lunedì 24 luglio 2017

Purgatorio (Martínez)

La prima volta che ho sentito parlare di Desaparecidos avevo quattordici anni e stavo leggendo il romanzo di Paola Zannoner Il vento di Santiago. Anche se oggi ho vaghissimi ricordi della vicenda narrata, che aveva a che fare con i Desaparecidos cileni, è sempre rimasta viva la curiosità di sapere di più di queste incredibili sparizioni di esseri umani. La storia sudamericana difficilmente trova spaio nella trattazione scolastica, tuttavia, a distanza di anni, devo constatare che c'è una generale indifferenza verso le gravissime forme di persecuzione e repressione che hanno caratterizzato la storia recente d'oltreoceano e che di Desaparecidos non si parla abbastanza nemmeno ora, a distanza di anni.

Per questo motivo quando, grazie a recensioni di altri blogger, mi sono imbattuta in Purgatorio (Edizioni Sur), scritto dall'esule argentino Tomás Eloy Martínez (1934-2010), ho capito subito che questo romanzo avrebbe soddisfatto la mia voglia di sapere di più della storia dell'Argentina fra gli anni '70 e '80, soprattutto per la particolare scelta dell'autore di ricorrere ad una narrazione in cui la storia si mescola a vicende surreali. Surreale, del resto, appare la situazione in cui è precipitata la nazione a causa della dittatura militare e delle manipolazioni che essa ha messo in atto.
«Simón Cardoso era morto da trent'anni quando Emilia Dupuy, sua moglie, lo incontrò all'ora di pranzo nella saletta riservata di Trydy Tuesday». Questo l'incipit del romanzo, che si focalizza immediatamente sulla figura di Emilia, una vedova non-vedova perché del suo Simón, dopo l'arresto nel 1976, non ha saputo più nulla. Emilia è figlia di una figura di spicco nell'ambito della propaganda nazionalista della dittatura e il dubbio che proprio il dottor Dupuy si sia impegnato per far sparire il marito, un innocuo cartografo ma anche una figura che, a causa della sua contrarietà ai metodi di punizione adottati dal regime, rischia di macchiare la reputazione della sua famiglia. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto il cadavere di Simón, ma Emilia è convinta che sia stato scarcerato e, come molte altre donne nella sua situazione, è disorientata e disposta a credere a chi dice di aver visto il marito e di poterle dare informazioni. Sola, Emilia viene fagocitata dalla famiglia e dalla tirannica figura del padre, che esibisce lei, la moglie Ethel e la sorella Chela a sostegno del motto Dio, Patria e Famiglia, almeno fino a che Ethel non viene colpita da una malattia mentale e il marito di Chela non rischia di procurare scandalo con le sue truffe bancarie. Dalla sua posizione nell'ombra del dottor Dupuy, Emilia osserva il corso della storia, l'entusiastica esaltazione dei mondiali di calcio, la guerra delle isole Falkland, gli avvistamenti alieni, i proclami contro i sovversivi e gli esuli che, secondo la propaganda, mirano a distruggere l'orgoglio e la forza nazionale, la visita dei reali di Spagna a Buenos Aires e, naturalmente, le misteriose sparizioni di uomini, donne e bambini continuamente negate da Videla e dai suoi collaboratori. Il fantasma di Simón è però sempre presente nella vita di Emilia, che non si rassegna a crederlo morto e, anzi, si ostina ad inseguire i segni della sua presenza anche dopo essersi stabilita negli Stati Uniti e aver iniziato una nuova vita. Fino all'incontro fatidico, al riavvicinamento, al ritorno dell'amore negato, in un limbo fra la vita e la morte, fra la realtà e la fantasia di un passato mutato e di un presente ristabilito.

