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martedì 20 ottobre 2015

Lezioni americane (Calvino)

Oltre che un narratore eccezionale, Calvino è stato un competente teorico della letteratura. La sua produzione, oltre che romanzi, racconti e fiabe, comprende anche saggi e articoli che ad essi sono legati non dalla semplice firma in copertina, bensì da una riflessione attenta e mai pedante sulla tecnica stessa dell'arte del racconto. La fusione magistrale dei due aspetti avviene nel testo metaletterario Se una notte d'inverno un viaggiatore, ma si avverte anche ne Le città invisibili e attraversa in filigrana tutti i libri di questo autore.
Alcuni dei suoi interventi critici sono raccolti in volume, come accade con quelli redatti per le conferenze che Calvino avrebbe dovuto tenere ad Harvard nell'anno accademico 1985-1986, ma che non si svolsero mai a causa della sua morte prematura. Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio è il titolo del libro composto grazie al contributo della moglie Esther, che accoglie sei lezioni o, per meglio dire, le cinque lezioni e un pezzo sugli incipit e sugli explicit che sostituisce la sesta lezione, soltanto abbozzata. I cinque capitoli riguardano alcuni tratti letterari che Calvino ritiene essenziali per la facies della letteratura del Duemila: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Cominciare e finire. L'autore definisce con attenzione e con esempi chiari e funzionali queste caratteristiche narrative, spesso rapportandole alla propria letteratura, in una cosciente autoanalisi che, però, non è mai di elogio personale. Al contrario, molto dei grandi romanzi di Italo Calvino viene messo sotto un riflettore nuovo grazie a queste lezioni, che ci permettono di entrare nella sottile arte di un personaggio che avrebbe avuto ancora tante storie e tanta originalità da regalare ai lettori dello scorso e di questo secolo.
Fine conoscitore della letteratura italiana e internazionale, antica e moderna, Calvino tesse per i suoi lettori (in origine pensati come ascoltatori) una trama di richiami e allusioni che ci fanno cogliere il suo esatto posto nella storia della narrativa: ogni sua soluzione appare giustificata dall'insieme, al punto che cade qualsiasi accusa di spontaneità e disimpegno mossa all'autore sulla base della sua presunta immediatezza. Calvino fu certamente un autore dalla vena creativa vivace, in grado di inventare storie semplici in tempi e forme circoscritti, ma questo non può in alcun modo - e le Lezioni americane sono la prova che anche il più scettico deve ammettere - essere un concetto equivalente a quello della banalità.
La frattura tra fantasia e disimpegno non è mai stata tanto profonda quanto nell'opera di Calvino che, anche quando proclama la Leggerezza, in realtà la pensa come fortemente significativa.
La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio.
La Leggerezza di Calvino non è, dunque, superficialità. Le sue favole non sono sfoghi narrativi inconsistenti, ma, anzi, rappresentano figure che diventano simboli di concetti ponderosi: leggera è la materia che si muove e si trasforma, leggero è il linguaggio che ha svuotato le cose della loro gravezza per offrirne l'essenza impalpabile. I suoi punti di riferimento sono dunque Guido Cavalcanti e Giacomo Leopardi, capaci di rendere il peso dell'esistenza e della sofferenza attraverso spiriti e parole fluttuanti, senza per questo essere frivoli, perché «esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca». 
Si avverte, nella rivendicazione di una letteratura 'leggera', il dramma creativo dello scrittore ai suoi esordi, convinto dal contesto dell'impegno civile alla scrittura de Il sentiero dei nidi di ragno, ma presto condotto alla ricerca di una personale espressione che consentisse alla sua anima picaresca di emergere al meglio.
Alla Leggerezza è intimamente collegata la Rapidità: pare di scorgere Cosimo Piovasco di Rondò che balza da un albero all'altro leggendo le parole di Calvino che esalta la possibilità degli atomi leggeri della narrativa e del linguaggio di vagare in modo imprevedibile e generare da un apparente caos un ordine stupefacente e coerente.
La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura; tutte qualità che s’accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all’altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte.
Nel trattare l'Esattezza, poi, Calvino non manca di esprimere il proprio rammarico per una società in cui le parole vengono usate in modo grossolano, senza attenzione al loro significato. Egli parla di una vera e propria 'pestilenza del linguaggio' che solo la letteratura - una certa letteratura - può correggere, di un danno irreparabile che è sintomatico della perdita di contatto con le cose: il significante, per quanto arbitrario, è una boa che ci lega ad un mondo sommerso (il significato), e solo l'Esattezza può rendere quell'abisso meno lontano e inaccessibile.
