lunedì 24 agosto 2015

Kafka sulla spiaggia (Murakami)

E si ritorna finalmente alle recensioni letterarie, si ritorna a Murakami, con un romanzo che ha quasi rischiato di scalzare in preferenza Dance Dance Dance. Kafka sulla spiaggia, scritto nel 2002 e divenuto negli anni uno dei libri più letti e amati dello scrittore giapponese, torna alle atmosfere del Realismo magico, chiedendoci di accogliere uno dei patti letterari più complessi di sempre: al suo lettore Murakami richiede una fiducia che non ammette domande, tanto meno la ricerca di spiegazioni logiche o la ricomposizione dei fili tesi all'inizio e nel mezzo del racconto.

L'intreccio di Kafka sulla spiaggia è complesso, perché costituito dall'intersezione delle vicende di due personaggi e dei diversi piani temporali della loro storia e di quella dei loro compagni di avventura. Da un lato c'è Tamura Kafka, un quindicenne fuggito di casa che si maschera dietro al nome dello scrittore sia per ossequio alla sua figura sia per la corrispondenza del suo alter ego psichico, il 'ragazzo chiamato Corvo' (kafka, in lingua ceca, significa 'corvo'). Scappato da Tokyo per lasciarsi alle spalle un padre folle e oppressivo, unico familiare rimastogli dopo l'abbandono da parte della madre, e la terribile profezia da lui enunciata, Tamura si ritrova a Takamatsu e, in particolare, nella biblioteca Kōmura, dove incontra Ōshima, che immediatamente entra in sintonia con lui e riesce a comprendere il suo disagio, e l'attraente signora Saeki, che porta il peso di un grande dolore provato in gioventù. Dall'altra parte c'è Nakata, un anziano che vive da anni in solitudine e che non sa né leggere né scrivere in conseguenza del coma in cui è caduto da bambino, in seguito all'improvvisa perdita di sensi di tutta la sua classe durante una gita in montagna ai tempi del secondo conflitto mondiale; Nakata, ingenuo e semplice, rivela straordinarie capacità (come quella di parlare con i gatti o scatenare particolari precipitazioni) che riescono ad affascinare il camionista Hoshino, che decide di accompagnarlo nel suo viaggio alla ricerca della misteriosa 'pietra dell'entrata', senza sapere che Nakata, lasciando Tokyo, si allontana dalla scena di un delitto che è stato costretto a commettere.
Murakami ci offre una storia fatta di bambini adulti (tale è Tamura) e adulti bambini (Nakata), entrambi protagonisti di eventi che sembrano essere stati predisposti per loro e solo parzialmente frutto di una scelta. E così Tamura crede di riconoscere la madre nella signora Saeki, senza per questo riuscire a resistere alla sua seduzione, e la sorella nella giovane Sakura, che gli offre aiuto al suo arrivo a Takamatsu. Nakata, invece, è come spinto da una corrente verso un destino che fa di lui il proprio strumento, sa sempre dove andare e, al momento opportuno, appaiono i segnali che gli indicano cosa fare. Tamura e Nakata non si incontrano mai, ma partecipano allo stesso, importantissimo gioco, che li mette di fronte ad un Fato in cui si mescolano reminescenze classiche (in particolare tragiche ed edipiche), affascinanti leggende giapponesi e spiritismo: entrambi sono in comunicazione con mondi diversi e sanno muoversi, più o meno consapevolmente, fra le modernissime città giapponesi, le strade e i ristoranti di Tokyo e una realtà onirica fatta di apparizioni, voli spirituali e incontri con morti viventi. La chiave è la 'pietra dell'entrata', un misterioso quanto anonimo sasso che, però, ha il potere di determinare gli equilibri fra i due mondi e coloro che li popolano, equilibri che pericolosi personaggi come l'uomo ucciso da Nakata vogliono turbare e manipolare.
Il mondo parallelo è un intricato labirinto eretto dall'inconscio, dalle passioni, dai desideri, dal rimpianto e dai ricordi, quelli che la signora Saeki, eternamente legata al suo amore di gioventù, definisce elementi capaci di agire all'interno del corpo, scaldandolo o lacerandolo. E in questo labirinto si agitanto le paure e le speranze, spesso legate fra di loro, ma tutt'altro che limitate alla psiche del singolo: in Kafka sulla spiaggia si spalancano le porte di una dimensione magmatica che contiene e mescola le sorti di tutti gli esseri viventi, alterandone le identità e la capacità, mettendoli in comunicazione al di là dello spazio e del tempo e incrociandone i destini. Eppure questa immersione nella spiritualità non è un'illuminazione che possa ricordare quella di Buddha o di Dante: qualcosa si svela, gli equilibri si ricercano e, misteriosamente si trovano, ma ad ogni apparente progresso verso una rivelazione e un senso siamo risospinti indietro, laddove non hanno valore i giudizi, la logica, il bisogno di sapere.