Manifestazioni delle Madri di Plaza de Mayo
Se recuperassimo i libri non scritti e la musica perduta, se ci dedicassimo alla ricerca di quello che non è esistito e lo trovassimo, avremmo sconfitto la morte.
Purgatorio è una storia di ciò che è stato e che avrebbe potuto essere, una storia che insegue le storie di tutti coloro che, nello spazio di poche ore o pochi giorni, sono stati cancellati dalla faccia della terra, privati di una identità e del diritto alla giustizia. Purgatorio è anche il romanzo della memoria e dell'eterno presente che essa costruisce per dare una casa al passato che è stato ed è perduto o che è stato eliminato, rubato. Il ricordo di Simón che Emilia tiene in vita, ma anche il ricordo dello stesso Martínez, che si aggrappa alla scrittura e alla ricostruzione della vicenda di Emilia perché «i romanzi si scrivono per questo: per rimediare all’assenza perpetua di ciò che non è mai esistito».
Nelle pagine di questo struggente romanzo la realtà storica si interseca ad alcuni aneddoti inventati e ai fatti del tutto fantasiosi relativi ad Emilia e al dottor Dupuy, oltre che ad apparizioni surreali e momenti in cui distinguere verità, verosimiglianza, sogno e apparizioni è davvero difficile. Al tessuto storico si sommano quindi curiosità, pezzi di giornalismo che Martínez ha redatto sulla base dei giornali che poteva leggere all'estero, aneddoti verosimili, epifanie cariche di speranza ma anche di inquietudine ed episodi quasi grotteschi, nella ricostruzione dell'incredibile gabbia di finzione e formalità che ha tenuto in vita la dittatura argentina e permesso che le sue vittime fossero del tutto ignorate e chi rivendicava la verità fosse giudicato pazzo o nemico della nazione.
La lettura di Purgatorio è iniziata con curiosità e si è chiusa nel più forte trasporto: Tomás Eloy Martínez ha pienamente corrisposto alle aspettative e al mio desiderio di immergermi senza pedanteria nel passato argentino e di ritrovarvi le voci di coloro che sono stati costretti al silenzio. Purgatorio è un romanzo emozionante, coinvolgente, malinconico eppure non lacrimevole: l'autore ha saputo affrontare una pagina delicata della storia del suo Paese (e, per raffronto, di tante altre nazioni irretite dalla dittatura) unendo la comunicazione chiara del giornalista a quella simbolica del narratore e lasciandoci entrare in punta dei piedi nell'esistenza dei suoi personaggi.

A quei tempi le persone sparivano a migliaia, senza ragione apparente. Sparivano ambasciatori, amanti di capitani e ammiragli, proprietari di imprese che facevano gola ai generali. Sparivano operai all’uscita della fabbrica, contadini che lasciavano i trattori col motore acceso, morti che erano stati sepolti il giorno prima e le cui tombe venivano trovate vuote. Sparivano bambini dal ventre delle madri e sparivano madri dalla memoria dei figli. Alcuni ammalati che arrivavano in ospedale a mezzanotte la mattina dopo non c’erano più. Capitava spesso che dai supermercati uscissero donne disperate, in cerca dei figli perduti tra i buchi neri degli scaffali. Alcuni, pochi, sarebbero riapparsi molti anni dopo, ma non erano gli stessi. Avevano altri nomi, altri genitori, e una storia che non era più la loro. E non sparivano solo le persone: fiumi, laghi, stazioni ferroviarie, città mezzo costruite vanivano nell’aria come se non fossero mai esistiti. Il saccheggio di quello che non c’era più e di quello che avrebbe potuto esserci non aveva mai fine.
C.M.

2 commenti:

  1. Anche a me era piaciuto molto.
    Da poco ho letto Doppio fondo di elsa osorio sempre sul tema desaparecidos argentini. L ho trovato particolarmente interessante perché evidenzia i rapporti economici e di potere tra chi comandava ieri e chi comanda oggi...

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    Risposte
    1. Sono andata a leggermi il tuo post su Doppio fondo e devo dire che, fra l'articolo e questo commento, sei riuscita ad incuriosirmi: me lo segno!

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