venerdì 22 luglio 2016

Sulla spiaggia con... Sorolla

Quando penso al binomio mare-arte, la mia memoria corre immediatamente ai grandi dipinti di paesaggi oppure alle scene di bagnanti. In particolare, fra queste ultime, mi catturano le immagini assolate restituiteci dalle tele del pittore Joaquín Sorolla y Bastida (1863-1923), che all'inizio del Novecento raffigura in molte delle sue opere le spiagge del Mediterraneo e i personaggi che le affollano, regalandoci un originale spaccato della Belle Époque.

Joaquín Sorolla, Corsa lungo la spiaggia (1908)

Si tratta principalmente di donne e bambini, catturati dal pennello nel momento in cui entrano o escono dall'acqua, si rincorrono, passeggiano sulla battigia o si lasciano investire dal vento carico di salsedine mentre fissano le onde. In qualche caso Sorolla dedica la sua attenzione anche a chi grazie al mare sopravvive, ed ecco che nei suoi dipinti fanno la loro comparsa i pescatori con i loro strumenti e le loro barche.

Joaquín Sorolla, I pescatori di Valencia (1895)

Joaquín Sorolla, La nipotina (1908)

La particolarità di queste opere risiede, oltre che nella loro ambientazione lungo le coste spagnole e francesi, nell'utilizzo di colori chiarissimi per l'incarnato e soprattutto gli abiti dei personaggi, in contrasto con il blu e l'azzurro del mare. Il risultato è un gradevole e armonico insieme di forme e tonalità che si illuminano a vicenda, restituendo il clima e il calore delle spiagge mediterranee. L'indefinitezza del tratto pittorico, che fa sì che per Sorolla si parli di Postimpressionismo, accentua questa comunione fra l'ambiente marino e l'essere umano che in esso cerca ristoro e divertimento.

Joaquin Sorolla, Dopo il bagno (1908)
Se, infatti, con i Pescatori di Valencia (1895) si avverte quasi un intento realistico da parte di Sorolla, intento a rendere i dettagli delle reti e degli abiti dei lavoratori, nei dipinti del decennio successivo si nota invece l'esigenza di superare questa prospettiva.
Il tratto diventa più denso, la resa del mare è meno fotografica, le espressioni dei visi si sciolgono. Addirittura il moto delle onde pare assimilarsi al panneggio delle vesti, come appare evidente nel confronto fra la tela Dopo il bagno (1908), che ritrae una giovane donna prontamente rivestita di un telo bianco da un uomo preoccupato dalla trasparenza sensuale dell'abito bagnato, e la celeberrima Passeggiata in riva al mare (1909), nella quale sono immortalate la moglie, Clotilde García del Castillo (con un ombrellino in mano e il velo scompigliato dalle raffiche), e la figlia Maria, primogenita diciannovenne del pittore. Se nel primo dipinto la piega fitta della veste fermata dall'acqua che la intride viene replicata nel tratto ravvicinato che definisce le onde, nel secondo abiti e mare sono schiacciati e stirati dal vento.

Joaquín Sorolla, Passeggiando in riva al mare (1909)

Questa sorta di simbiosi accentua la fusione fra personaggi e ambiente marino, portata all'estremo nel prismatico amalgama delle carni e delle sfumature marine dei Bagnanti (1905) e nell'affollatissimo Sulla spiaggia (1910), dove, in assenza dell'acqua, l'elemento con il quale uomini, donne e bambini sprofondano è la sabbia, che richiede per gli abiti una tavolozza diversa, in cui spuntano diverse tonalità di azzurro e blu, nonché il rosa e il viola.

Joaquín Sorolla, Bagnanti (1905)

Joaquín Sorolla, Sulla spiaggia (1910)

Se nel precedente dipinto fa la sua comparsa il libro, un altro tipico oggetto delle vacanze e della spiaggia è posto tra le mani di Maria in Istantanea (1906): la ragazza, seduta su una collinetta di sabbia investita dal vento sulla spiaggia francese di Biarritz, tiene in mano una piccola macchina fotografica, probabilmente una Pocket Kodak (prodotta a partire dal 1896) e sembra quasi che l'introduzione di questa nuova tecnica di cattura delle immagini, che si sostituisce all'immediatezza ricercata dagli Impressionisti nella resa delle luci e delle forme di un preciso momento, segni il passaggio dalla rappresentazione pittorica della vita dei bagnanti all'affermazione della fotografia come il più acclamato oggetto della villeggiatura.

Joaquín Sorolla, Istantanea (1906)

C.M.

8 commenti:

  1. Meraviglia! *__* Ammetto di aver riconosciuto alcuni dei dipinti che ci hai presentato, non mi ero però mai soffermata sull'artista e dunque questo è un gradevolissimo approfondimento!
    Mi intriga (in senso proprio) Sulla spiaggia :O

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    1. Sono lieta di aver contribuito a soddisfare una curiosità inespressa! :)

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  2. Da restare incantati dinanzi a queste immagini. Si percepisce la freschezza del mare, quel vento e la sensazione di calore sulla pelle.

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    1. Esatto: è incredibile come Sorolla riesca a rendere sulla tela tutto ciò che per l'arte è impalpabile...

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  3. Ciao, Cristina! Purtroppo ho avuto da fare e ho perso di vista il tuo blog, ma adesso sono tornata.

    Grazie per avermi fatto conoscere questo interessante artista di cui non avevo mai sentito parlare. Le sue opere fanno veramente venire voglia di mare e propongono un confronto tra epoche differenti, in cui il mare viene percepito in modo differente.

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    1. Lieta che questa veloce carrellata ti sia stata utile per fare la conoscenza di un artista decisamente più meritevole della fama che gli è riservata!

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  4. Conoscevo alcuni di questi dipinti solo "di vista", ma non sapevo attribuirvi un nome. Grazie per aver condiviso quest'altra chicca! Se penso al mare e all'arte mi vengono in mente dipinti un po' più violenti, come La tempesta di Vernet...

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    1. La violenza del mare meriterebbe un post tutto per sé, per ora ho voluto limtarmi alla spiaggia, tema decisamente più rilassante... :)

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