Chi conosce Murakami, sa di non doversi aspettare armoniche ricomposizioni, morali consolatorie o anche solo conclusioni coerenti, anzi, sa di non doverle proprio cercare, anche se l'autore gioca mirabilmente a disseminare indizi che accrescono la curiosità e ci portano a cercare una sorta di pistola di Čechov che funga da chiave per entrare nel mistero e interpretarlo in ogni sua piega. Non tutti i narratori possono permettersi una simile negligenza ai canoni della narrativa tradizionale, e quello del Realismo magico è un filone che mette a dura prova questo diritto. Ma in Murakami la struttura regge, ed è questo che fa dell'autore giapponese un grande esponente della letteratura contemporanea.
Quando, dopo una cena leggera, torno sulla veranda, il cielo è ricoperto di stelle. Anzi, più che ricoperto, ne è disseminato, come se le stelle vi fossero state sparse a casaccio. Neanche al planetario ne ho mai viste tante. Alcune sono enormi, e sembrano vivere. Si ha l’illusione, allungando la mando, di poterle toccare. È una visione di una bellezza che toglie il fiato.
Ma non è solo bella. Sì, penso, le stelle, come gli alberi della foresta, vivono e respirano. E mi osservano. Sanno quello che ho fatto, e quello che sto per fare. Non c’è niente che sfugga al loro sguardo. E sotto questo cielo stellato, di nuovo vengo assalito da una violenta paura. Il mio respiro si fa affannoso, e il cuore mi batte a precipizio. Ho sempre vissuto sotto gli sguardi di una quantità così spaventosa di stelle, senza mai accorgermi della loro presenza. Non credo di avere mai pensato seriamente alle stelle. Ma oltre alle stelle, quante ancora saranno le cose di cui non mi accorgo e che non conosco? Se ci rifletto, vengo invaso da un senso di impotenza senza rimedio. Un senso di impotenza da cui no potrò mai fuggire, ovunque vada.
C.M.

31 commenti:

  1. Mi spiace ma non posso leggere questo post, prima devo terminare il libro. Siccome anche io scriverò una recensione del romanzo, non voglio essere influenzata da altri.
    Sei stata una lettrice velocissima, complimenti. Io sono ancora alle prime pagine.

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    1. Più che altro sono stata, nell'ultimo mese, una lettrice liberissima, e Murakami mi trascina sempre in una rapida corsa attraverso le sue pagine. Ti aspetto e verrò a leggerti quando avrai terminato anche tu libro e recensione!

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  2. Ciao Athenae, confesso a mia ignoranza. O forse te l'ho già detto che non ho mai letto autori giapponesi?
    Purtroppo però :)))) quello che hai scritto sopra mi incuriosisce davvero tanto e mi sa che prima di spegnere il pc, qusto titolo finisce nella lista dei desideri inn attesi del gruzzolino.... troppo esiguo ora per l'elenco.

    E' comunque il genere di libro che mi intriga molto.
    Ciao e grazie!

