lunedì 31 ottobre 2016

Saving Mr. Banks (John Lee Hancock, 2014)

Molto spesso i film mi servono per scoprire dei libri, motivo per cui mi capita di perdermi le nuove uscite cinematografiche perché prima voglio recuperare il romanzo che le ha ispirate (per esempio, in questi giorni mi sto rimproverando per non aver ancora letto Pastorale americana). 
Non che Mary Poppins avesse bisogno dell'uscita di Saving Mr. Banks per essere conosciuta, ma ammetto che, prima di vedere il film, sapevo ben poco del libro e nulla della sua autrice, nemmeno il nome. Qualche anno fa ho visto il classico di Walt Disney del 1964 interpretato da Julie Andrews e Dick Van Dyke, ma confesso che non mi è piaciuto per niente: troppe canzoni e un'azione troppo lenta per i miei gusti. Molto diverso è stato l'impatto con la pellicola di John Lee Hanckock, che ne racconta la travagliata realizzazione. 
Nei panni della madre di Mary Poppins, Pamela L. Travers, Emma Thompson si scontra con un fenomenale Walt Disney, interpretato da Tom Hanks, che vuole ottenere i diritti cinematografici del romanzo per mantenere la promessa fatta alle figlie di ricavarne un grandioso film. Saving Mr. Banks, dunque, ci fa conoscere i retroscena della produzione, dalla composizione delle celebri canzoni agli attriti con la Travers, che, come molti scrittori, comprensibilmente è troppo affezionata al proprio mondo per cederlo alla fantasia di altri e che, prima di tutto, si oppone agli inserti a cartone animato. 


Poco alla volta, grazie all'intreccio della vicenda disneyana con l'infanzia di Pamela in Australia, veniamo a conoscenza dell'intimità del suo legame con il personaggio di Mary e, soprattutto, con quello di Mr. Banks: i flashback risvegliano il dolore dell'autrice per la perdita dell'amatissimo padre (interpretato da Colin Farrel) e per il disagio in cui è piombata la madre dopo la morte del marito, spiegandoci quale fosse il reale significato del libro, che il film, senza la sensibilità di Walt Disney, avrebbe probabilmente smarrito.


Una storia che meritava di essere portata alla luce, per gli appassionati dei romanzi che hanno come protagonista l'eccentrica tata piombata dal cielo col suo ombrellino nero ma anche per gli estimatori del cinema disneyano, che in Saving Mr. Banks si presenta come il mondo fantastico, brioso e profondo che è ben noto a tutti coloro che hanno amato i grandi classici e che ancora oggi ne rintracciano i valori fondanti nei nuovi film animati.

C.M.

6 commenti:

  1. Ho amato questo film, che ha reso fedelmente le figure della Travers e di Disney. Sarà stato anche per l'ottimo cast (a parte Colin Farrell che per me non possiede credibilità a prescindere).
    Di questa storia mi piace in particolare la ritrosia di lei nel cedere quei diritti e l'insistenza paziente di Disney, che ha intuito tutta la forza di quella storia.

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    1. Sono d'accordo, anche in merito a Colin Farrel, che non mi ha convinta in nessuno dei film in cui l'ho visto recitare: anche qui una nota stonata, che forse rende un tantino odioso il signor Travers.

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  2. maria c. costabile31 ottobre 2016 14:52

    Cristina, se, come me, avessi avuto una decina d'anni quando è uscito Mary Poppins, anche tu l'avresti trovato irresistibile e trascinante... condivido il giudizio che dai si Saving Mr. Banks, l'ho rivisto volentieri qualche giorno fa in tv, con la stessa tenerezza provata la prima volta al cinema

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    1. Sì, posso immaginare che l'effetto sarebbe stato diverso, per tanti motivi. Io baso la mia impressione sul divario di percezione e gusto fra Mary Poppins e l'analogo Pomi d'ottone e manici di scopa, che, al contrario, mi è piaciuto molto, pur avendolo visto sempre in età adulta.

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  3. Sono cresciuto con Mary Poppins, registrato su VHS e visto a ripetizione con mia sorella per tutta l'infanzia. Da qualche anno Saving Mr. Banks è il film di Natale della mia famiglia insieme all'originale Disney. Mi commuovo già alle prime note del pianoforte nei titoli... e spero che un giorno sarà lo stesso per i miei figli.
    (Capisco che vedere da adulta per la prima volta il film degli anni '60 non sia la stessa cosa...)
    Complimenti alla Disney che riesce a parlar bene di sé anche quando si critica! :-)

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    1. Parlare bene della Disney è un imperativo categorico: per me è stata per anni sinonimo di "Natale", infatti ogni anno attendo la programmazione dei palinsesti per riscoprire film dell'infanzia o nuovi classici che ne mantengono vivi i valori! :)

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