martedì 8 agosto 2017

Al faro (Woolf)

Fino a pochi giorni fa era uno dei miei abbandoni più eclatanti. Ho provato a leggere Al faro di Virginia Woolf ben due volte prima del tentativo che mi sono data come ultimo. Questa volta è andata, anche se ho ritrovato tutte le difficoltà delle precedenti letture: sarà l'aver preso coscienza del mio capriccio di dover finire i libri, ma, in un modo o nell'altro, sono arrivata alla conclusione del romanzo.
 
Pubblicato nel 1927, Al faro (Gita al faro in alcune edizioni) è un racconto in cui accade ben poco e nel quale, più che altro, l'autrice si dedica allo svolgimento del pensiero dei personaggi, dei loro ricordi, delle loro paure, delle loro aspirazioni. Siamo di fronte ad una delle espressioni più significative del flusso di coscienza della Woolf, che, sebbene ordinato dalla punteggiatura, si dipana in maniera del tutto personale, talvolta a scatti, per associazioni di idee che solo la psiche dei personaggi può motivare e che non di rado risultano spiazzanti e oscure. La trama cede a queste costruzioni di sogni, aspettative e rievocazioni.
Articolata in tre sezioni, la narrazione prende le mosse proprio dall'attesa di una escursione su un isolotto che ospita un faro e la famiglia del guardiano e cerca di ricondursi allo svolgimento effettivo di questa gita. I Ramsay, due coniugi con otto figli, trascorrono le vacanze estive nella loro casa su una delle isole Ebridi, in compagnia di diversi ospiti, fra cui la pittrice Lily Briscoe, totalmente assorta nella sfida di cogliere il volto e il carattere della signora Ramsay, Paul Rayley e Minta Doyle, dei quali la signora Ramsay attende febbrilmente il fidanzamento. La speranza del piccolo James di un'imminente gita al faro, teneramente alimentata dalla madre, naufraga a causa del maltempo ma, ancor prima, per la freddezza con cui il padre annuncia che l'uscita non si farà. Da questo momento in avanti tutto il romanzo si muove sulla scia delle aspettative deluse, come quella dell'importante cena della signora Ramsay, guastata dal ritardo di Paul e Minta, attardatisi sulla spiaggia per cercare una spilla perduta, o il timore di Lily di iniziare il ritratto della padrona di casa senza riuscire a restituire l'anima del suo soggetto e di svelarlo prima della conclusione. Al termine di una lunga giornata quasi interamente occupata dai pensieri della signora Ramsay, tutta proiettata in un mondo di sentimenti talvolta un po'stucchevoli (al contrario del marito, pragmatico uomo d'intelletto, ammirato per il suo lavoro dai suoi ospiti), la seconda parte di Al faro è dedicata alla descrizione del trascorrere del tempo e dell'avvicendarsi delle stagioni sulla scia della pioggia che separa il giorno della speranza di James nella distruzione del sogno stesso; gli anni passano, la signora Ramsay muore, la prima guerra mondiale e la malattia uccidono due dei suoi figli, ma il signor Ramsay, James e Camilla intraprendono finalmente l'escursione in barca fino al faro: tutto è mutato e il futuro tanto atteso può finalmente ricomporsi mentre il passato si trasforma in un ricordo e la dolcezza della signora Ramsay, che ha sostenuto il sogno della gita e del suo piccolo mondo di intimità familiari, rivive attraverso il ritratto che Lily riesce ora a concludere.
Ispirato alle figure e ai luoghi della giovinezza dell'autrice, Al faro è un romanzo che richiede una certa concentrazione. I frequenti brani di monologo interiore e lo scivolamento della prospettiva narrativa da un personaggio all'altro rendono davvero complesso lo svolgimento del romanzo e richiedono al lettore la sospensione della logica nelle associazioni e lo sforzo di calarsi in un gomitolo di riflessioni in cui passato, presente e futuro costruiscono una trama intricata. Ciò nonostante, il risultato è armonioso e, accettata l'idea che non si debbano correlare eventi ma, semplicemente, esplorare i moti della psiche, si può godere della particolare tecnica adottata dalla Woolf.
 
Félix Vallotton, Il faro (1915)
 
A conti fatti, l'esperienza di lettura di Al faro è risultata di una certa pesantezza, ma, a differenza di quanto mi è accaduto in passato, sono riuscita a sintonizzarmi in maniera più efficace con i pensieri dei personaggi, in particolare con Lily Briscoe, con la sua ansia da artista e l'idea di un'arte così potente da intimidire chi si approccia ad essa. Ho anche apprezzato molto le descrizioni naturali e il rapporto fra i personaggi e l'ambiente circostante, il mare, le scogliere, il vento, anzi, direi che proprio questo aspetto mi ha permesso una parziale rivalutazione del romanzo. Virginia Woolf, tuttavia, non è ancora riuscita a conquistarmi del tutto.
Era così bella quella mattina, soltanto con una vena di vento qua e là, che il mare e il cielo sembravano di una stessa sostanza, come se le vele si fossero conficcate in cielo, o le nuvole fossero scivolate nel mare. Un piroscafo in mare aperto aveva disegnato nell’aria un cartiglio di fumo che rimaneva là, curvandosi e piegandosi in una linea decorativa, come se l’aria fosse un velo sottile che catturava gli oggetti e li tratteneva dolcemente nella sua rete, facendoli lievemente oscillare ora di qua ora di là. E come accade talvolta quando il vento è molto bello, gli scogli sembravano consapevoli delle navi, e le navi consapevoli degli scogli, come si trasmettessero reciprocamente un loro messaggio segreto. A volte vicinissimo alla riva, il Faro sembrava infatti quella mattina nella foschia a una distanza enorme.
C.M.

6 commenti:

  1. Non sono mai riuscita a finirlo. Preso in prestito dalla biblioteca diverse volte e abbandonato dopo circa 50 pagine. L’ho trovato pesante non scorrevole. Forse la difficoltà sta nello stile nello schema dei ragionamenti dei protagonisti. Non so, non riesco a capire il problema. dopo poche righe mi perdo. È un capolavoro e non riesco ad entrare nella storia. Peccato.

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    1. Condivido l'impressione e il dispiacere: nonostante alcune pagine mi abbiano stupito per la loro straordinarietà e la perfezione del racconto, l'insieme non è riuscito a manifestarmi il suo valore.

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  2. Mi hanno detto che è il più complesso delle scrittrice, che già è molto complessa di suo. Questo tipi di autrici o si amano o si detestano.

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    1. Temo anch'io che sia così, non riesco a entrare in sintonia con la Woolf...

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  3. Mi spiace che la Woolf non riesca a toccare le tue corde, io invece l'adoro, almeno per quello che ho letto finora che non è moltissimo. Della recensione che fai di questo libro riconosco molti temi e caratteristiche de La signora Dalloway, che all'epoca mi era piaciuto moltissimo per cui, nonostante il tuo non entusiasmo, sono improvvisamente impaziente di leggerlo! Vedi, direi che, nonostante tutto, anche avere gusti diversi paga ;)

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    1. È certamente così: nel riportare le mie impressioni cerco sempre di essere oggettiva, di dire che un libro non mi è piaciuto o, al contrario, mi ha colpita per i motivi x,y,z: chi mi legge può individuare x come elemento positivo per il proprio gusto anche se non lo è per me e magari scegliere un libro proprio per quella caratteristica. Fortunatamente abbiamo preferenze diverse, altrimenti sai che noia? ;)

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