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    1. Sono contenta di averti dato un suggerimento che incontra la tua curiosità, Murakami è un abile narratore, mi sento di consigliarlo a chi ha voglia di mettersi in gioco e buttarsi in un labirinto letterario.
      Comprendo il tuo temporeggiare sugli acquisti: anch'io mi sto imbattendo in parecchi consigli librosi cui non so quanto potrò resistere, ma che devo mettere da parte, almeno fino a che non avrò un po'ridotto la pila dei libri che attendono di essere letti! :)

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    2. Anche la pila deilibri da leggere influisce.. sì, anche quella!

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    3. Praticamente è la rappresentazione della mia coscienza! :P

      ps. In merito alla questione che mi ponevi nel seguito del commento ho pensato di risponderti privatamente tramite g+.

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    4. La coscienza... non ci avevo pensato! Però... come capro espiatorio è perfetta!
      Ok, grazie!

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    5. E appellarsi alla coscienza fa fare sempre bella figura, anche se, in fondo, siamo viziosi e prima o poi la ignoriamo! XD

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  3. Apprezzo molto Murakami e fatico ad associarlo al sottogenere del realismo magico. So che vi è stato inserito da molti critici, pure in Wikipedia se ne trova riscontro.
    Credo che volendo cercare a tutti i costi una definizione per la sua scrittura, si possa definirla onirica, nella misura in cui l'autore cerca di smuovere il suo lettore e di condurlo alla perlustrazione della propria coscienza. Ben distante quindi dalle tematiche tipiche di Marquez o dell'Allende - epicità, politica, appartenenza a una comunità. In Murakami, no: c'è l'individuo alle prese con se stesso, perso (o forse no, è soltanto un'impressione) nei meandri dell'inconscio.
    Non ho ancora letto questo titolo!!! *__*

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    1. Vero, ma quella di Realismo magico è un'etichetta parecchio usata per Buzzati, che con Murakami ha molto in comune, sia dal punto di vista della traduzione di moti dell'inconscio in figure e situazioni apparentemente reali, sia nella normalità di un dialogo uomo-animale (tanto per citare delle costanti). Sarà che li ho letti entrambi di recente, anzi, negli ultimi anni li ho affrontati quasi in maniera intrecciata, quindi l'associazione mi è venuta spontanea... Onirico è un aggettivo che invece ho visto accostato a Murakami sin dall'inizio, comunque a ragione!
      Se già ami l'autore, non puoi farti mancare questo titolo! :)

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    2. Buzzati! Ho da parte, in attesa per i soliti motivi di tempi di lettura :D, La boutique del mistero... e se mi scrivi ciò! :P Ma come si fa a leggere tutto??? XD

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    3. Purtroppo non si può, e questa cosa mi fa diventare matta! XD

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  4. Avendo giá letto varie recensioni dei libri di Murakami, nella mia wish list ci sono giá diverse sue opere. Ora, poi, che leggo che è paragonabile a Buzzati, sotto certi aspetti, mi viene ancora più voglia! @Glò: la boutique del mistero è carino, ma per me come Il deserto dei tartari non ce n'è!

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    1. Sono d'accordo, Il deserto dei Tartari è insuperabile, forse non solo all'interno dell'opera di Buzzati. Se sei appassionato dell'autore bellunese, dopo la lettura di Murakami sarei curiosa di sapere se ti riconosci nell'analogia: mi ha fatto pensare ad un accostamento fra i due l'atteggiamento del tutto pacato nei confronti dei mondi che si incontrano, quello reale/quotidiano e quello onirico/favolistico (anche se le ambientazioni e le soluzioni sono molto diverse)... hanno entrambi, a mio avviso, la capacità di raccontare questa fusione senza bisogno di doverci spiegare nulla, ottenendo la fiducia del lettore in modo spontaneo e totale.

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    2. Ecco, quando qualcuno mi spiega le cose in questo modo, mi viene ancora più voglia di leggere! Quale libro di Murakami mi consigli, per iniziare?

