lunedì 3 luglio 2017

Jane Eyre (Brontë)

Quest'anno una delle tracce proposte all'interno della prima prova di maturità riguardava la natura e il suo doppio volto, minaccioso e idilliaco e credo che, se avessi letto Jane Eyre, il testo si sarebbe prestato molto bene ad essere richiamato nella trattazione, tale è l'interazione fra il paesaggio inglese e l'animo della protagonista.  
Jane Eyre è uno dei più noti e amati classici della letteratura inglese, scritto da Charlotte Brontë (originariamente con lo pseudonimo di Currer Bell) nel 1847 ma ancora perfettamente in grado di far breccia nell'animo dei lettori.

Il romanzo è narrato dalla stessa Jane, che ripercorre la propria storia fin dall'infanzia trascorsa nella casa della zia materna, la signora Reed, dopo la morte dei genitori. Bambina amante della lettura e alla vana ricerca di un po'di affetto, Jane è maltrattata dal cugino e disprezzata dalla zia, che decide ben presto di mandarla nell'istituto femminile di Lowood, dove le allieve sono denutrite e vittime di malattie anche mortali. Jane affronta gli anni a Lowood con forza e determinazione, ben decisa a non tornare mai più a Gateshead dai suoi unici parenti; con il tempo, da allieva diventa insegnante e decide di lavorare come istitutrice. Al suo annuncio risponde la signora Fairfax, che la invita nella tenuta di Thornfield a nome del proprietario, lo schivo Edward Rochester, che ha bisogno di una persona che istruisca la sua pupilla Adele. Per Jane inizia un periodo di serenità, sebbene a Thornfield accadano avvenimenti insoliti, come l'incendio appiccato di notte nella stanza di Edward Rochester. Con il passare del tempo e a seguito del salvataggio di Edward dalle fiamme, fra Jane e il signor Rochester nasce un profondo legame che li conduce ad un passo dal matrimonio, ma, d'improvviso, dal passato di Edward emerge un fantasma che rende impossibile l'unione e costringe Jane a lasciare Thornfield, a lanciarsi nella vasta campagna inglese senza un soldo e a mendicare cibo e un lavoro invano, fino all'incontro con le sorelle Rivers e il pastore Saint-John, che la accolgono nella loro casa come una cara parente e grazie ai quali ella riesce ad ottenere un piccolo incarico come insegnante. Ma il cuore di Jane rimane a Thornfield e nemmeno il rifugio più caloroso può ottenebrare il ricordo di Edward Rochester...
Sono dovuta arrivare a ventotto anni per leggere questo romanzo immortale di cui ho precedentemente conosciuto la storia per via cinematografica, grazie alla trasposizione di Franco Zeffirelli (1996) e a quella più recente di Cary Fukunaga (2011). La lettura ha ben corrisposto al fascino già sperimentato nel film e si è rivelata molto gradevole, soprattutto grazie alle descrizioni composte dall'autrice e alla particolarità del suo personaggio, alla continua ricerca dell'indipendenza e di persone alle quali rivolgere la propria capacità di amare.
Di Jane Eyre, come scrivevo in apertura, ho amato soprattutto il rapporto fra la protagonista e il paesaggio: leggendo le parole di Charlotte Brontë, riuscivo a visualizzare chiaramente non solo gli ambienti della tenuta di Thornfield e la vegetazione intorno ad essi, ma anche le brughiere, le loro distese di erica e i cieli sopra di esse, oltre che a percepire i sentimenti che Jane accosta a questi luoghi.

Toccai le eriche: erano umide, benché fossero ancora calde dal sole d’estate.
Guardai il cielo: era puro e una bella stella brillava proprio sulla mia testa.
La rugiada cadeva dolcemente e non si udiva neppure il mormorio della brezza; la natura pareva che fosse verso di me benevola e buona e pensai che mi amasse nel mio abbandono. Non potendo sperare dagli uomini che ripulse e insulti, mi rifugiai in lei con tenerezza filiale. Quella notte almeno sarei stata sua ospite e la buona madre mi avrebbe dato alloggio senza domandare un compenso.
Oltre a questo dato naturale che ha un ruolo di primo piano, è ammirevole la figura di Jane, con il suo carattere determinato, la capacità di tener testa all'odiosa signora Reed e al suo capriccioso figlio, la forza con cui affronta le privazioni prima a Gateshead e poi a Lowood, il coraggio con cui si mette in gioco per trovare la propria strada, la compostezza con cui si relaziona a Rochester, riuscendo ad insinuarsi nel suo animo indurito da un passato che lo assilla, la dignità che le permette di accettare l'aiuto dei Rivers ma di non annullare se stessa per onorare un debito.
A intaccare leggermente il mio legame con il romanzo sono state le parentesi dedicate all'attesa del fidanzamento di Rochester e gli ampi spazi dedicati al soggiorno della presunta sposa a Thornfield e il rapporto fra Jane e Saint-John, uno dei personaggi più sgradevoli che abbia mai incontrato in un libro. Saint-John, infatti, desidera che Jane lo accompagni in una missione in India, ma a condizione che ella diventi sua moglie, sebbene nessuno dei due sia innamorato dell'altro: quanta è l'abilità della Brontë nel delineare i sentimenti e l'irremovibilità di Jane, tanto è il peso dell'inutile colloquio che si protrae fra i due per diverse pagine, nelle quali emerge l'opportunismo di Saint-John, unicamente preoccupato di salvaguardare le apparenze e di non suscitare scandalo nel farsi accompagnare da una donna con la quale non è sposato, e nel quale, al contempo, Jane trionfa con la propria coerenza, dimostrandosi ben più lungimirante e onesta del pastore. Fortunatamente l'irrazionale richiamo della voce del signor Rochester alla ricerca della sua Jane restituisce al romanzo il ritmo e la piacevolezza spezzati da questo passaggio, imprimendo alla narrazione la svolta che si fa attendere dal momento della fuga di Jane nella brughiera. 
Al di là di questi piccoli nei, Jane Eyre è un magistrale racconto di sentimenti e Charlotte Brontë si impone fra le sue pagine come un'ottima narratrice, in grado di rendere chiaramente visualizzabile la realtà che descrive, la società in cui si calano i suoi personaggi e i moti dell'animo delle figure che ella colloca nello scenario ben costruito. Jane Eyre, inoltre, risulta uno dei personaggi femminili migliori consacrati dalla letteratura del XIX secolo, una figura che ha molto da insegnare e da raccontare.

