mercoledì 20 gennaio 2016

Macbeth (Shakespeare)

Ammetto di aver scelto di leggere Macbeth perché richiamata all'ordine dall'uscita del film, nel senso che la preparazione pre-sala cinematografica è stata un buon pretesto per smettere di rimandare la lettura di Shakespeare e di questo dramma in particolare. Poi ci si è messo Scratchbook, con l'iniziativa della #maratonashakespeariana (di cui Macbeth costituisce la prima tappa), e l'entusiasmo non si è più placato.
Fra le battute di Macbeth ho conosciuto un volto di Shakespeare che mi è decisamente più congeniale rispetto a quello associato a Romeo e Giulietta, testo che non mi ha mai particolarmente affascinata, contrariamente a quanto si potrebbe pensare per la sua fama. 
Il Bardo è qui più vicino ai toni e alle atmosfere dell'Amleto che già mi aveva colpita al liceo con la profonda analisi dei moti dell'animo umano, con l'esplosione delle sue passioni e la lacerazione operata dalle sue contraddizioni; ma c'è di più, perché all'approfondimento di una storia umana (quella di Macbeth, ma anche della sua regina), Shakespeare unisce le ambientazioni storiche e la scelta di rendere protagonisti uomini di potere, accentuando il contrasto fra lo slancio titanico di un sovrano e il senso di giustizia che ad esso finisce per cedere.
Se un atto, una volta compiuto, fosse in sé concluso,
rapidamente sarebbe consumato: se l’assassinio
potesse sfuggire alle sue conseguenze e afferrare
l’obiettivo raggiunto; se questo colpo
potesse essere di tutto principio e fine,
su questa sponda secca del tempo
rischieremmo la vita. Ma in questo modo
ci aspetta il giudizio; perché insegniamo
il sangue, che, insegnato, ritorna
a contaminare l’insegnante: quest’equa giustizia
porge gli ingredienti del calice da noi avvelenato alle nostre stesse labbra.
Il dramma, suddiviso in cinque atti, inscena la vicenda di Macbeth di Scozia, generale vincitore, assieme al fido Banquo, sulle truppe di Norvegia e Irlanda. Dopo la battaglia a Macbeth e Banquo appaiono tre streghe, le Sorelle Fatali, le quali predicono a Macbeth il suo destino di re e a Banquo quello di essere padre di un futuro sovrano. Scosso dalla profezia, Macbeth si confida con la moglie, raccontandole l'accaduto in una missiva, e Lady Macbeth diviene per prima consapevole della necessità di far avverare il vaticinio: sarà lei stessa a far pressione sulla debole volontà di Macbeth, troppo incline agli scrupoli della moralità, affinché conquisti il regno che è a lui destinato. Tentato da Lady Macbeth, il generale fa assassinare il re Duncan mentre è ospite nel suo palazzo ad Inverness, facendo ricadere la colpa sulle sue guardie, cadute in un sonno profondo grazie ad un sonnifero preparato dalla moglie. Versato una prima volta il sangue in nome del potere e irretito dal delirio della sua regina, Macbeth fa uccidere Banquo e ordina l'assassinio del figlio di questi che, però, riesce a sfuggire all'agguato dei sicari. L'apparizione del fantasma di Banquo, tuttavia, inizia a far vacillare Macbeth, che, al pari della sposa, cade preda del delirio, dei mostri generati dal sangue e della paura che il potere conquistato al prezzo della dannazione possa essergli sottratto. Saranno le streghe a svelare a Macbeth, attraverso l'evocazione di tre fantasmi, il futuro del suo regno: la sua fine giungerà quando il bosco di Birnan avanzerà sulla fortezza di Dusinane, grazie ad un uomo non nato da una donna.
Vieni, o densa notte, e ammantati del più grigio fumo dell’inferno,
che la mia lama affilata non veda la ferita che apre
e che il cielo non penetri il drappo dell’oscurità
per gridare «Ferma, ferma!»
J.S. Sargent, Ellen Terry
come Lady Macbeth
(1889)
Macbeth è di certo una delle tragedie più note, lette e apprezzate di Shakespeare, e, a lettura ultimata, non faccio fatica a capire il motivo del suo successo. Il testo è complesso e linguisticamente articolato con una sorprendente aderenza ai moti di una mente dalle forti passioni e dalle indescrivibili paure: Shakespeare non è il drammaturgo della psicologia, giacché questa definizione ci porterebbe su un piano troppo attuale, quanto il mediatore fra la tragedia antica, con la sua ieraticità e con la sua chiara distinzione fra ciò che è legittimo e ciò che non lo è, e il pensiero moderno, fatto di disorientamento, terrore, contraddizioni insanabili e impulsi autodistruttivi. La scrittura del Bardo è la voce perfetta, quasi naturale, del delirio dell'essere umano sconvolto da se stesso, una traduzione degli scossoni di un corpo preso dagli spasmi dello spavento e dalle convulsioni del desiderio di potere e nella solennità di un'anima che, pur ghermita dalla morsa dell'orrido e del peccaminoso, non cessa di affermare la propria solennità in momenti di fortissimo pathos in cui il cuore di Macbeth sembra dialogare direttamente con quel Cielo che spera distolga gli occhi dai suoi crimini e non penetri il manto nero che li deve nascondere.
Stelle, spegnete le vostre fiamme,
non illuminate i cupi, profondi miei pensieri:
l'occhio non scorga la mano; ma si compia ciò che l'occhio
avrà orrore di vedere una volta compiuto!
Macbeth, inoltre, ha il pregio di restituire un'atmosfera calzante alla tragedia: castelli cupi, bagliori di fiammelle, streghe che cantano nell'ombra i loro incantesimi, apparizioni di spettri, pozze di sangue e il suono dei corni di guerra avvolgono il lettore in un vortice di emozioni amplificate, anche se concentrate in un libricino e non agite su un palcoscenico.
Forte dell'esperienza più che positiva di questa lettura, proseguirò la maratona i compagnia degli amici di Scratchbook e invito tutti voi a partecipare alla splendida iniziativa nell'apposito spazio Facebook in cui possiamo scambiare impressioni e consigli per conoscere e capire meglio la meravigliosa arte di Shakespeare in questo quarto centenario dalla sua morte.
Domani, domani e domani,
avanza a poco a poco, giorno dopo giorno
verso l’ultima sillaba del copione,
e tutti i nostri ieri avranno illuminato a degli sciocchi
la polverosa via della morte. Spegniti, spegniti, breve candela!
La vita non è che un’ombra che cammina, un povero attore
che si pavoneggia e s'agita sulla scena per il tempo assegnato,
e poi nulla più s’ode: è un racconto
narrato da un idiota, pieno di rumori e strepiti
che non significano nulla.
J.H. Füssli, Le tre streghe

