martedì 7 luglio 2015

Esta(r)te: le giornate più lunghe raccontate da poeti e pittori

L'estate, le sue lunghe giornate e, per i più fortunati, tanto tempo da ingannare e in cui evitare il più possibile di boccheggiare. Sebbene il periodo delle vacanze sia quello che trascorre più rapidamente, i singoli giorni si dilatano nell'aria torrida, dissolte nei miraggi della calura. Le notti afose, le mattine indolenti, i pomeriggi sonnecchianti e le sere che si popolano di luci, suoni, frescura e zanzare.
La poesia e la pittura rappresentano con efficacia questi momenti fra quiete e abbandono, scandendo la giornata attraverso parole e pennellate che raccogliamo qui in un'ideale giornata interartistica, dal mattino al pomeriggio, dalla sera alla notte.
I risvegli estivi sono particolarmente pigri, spesso caldi fin dall'alba, i suoni ovattati dal peso della calura che non ha fatto in tempo a svanire nella notte. Le aurore appaiono roventi ma silenziose, i suoni tardano ad ergersi, quasi timorosi di essere zittiti e alcune azioni strettamente legate al sorgere del sole sembrano quasi eroiche, come un primo tuffo al mattino o l'inizio del lavoro dei pescatori. Lo raccontano bene Sandro Penna e Max Pechstein, che sembrano dialogare nell'accostamento di Se una notte d'estate alla Barca al sorgere del sole:

Sandro Penna, Se la notte d'estate

Se la notte d'estate cede un poco
su la riva del mare sorgeranno
- nati in silenzio come i suoi colori -
uomini nudi e leggeri che vanno.
Ma come il vento muove il mare, muovono
anche, gridando, gli uomini le barche.
Sorge sull'ultimo sudore il sole.

Max Pechstein, Barca al sorgere del sole

Nel passaggio dal buio della notte alla luminosità di un giorno rovente avviene, nei versi di Penna, un movimento: l'avvicendamento dei mitici carri della Luna e del Sole è qui tramutato in un'aurora umana, fatta di uomini che nuotano nudi o che si preparano alla giornata di duro lavoro. Il contrasto fra la quiete e il movimento è presente anche in Pechstein, nel suo accostare colori caldissimi alla macchia fredda centrale costituita dalla barca, ancora addormentata, dal mare a poco a poco indorato e dall'ombra dello scafo, destinata ad avvicinarsi sempre più al fuoco della tela.
Il languore estivo è ben descritto nell'Estiva di Vincenzo Cardarelli, con mattinate infinite, umide di una stagione che sembra voler durare in eterno, prolungando le giornate e rendendo apparentemente infinita la vita.

Vincenzo Cardarelli, Estiva

Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini,
dell'albe senza rumore -
ci si risveglia come in un acquario -
dei giorni identici,astrali,
stagione la meno dolente
d'oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca;
stagione estrema,che cadi,
prostrata in riposi enormi;
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell'ordine che procede
qualche cadenza dell'indugio eterno.
Questo stato di atemporalità e di "riposo enorme" non può non ricordarci il pigro giacere delle fanciulle di Frederick Carl Frieseke (in particolare in Estate, del 1919), ma soprattutto il riposo dei lavoratori devotamente dipinti da Van Gogh mentre dormono all'ombra dei covoni di grano in Riposo meridiano (1890). Anche in questo caso una duplice associazione fra chi nella stagione più calda può godere di qualche momento di svago e chi è costretto ad un lavoro doppiamente faticoso sotto la canicola.