Mia Wasikowska e Michael Fassbender nel film Jane Eyre (2911)
Era giorno quando mi parve di sentirmi portata via da onde torbide mescolate ad onde chiare. Al di là di quel mare infuriato, mi pareva di vedere una riva dolce e calma.
Di tanto in tanto una brezza destata dalla speranza mi sosteneva e mi portava trionfalmente alla meta, ma non potevo raggiungerla neanche con la fantasia, perché un vento contrario mi allontanava dalla terra, respingendomi in mezzo alle onde.
Invano il buon senso voleva resistere al delirio, la saggezza alla passione!
C.M.

6 commenti:

  1. Avendo anch’io visto prima il film, mi risulta difficile buttarmi sul romanzo. Però se dici che Charlotte Brontë è riuscita a rendere in modo delizioso l’accostamento tra i sentimenti della protagonista e l’ambiente che la circonda, penso valga la pena superare il blocco. Mi sono comunque accorta che se voglio leggere un romanzo, qualunque esso sia, devo proprio evitare di vedere prima il film, perché poi conoscendo già la storia nel dettaglio mi passa la voglia di prendere in mano il libro… sebbene sia cosciente del fatto che la trasposizione sullo schermo non può, per vari e ovvi motivi, regalare allo spettatore tutto ciò che di profondo, sottile e sfumato è contenuto in un romanzo. Ti ricordi il nostro discorso su Lolita di Nabokov? ;-) Ho acquistato sia il libro che il film, ma quest’ultimo non lo guardo se prima non mi decido a iniziare il libro.

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    1. Anch'io ho la tua stessa impressione, quindi cerco di evitare il più possibile di vedere i film tratti dai libri che vorrei leggere per evitare spiacevoli inconvenienti di questo genere. Già in questo caso devo dire che il film (unito al grande entusiasmo dei lettori della Brontë) ha creato aspettative di una lettura imperdibile che non si sono poi riflesse nel mio giudizio finale: pensavo che, essendomi piaciuto molto il film, il libro dovesse essere mille volte più coinvolgente, invece è stato sicuramente molto piacevole ma non esaltante.

      p.s. Anch'io devo ancora leggere Lolita, chissà quanto a lungo continuerò a rimandare. :)

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  2. Sono felice che alla fine ti sia piaciuto Jane Eyre e sono d'accordo con il tuo giudizio sulla protagonista, che reputo uno dei miei personaggi letterari preferiti in assoluto. Confesso invece di non aver mai prestato particolare attenzione al fattore naturale e la tua recensione mi sta quasi invogliando a riaffrontare la lettura di questo romanzo per vederlo attraverso questa nuova prospettiva. Non credo succederà a breve, vista una wishlist piuttosto ingombrante ma, se dovesse capitare, sono intenzionata a prestare maggiore attenzione anche a questo elemento.

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    1. Il rapporto fra Jane e la natura è decisamente l'aspetto che mi ha colpita di più, perché tutte le descrizioni dell'autrice sono vivide ed efficaci, ma quelle dei paesaggi in cui si immerge la protagonista svettano su tutte le altre. Nel caso di una rilettura, fammi sapere!

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  3. Sai che quando ho letto per la seconda volta questo romanzo, sono rimasta a bocca aperta da un motivo che mi è sfuggito alla prima : la poca moderazione sessuale di Rochester. La stessa Jane sente un forte desiderio nei confronti di questo uomo, sposato e addirittura di ceto superiore, ma non è disposta a cedere la propria moralità e dignità. Una evoluzione in più rispetto alle figure femminili della Austen.

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    1. Non ho fatto caso a questo aspetto, o, meglio, non ho notato che sia così accentuato: di Rochester e di Saint-John mi ha colpito la comune incapacità di comprendere, per ragioni del tutto opposte, la naturalissima scelta di Jane di non legarsi a nessuno dei due. Poi credo che fra le ragazze dei romanzi della Austen e Jane Eyre ci sia un abisso (naturalmente a favore di quest'ultima).

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