C.M.

8 commenti:

  1. Non so se l'edizione della Feltinelli sia di Agostino Lombardo, ma se puoi scegli sempre la sua. Nessuno ha mai tradotto così bene Shakespeare ( e studiato ), come lui.
    Riguardo a "Macbeth" è sicuramente tra le opere più belle insieme alle altre tre tragedie. Bello il personaggio di Lady Macbeth, per non parlare della scena del bachetto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In realtà io ho usato una la traduzione di Goffredo Raponi disponibile liberamente online, ma così, a istinto, avessi comprato un'edizione cartacea, avrei scelto questa. Le traduzioni qui presenti sono mie, elaborate un po'con l'occhio al testo, un po'sulla base di qualche rimembranza scolastica, perché la traduzione di cui mi sono servita non mi piaeva molto, e nei passaggi cruciali ho cercato il contatto con l'originale.

      Elimina
  2. Affascinata dalla tua esposizione, molto puntuale e precisa, credo che anche io rispolvererò Macbeth al quale mi sono accostata ai tempi del liceo, mooolti anni fa :-))
    E' strano come possa tornare vibrante la necessità di calarsi di nuovo nelle atmosfere dei grandi libri della letteratura. Forse perché delusi, (almeno io) dalla "letteratura" contemporanea?
    Convengo, la maestosità della drammaturgia di Shakespeare è ben rappresentata in Amleto e Macbeth, più che in Giulietta e Romeo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io mi rifugio spesso nei classici anche per diffidenza verso quanto si scrive oggi, sebbene stia superando questo mio limite a poco a poco. Ma la grande Letteratura ha sempre la sua attrattiva ed è una calamita per chi cerca forti suggestioni! :)

      Elimina
  3. Non le ho ancora lette tutte, ma finora "Macbeth" è l'opera di Shakesperare che preferisco. Ne avevo parlato anche sul mio blog. Amo come sono ritratte le passioni negative, che sono così terribili da essere paragonate alla magia nera da Lady Macbeth, ma riescono allo stesso tempo ad essere vicine e comprensibili al lettore/spettatore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero, è impressionante la vitalità dello stile di Shakespeare, sembra di sentire la vibrazione delle sue parole e, con esse, delle pulsioni che esse rappresentano... è semplicemente perfetto!

      Elimina
  4. "...e il pensiero moderno, fatto di disorientamento, terrore, contraddizioni insanabili e impulsi autodistruttivi".
    Del tuo commento al testo mi piace in particolare questo passaggio, suscita in me una riflessione. In questo nostro tempo vediamo in Macbeth la possibilità concreta di un'opera trasversale e universale, questo l'aspetto più straordinario.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È di certo universale, una perfetta tradizione della complessità: l'immortalità di Shakespeare non è meno motivata di quella di Dante, per seguire il filo rosso che abbiamo iniziato a svolgere dal tuo blog.

      Elimina

La tua opinione è importante: condividila!