Vincent Van Gogh, Riposo meridiano (1890)

Se il più famoso ritratto poetico del pomeriggio estivo è quello di Eugenio Montale in Meriggiare Pallido e assorto, versi scevri di esistenzialismo e abbandonati al piacere dei silenzi e dei suoni della bella stagione sono scritti da Umberto Saba, in Meriggio d'estate:

Umberto Saba, Meriggio d'estate 

Silenzio! Hanno chiuso le verdi
persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme
della tua gloria, o sole!
Bisbigliano appena
gli uccelli, poi tacciono, vinti
dal sonno. Sembrano estinti
gli uomini, tanto è ora pace
e silenzio... Quand'ecco da tutti
gli alberi un suono s'accorda,
un sibilo lungo che assorda,
che solo è così: le cicale.
E silenzio troneggia nel luminoso Pergolato di Silvestro Lega (1868), nel caldo riposo delle quattro donne sedute all'ombra, attorno alle quali sembra di udire solo il verso delle cicale descritto da Saba, in un'immobilità ben descritta dalla tecnica a macchie della pittura, che quasi traduce lo scioglimento nel torpore e nel bollore del pomeriggio.

Silvestro Lega, Il pergolato (1868)

Alle elevate temperature si deve far fronte con un tuffo in acqua: la nuotata di Giosuè Borsi (1888-1915) si trasforma in un'impresa mitica, mentre l'abbraccio delle onde richiama le figure leggendarie dei tritoni, in un poetare classicista che trasfigura il nuotatore nella figura di un fregio antico.

Giosuè Borsi, Il nuoto

Godo se arditamente in te mi tuffo,
o mare che sciabordi e che scintilli
e se di perle onusto e di berilli
scuoto emergendo Il gocciolante ciuffo.
Godo se co' tuoi flutti aspri m'azzuffo
alternando e mescendo risa e strilli,
e se le gocce amare che mi stilli
col mio labbro salato allegro sbuffo.
Godo se il braccio con un gesto largo
e il piede nell'alterna vece istrutto
muovo sì, che le schiume intorno spargo,
e ad imo e in cresta all'ampio cavallone
glauco, trascorro lo squamoso flutto,
pari al salso tubicine Tritone. 
Georges Seurat, Bagnanti ad Asniéres (1883-1884)

E anche se non è il mare ma la Senna il luogo presso cui si ritirano più spesso i bagnanti dei dipinti, i nuotatori più celebri della storia dell'arte sono probabilmente i Bagnanti ad Asnières dipinti da Georges Seurat fra il 1883 e il 1884. Anche in questo caso la tecnica della pittura divisionista, nello specifico quella puntinista, accentua la luminosità della scena, quasi ammantando le figure con l'aria opacizzante bruciata dal sole.
Ma il caldo infuria, e le speranze della frescura sono riposte nella sera, aspettata e venerata col suo seguito di stelle e il brulichio delle lucciole. Questa palpitante attesa è estesamente descritta da Gabriele D'Annunzio ne La sera fiesolana, ma al suo opposto, in una concentrazione ermetica, si colloca un brevissimo componimento di Quasimodo che la descrive in modo altrettanto suggestivo.

Salvatore Quasimodo, Estate

Cicale, sorelle, nel sole
con voi mi nascondo
nel folto dei pioppi
e aspetto le stelle.

Edvard Munch, Notte d'estate

Ritorna così la notte, una notte placida come quella dipinta da Edvard Munch, con il mare che riverbera il profilo della luna fino alla costa. Scendono le tenebre punteggiate di stelle e riprende il ciclo dei giorni, che, illudendo gli uomini con la loro lentezza e con la loro oziosità, sottraggono alla vita momenti preziosi, lasciano approssimare la fine del sogno della bella stagione e, con esso, della giovinezza.

C.M.

4 commenti:

  1. Risposte
    1. Grazie, Paola! Le ho viste e non ho saputo resistere: fanno così estate!

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  2. Bella la scelta che hai fatto per questi accostamenti poetici-pittorici. Altrettanto belle le tue spiegazioni. Indovinatissimo l’abbinamento tra Cardarelli e Van Gogh. I versi di Quasimodo sono, come al solito, tanto brevi quanto meravigliosi.

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    1. Io mi sono innamorata della poesia di Penna, che mi ha immediatamente ricordato il quadro di Pechstein... e questo post mi ha dato l'occasione di parlare un po'di poeti italiani contemporanei, argomenti poco o per nulla battuti nei miei studi classicisti, ma che meritano.

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