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    3. Dunque, il mio percorso è stato La fine del mondo e il Paese delle meraviglie, Dance dance dance, Nel segno della pecora, Norwegian Wood e, infine, questo (tutti, tranne il primo, sono recensiti alla voce "Murakami").
      Il mio preferito, quello in cui Murakami ha secondo me dato il meglio, è Dance dance dance, anche se questo sarebbe il seguito di Nel segno della pecora e a volte c'è qualche particolare che si capirebbe meglio leggendoli nel giusto ordine.
      L'associazione con Buzzati si è imposta particolarmente con Kafka sula spiaggia, quindi potrebbe essere il miglior modo per iniziare, a patto che, se ne sarai conquistato, tu poi legga anche gli altri, almeno quelli più fortemente "onirici"! :)

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    4. ok, i titoli sono davvero tanti. Avevo letto una bella recensione anche di L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio. Vedrò da cosa partire. Grazie dei consigli!

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    5. Quello mi manca, ma sono curiosa di leggerlo anch'io! Su qualsiasi titolo ricada la tua scelta, ti auguro buona lettura! :)

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    6. Rieccomi! ^^
      In verità ho letto Il deserto dei Tartari al liceo, come lettura estiva: so che mi colpì moltissimo, ho in mente anche il film di Zurlini (molto bello!), ma ricordo poco (sarà l'età anche, eh XD). E infatti pensavo che finirà tra i progetti di rilettura (assieme, ad esempio, a Memorie di Adriano).
      Mi incuriosiva adesso leggere la raccolta per il rapporto possibile con Murakami *__*
      Aggiungo una postilla: leggete L'uccello che girava le viti del mondo, non come prima lettura in assoluto e forse nemmeno come seconda dell'autore, e farete una grandissima esperienza, ché si va oltre la semplice lettura!

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    7. Grazie, Glò, me lo segno, sono troppo curiosa adesso! ^_^

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  5. Tentatissima di leggerti, ma devo trattenermi, non voglio alcuna influenza sulla mia lettura in corso (e tu sai che stimo l'Athenae Noctua pensiero). Alla fine del mio "viaggio" scriverò e poi confronteremo queste nostre "visioni". :-)

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    1. Appena finito il mio articolo sono venuta a leggere il tuo e ho trovato diverse cose interessanti, come era ovvio. :-)
      Quella "pistola di Checov" ho riscoperto proprio in questo romanzo (incredibile come possa sedimentarsi un ricordo lontano, al punto da sembrare essere dimenticato). Trovo che il suo "realismo magico" sia spiazzante e attraente.

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    2. Non mi è chiaro il riferimento alla "pistola di Checov" in relazione a Kafka sulla spiaggia, ma è buffo che il concetto si sia riproposto alla mia attenzione anche con 1Q84, anche quest'ultimo una bellissima prova di realismo magico!

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  6. Devo dire che ho una discreta raccolta di libri di Murakami, tutti in formato ebook, non mi sono mai cimentato per vari motivi,con questa tua recensione mi hai messo la voglia di provare. Grazie per la dritta.

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    1. Se li hai già non esito ad insistere perché tu li legga. Poi fammi sapere!

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  7. Questo libro giace ignorato su uno dei miei scaffali da un tempo che non mi spiego. Non so perché ma ogni volta che stava per arrivare il suo momento sopraggiungeva sempre qualcos'altro e lo superava nella mia priorità di lettura.
    Pare proprio che il suo destino sinora sia stato ingiusto...

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    1. Non faccio fatica a capirti, è una cosa che capita spesso anche a me, anzi, credo di avere il record per il libro vittima di sorpassi: ho I piccoli maestri di Meneghello sullo scaffale da almeno otto anni! E comunque, come scrivevo a Massimiliano, esorto anche te alla lettura, dato che il libro già c'è!

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  8. Ma che bellissima recensione! ^_^
    A suo tempo avevo adorato questo libro, tanto che rimane ancora tra i miei preferiti - non solo di Murakami, ma in generale - e ogni tanto mi viene voglia di riprenderlo in mano..
    Quanta meraviglia c'è in Haruki...e quanta ne riesce a tirar fuori.. :))

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    1. Sono d'accordo: Murakami genera meraviglia, e sa farlo attingendo a scenari e situazioni reali, senza far stridere l'incontro fra la concretezza e la fantasia! :)

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