martedì 9 maggio 2017

Lo sfaccendato (Atılgan)

Per la seconda volta in pochi mesi, grazie alla collana Calabuig della casa editrice Jaca Book, ho conosciuto un nuovo autore, anzi, per meglio dire, questa volta mi sono inoltrata in un terreno del tutto sconosciuto. Lo sfaccendato di Yusuf Atılgan, che il premio Nobel Orhan Pamuk considera il proprio maestro, mi ha portata in Turchia, a scoprire una narrativa per me inedita che, tuttavia, risente molto dell'influenza occidentale.
Questo romanzo, licenziato dall'autore nel 1959, ha un protagonista anonimo, C., un personaggio inquieto, cinico e impulsivo che vaga per la città di Istanbul alla ricerca di un amore, sebbene qualcosa gli impedisca di coltivarne realmente il sogno. Ha alle spalle un rapporto astioso con il padre e l'affetto per una zia che, staccandosi da lui, ha velato ogni suo incontro con le donne di un'inquieta malinconia. Convinto che la pittrice Ayşe lo abbia tradito, C. insegue gli sguardi delle donne che sfilano fuori dalle vetrine dei bar o dietro i finestrini dell'autobus, finché non si imbatte nella giovane Güler, anch'ella recentemente delusa da un uomo. C. la segue, la seduce, si propone di sostituirsi a qualsiasi altro essere umano che possa contendergli l'affetto della ragazza, sebbene non abbia intenzione di condividere le sue aspirazioni alla costruzione di una famiglia, che, anzi, decostruisce con freddezza. C. è possessivo e distaccato al tempo stesso ed appare convinto di poter trovare soltanto in una donna il modo per superare questa incapacità di relazionarsi con i propri sentimenti, dominato dall'ira e dal bisogno di un contatto talmente diretto da risultare, il più delle volte, invadente. Anche quando Ayşe, per una strana combinazione, rientra nella sua vita, C. è come separato da lei, incapace di identificarsi fino in fondo negli amanti sulla riva del mare che ella cala in un suo dipinto e di accettare i dubbi e il trasporto che fanno naturalmente parte dell'esistenza degli altri esseri umani.
Lo sfaccendato è un romanzo impegnativo, perché ci chiede, prima di tutto, di convivere con un protagonista decisamente irritante, egoista, rabbioso, che ha nei confronti delle sue potenziali amanti un atteggiamento che nessuno cercherebbe in un rapporto sentimentale. Allo stesso tempo, riesce difficile identificarsi nella facilità con cui Güler e Ayşe si invaghiscono di lui, quasi pronte a rinunciare a se stesse, se non fosse per l'intervento di apparizioni estranee. La stessa sintonizzazione con la prosa di Atılgan costituisce una sfida, specialmente nel primo capitolo, dove i frammenti del recente passato di C. si sovrappongono alla sua ricerca di una donna, conducendoci in vie mal frequentate, cinema ridotti a luoghi di incontri sessuali socialmente inaccettabili e strade trafficate. Siamo di fronte ad un romanzo che ci chiede di comprendere la difficoltà di un uomo solo nell'integrarsi nella vita di una città spersonalizzante, dove gli incontri sentimentali sembrano sempre celare qualche minaccia o scomodano insistentemente dei traumi sopiti, generando imbarazzi continui e incomprensioni. In un'atmosfera che ricostruisce i quartieri di Istanbul, i cibi e le bevande della tradizione turca e le passeggiate sul Bosforo, Atılgan introduce in realtà temi universali e ritmi narrativi che il lettore occidentale può facilmente riconoscere, con tanto di inserti molto particolari di flussi di coscienza.
Dopo questa incursione nella letteratura turca, è nata in me la curiosità di provare a percorrere il sentiero della narrativa della penisola e, in particolare, di Orhan Pamuk e Oğuz Atay, sebbene non sappia da dove iniziare a conoscere il primo. Certamente l'incontro con Yusuf Atılgan ha smosso un interesse che in precedenza non faceva parte del mio universo letterario e questo è già un grande traguardo per un romanzo.
Yusuf Atılgan (1921-1989)
Siamo tutti codardi. Amiamo perché abbiamo paura, viviamo perché abbiamo paura, e per paura uccidiamo. La cosa peggiore è che anche un leggero imbarazzo ci incute timore.
C.M.

8 commenti:

  1. Ciao, ho letto questo tuo articolo sulla letteratura turca e non ho potuto fare a meno di scriverti.
    Anch'io ho iniziato a scoprirla da poco, ma mi ha lasciato un po' delusa. L'entusiasmo che suscitava in me Pamuk e il suo "Museo dell'innocenza" è pian piano andato affievolendosi nel la pesantezza di un sentimento che andava sempre più contornandosi di sfumature parossistiche e nella quasi totale staticità dell'azione. A quel punto, circa metà del libro, ho detto basta, provando a dare una seconda chance all'autore con "Una nuova vita", ma già nelle prime tre pagine sono stata bombardata da tre parole ossessivamente ripetute: vita, libro e mondo... non ho la minima idea di quante altre volte abbia potuto reiterarle nel prosieguo del romanzo.
    In realtà la mia non vuol essere una critica a un premio Nobel, semplicemente, forse, devo aver optato per i libri sbagliati, e non demordo: prima o poi proverò a sfogliare "Neve".
    Ciò che mi resta, però, è la ricerca di quelle atmosfere che sanno di spezie e profumi dell'Oriente e spero, prima o poi, di riuscire a scovare uno scrittore che sappia avocarle attraverso le sue parole.

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    1. In effetti si vede poco di specificamente turco (o di quello che ricollego all'idea di vicino Oriente) in questo romanzo, ma come primo impatto è stato positivo. Quanto a Pamuk, rimango curiosa, ma non so se riuscirà a guadagnarsi una posizione di primato nella mia lista delle letture future.

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  2. Mi ha entusiasmato questa tua recensione, colpito in ogni riga questa esistenza errante. In una trasmissione televisiva ho sentito che ben poche letterature hanno espresso con tanto trasporto il sentimento di irrequietezza nostalgica come quella turca, per questo vorrei leggere un altro romanzo che mi ha colpito "Serenità" di Tanpinar. Il prezzo purtroppo è non poco proibitivo.

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    1. Sono andata a vedere di cosa si tratta e in effetti sembra una lettura interessante. Purtroppo devo concordare anche sulla questione del prezzo, mi sembra che ormai si siano toccate cifre folli (capisco quasi il costo di questa nuova uscita, ma anche l'altro romanzo del 2014 è proibitivo).

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  3. Ciao! Davvero una recensione interessante :) spero di poter leggere presto anch'io questo libro. Grazie per avermelo fatto conoscere!

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    1. Grazie a te per aver dedicato un po'di attenzione a questo mio post e al libro, spero che anche per te il libro di Atılgan, se deciderai di leggerlo, sia una lettura positiva! :)

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  4. Sono appena approdata nel tuo blog e sono contenta che il caso mi abbia condotto qui. E' una recensione, la tua, che invoglia alla lettura sia per il tema di fondo da te rilevato ( il pudore,la paura se non il terrore dei sentimenti ), sia per il contesto in cui è ambientata la vicenda. Istanbul è una città davvero speciale.
    Ciao! :-)

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    1. Ciao e benvenuta! Spero che questo entusiasmo si traduca poi in una lettura gradita. Grazie per essere passata. :)

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