologia del tutto fuori luogo nell'interpretazione della figura di Thranduil (e in parte di Legolas), di cui viene smussata la solenne grandezza, sacrificata ai buoni sentimenti.

Tolto questo snodo narrativo, la trilogia è, nel complesso, buona, anche se a mio avviso non all'altezza delle elevatissime aspettative create: rimangono ottime le scene di battaglia (un po'troppo rocambolesca quella contro il drago nel finale de La desolazione di Smaug) e le ricostruzioni dei luoghi, come pure torna a farsi notare la portentosa colonna sonora firmata da Howard Shore. Su tutto, però, prevale una luce irreale, che rende falsi colori ed espressioni: spesso dominano tinte grgio-blu e i volti dei personaggi reali sembrano realizzati in computer grafica, una tecnica che, seppur necessaria, arriva talvolta a tradirsi, come accade nelle fattezze di Azog. Manca, insomma, al Lo Hobbit, che rimane un buon esempio di cinema fantastico, quella solennità e quella spontaneità che davano alla trilogia precedente il gusto della grande narrazione cavalleresca ed epica e che sapevano creare effetti drammatici di fortissima intensità: non ci sono, in nessuno dei tre capitoli, momenti di emozione paragonabile a quello della caduta di Gandalf o della morte di Boromir, alla carica disperata dei cavalieri di Gondor guidati da Faramir o dei Rohirrim di Theoden e la focalizzazione eroica sulla figura di Thorin (comunque molto riuscita) viene totalmente abbandonata nel finale, tutto concentrato sulla prospettiva di Bilbo. Insomma: Lo Hobbit è un piacevole prodotto cinematografico, ma era difficile, se non impossibile, eguagliare la trilogia dell'Anello.

C.M.

10 commenti:

  1. Io mi sono emozionato moltissimo seguendo le peripezie di Gandalf, soprattutto nel secondo film, di per sé un'aggiunta dalle Appendice del SdA. Molto meno invece le scene di battaglia, assai caotiche (ci sta...) e difficili da seguire, anche se meno noiose IMHO di quella interminabile del Ritorno del Re. Complessivamente, come hai letto, condivido il tuo giudizio di inferiorità rispetto alla prima trilogia, pur essendo film godibili.

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    1. Io invece ho amato tutte le battaglie del Signore degli Anelli molto più di quelle della nuova trilogia, quindi sono rimasta delusa, ma mai quanto le che che avevo sedute dietro in sala, che continuavano a dire "Che angoscia, tutte queste battaglie proprio non le sopporto"... chi avrebbe mai pensato che La battaglia delle cinque armate avrebbe avuto un simile risvolto?! :P

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  2. Premetto che io devo ancora vedere l'ultimo film, ma in tutta sincerità non posso dire che mi stia piacendo. Quello che vedo è un'insensata voglia di strafare, di trasformare una fiaba per ragazzi (perché Lo Hobbit romanzo, a differenza del Signore degli Anelli, è molto più leggero e meno cupo) in una trilogia cupa e carica di tragicità. Battaglie inesistenti e troppo esagerate, con acrobazie incredibili: a tratti sembra di guardare Matrix.. Personaggi inventati o comunque non presenti nel romanzo, come lo stesso Legolas. Non so, avrei proferito un solo film ma più fedele. A mio parere è stato troppo stravolto e, temo, solo per fini commerciali. Forse non conoscendo il libro l'impressione è diversa.

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    1. Certamente va detto che il film di Peter Jackson non è Lo Hobbit di Tolkien: non ha nulla a che fare con le atmosfere del libro e presenta notevoli adattamenti che, come ho evidenziato in alcuni casi, non sono affatto riusciti. Chi non ha letto i libri, di norma confronta solo le due trilogie, noi possiamo soffermarci sul confronto col testo e rimanere, come spesso accade (ma non era stato così, almeno per me, con Il Signore degli Anelli) delusi dalla trasposizione. E' fuor di dubbio che Jackson non si rivolge agli appassionati tolkeniani (o non di preferenza), ma al pubblico del cinema hollywoodiano, cui offre scene rocambolesche da film d'azione e storie sentimentali inadeguate al contesto.

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    2. Hai assolutamente ragione. Anche a me la trilogia de Il Signore degli Anelli è piaciuta. Questa meno, ma probabilmente è come dici, sono ancorato al libro; dal punto di vista cinematografico è indubbio che sia molto valida. Andrò comunque a vedere anche quest'ultimo film: ora voglio sapere come finisce questa versione...rivisitata. ;)

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    3. Eh, alla fine rimane comunque la curiosità, anche se si appartiene strenuamente al partito del libro! Buona visione! ;)

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  3. Ho visto i primi due film proprio questo Natale, poco prima di andare al cinema a vedere il terzo. Mi sono piaciuti molto, anche se i libri saranno senz'altro più belli. Grazie per la tua recensione, Cristina, Buon anno

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    1. Credo sia molto raro che un libro possa superare il film (spesso è difficile anche eguagliarlo), ma ciò non toglie che possiamo gustarci qualche pellicola senza essere troppo legati al rapporto col testo. Grazie di essere passata a condividere le tue impressioni e buon anno anche a te! A presto!

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  4. Anche io ho trovato questa saga inferiore a quella del Signore degli Anelli (anche se non ho potuto cogliere lo stravolgimento del libro non avendo mai letto "Lo Hobbit").
    Mi ha lasciato un po' deluso l'ultimo film per come è stata realizzata la battaglia: troppe "mazzate da orbi" e poca varietà (Gandalf non poteva tirar fuori qualche incantesimo? Gli elfi che avevano un esercito sterminato non potevano avere una seconda linea o distaccamenti per tentare un accerchiamento?)
    Non mi sarebbe dispiaciuto vedere un minimo di tattica in più.

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    1. In effetti siamo anni luce dalle strategie del Fosso di Helm o dalla carica dei Rohirrim del Ritorno del re e il buon Gandalf non è messo per nulla nelle condizioni di fare il mago. Credo che faccia tutto parte di quella mancanza di epica che avrebbe segnato la differenza fra un film di grande portata eroica e un generico kolossal hollywoodiano.

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