giovedì 23 aprile 2015

Mendel dei libri (Zweig)

Mendel dei libri. Mendel dei libri. Mendel dei libri. Un titolo che mi inseguiva con un'aura di mistero, alimentando un fascino e una curiosità che, alla fine, mi ha portata in libreria a pretenderlo. Non c'era, andava ordinato, ma poco male, la gentilissima libraia mi ha permesso di temporeggiare con Il mondo di ieri. Poi i benedetti (si fa per dire) corsi universitari mi han tenuta lontano dalla città, quindi niente capatina a ritirare il malloppo. Sembra che ogni volta io sia Heidi confinata fra i monti, ma non esagero quando dico che, nei dintorni del mio paesino, di librerie degne di tal nome non ce ne sono. Comunque, alla fine, Mendel è stato mio.

Recensire questo libro è difficile: prolissa come sono, finirei di parlarne per un tempo maggiore di quanto sia necessario per leggerlo. Mendel dei libri è un racconto molto breve, ma così carico di significati, di sussurri, di temi, che si potrebbe trarne una tesi di laurea.
La mezz'ora che ho trascorso in compagnia di questo agile racconto è stata emozionante, mi ha fatto brillare gli occhi, perché Zweig ha quel tocco magico capace di costruire intorno al lettore gli ambienti che descrive. Mi sembrava di essere dentro al Caffè Gluck e di vedere le pile di libri dietro cui si nascondeva Jakob Mendel, lo straordinario venditore di libri che, pur non avendoli letti tutti, tutti li conosce. È proprio ritornando in questo locale che il narratore ci presenta questo eccentrico personaggio in grado di trovare qualsiasi volume nascosto in qualsiasi angolo del mondo, fino alla biblioteca più nascosta della Germania. L'io-narrante lo sta cercando, attratto dall'affetto e dalla suggestione di un ricordo, ma solo la custode della toilette, la signora Sporschil, si ricorda di lui e può dare sue notizie. Dalle parole della vecchia emerge una grande nostalgia, che scaturisce dalla consapevolezza che l'eccezionalità di Mendel, nella gretta società in cui è costretto a vivere, non può che procurare una condanna, un'emarginazione vergognosa. Eppure Mendel e i suoi infiniti libri, la sua straordinaria memoria, le sue abitudini sacre, appaiono come la sanzione del potere da sempre più forte della letteratura, capace di dare immortalità anche agli ultimi, se di essi essa parla.
Una storia che commuove, che suscita, in poche pagine, sensazioni contrastanti e che dipinge il potere dei libri e del rapporto che chi li ama instaura con questi oggetti comuni, eppure pieni di mondi, parole, sentimenti, sapere. Non posso dire di più, se non aggiungere che, di fronte a questo piccolo capolavoro, cede anche la mia naturale conflittualità col racconto breve. A Zweig, per il suo Mendel non occorreva una parola di più.
Lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi; il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano.
C.M.

8 commenti:

  1. Mi hai messo su una voglia di vederlo che già mi immagino in libreria a ordinarne una copia...;-)
    Poi io prediligo i racconti, spero di leggerlo presto e dirti la mia su questo Mendel dei libri, Mendel dei libri, Mendel dei libri...ecco. Ci sono dentro! =D

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    1. Haha, adesso capisci cosa ho provato fino a che non l'ho avuto tra le mani?!? Non ti pentirai di questa scelta, ne sino sicura! Buona lettura! :D

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  2. Bella recensione! E io che, letto il titolo, avevo pensato allo scienziato della leggi sulla genetica e nella mia mente aveva subito preso forma una storia intricatissima di incroci tra pagine di libro e cose simili ;D

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    1. Potrebbe essere un'altra interessante storia da scrivere! ;)

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  3. Unicamente per la citazione che hai scelto, va letto!!! *__*
    Bella recensione (al solito :D)!

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    1. Sarebbe stato tutto da citare! Grazie e buona lettura! :)

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  4. Risposte
    1. E sei la principale responsabile della mia curiosità verso questo libricino! :)

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