La mia ricerca dell’esattezza si biforca in due direzioni. Da una parte la riduzione degli avvenimenti contingenti a schemi astratti con cui si possano compiere operazioni e dimostrare teoremi; e dall’altra parte lo sforzo delle parole per render conto con la maggior precisione possibile dell’aspetto sensibile delle cose.
L'Esattezza è un rapporto a doppio filo fra gli schemi astratti della conoscenza e la sensibilità del reale, una chiave di accesso a ciò che è nascosto, intesa in maniera quasi simbolista (e non a caso Calvino ama Verlaine), ed è essenziale sia per evocare la realtà che si vuole descrivere (l'argomento della narrazione), sia per imprimere quella stessa realtà sul foglio e affidarla alla letteratura. Essa si basa su una capacità di sezionare l'oggetto di analisi, quasi come fosse il Medardo di Terralba aperto in due da una cannonata ne Il visconte dimezzato.
Per essere esatti, tuttavia, occorre essere capaci anche di stimolare e poi contenere l'immaginazione. A questo punto diventa essenziale la Visibilità, quella capacità di fantasticare e creare immagini, personaggi, situazioni che per Calvino è messa pesantemente in crisi nell'epoca della comunicazione per immagini, nella quale siamo bombardati di stimoli che erodono la capacità di partorire visioni autentiche, genuine.
Se ho incluso la Visibilità nel mio elenco di valori da salvare è per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facoltà umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall’allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini.
La lezione sulla Molteplicità è quella in cui viene dato maggiore spazio agli autori contemporanei, con il grande panegirico di Borges e della sua visione labirintica e plurale della realtà e della letteratura che ambisce a descriverla. Calvino si interroga sulle potenzialità infinite della tecnica letteraria, sulla moltiplicazione dei significati, sulla necessaria assenza di un senso unico di lettura e interpretazione. È il trionfo dell'opera aperta quale la intendevano Svevo e Pirandello, è la celebrazione della carambola di Se una notte d'inverno un viaggiatore, è l'elogio di una letteratura in cui non può più darsi un autore nel senso etimologico dell'auctoritas, ovvero del vate depositario dei destini umani. Terminata l'epoca di Dante e dell'unione del cosmo nell'Uno che irradia la propria luce nel XXXIII del Paradiso, è giunta l'era del plurale e del polisemico.
Qualcuno potrà obiettare che più l’opera tende alla moltiplicazione dei possibili più s’allontana da quell’unicum che è il self di chi scrive, la sincerità interiore, la scoperta della propria verità. Al contrario, rispondo, chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.
Cominciare e finire, il capitolo conclusivo, ci riporta agli esordi stessi di Calvino, di nuovo al Sentiero dei nidi di ragno. La prefazione al romanzo accoglie infatti una confessione dell'autore in merito all'inquietudine di iniziare non un racconto, bensì la propria carriera di narratore. Una sorta di difficoltà di incipit degli incipit, poiché si tratta dell'esordio della prima opera narrativa, che segna la fine di un silenzio e, che lo si voglia o meno, traccia una linea incancellabile fra il silenzio del prima e le parole del poi.
L’inizio è anche l’ingresso in un mondo completamente diverso: un mondo verbale. Fuori, prima dell’inizio c’è o si suppone che ci sia un modo completamente diverso, il mondo non scritto, il mondo vissuto o vivibile. Passata questa soglia si entra in un altro mondo, che può intrattenere col primo rapporti decisi volta per volta, o nessun rapporto. L’inizio è il luogo letterario per eccellenza perché il mondo di fuori per definizione è continuo, non ha limiti visibili.
In queste pagine (più ampiamente dedicate agli incipit che agli explicit) emerge la consapevolezza del grande autore, che sa benissimo quanto sia importante prendere la parola, proprio in conseguenza di quanto esposto nelle lezioni precedenti: usare il linguaggio, specificamente nella letteratura, significa maneggiare pesi, ritmi, immagini, materie complesse e articolate. Rompere il silenzio per farlo è un atto che richiede competenza e serietà, e lo scrittore cosciente del proprio ruolo di depositario delle infinite potenzialità della Letteratura non può farlo con superficialità.
A ben guardare, tralasciando l'ultimo capitolo, tutte le cinque proposte ci propongono una sintesi fra gli opposti: la Leggerezza deriva dalla capacità di soppesare la mole del linguaggio e della materia, la Rapidità scaturisce da una riflessione metodica continua, l'Esattezza si basa su una rigorosa opera di frammentazione delle soluzioni plurali, la Visibilità risulta maggiore proprio laddove l'accumulo di immagini è minore o più vago, mentre la Molteplicità nasce dalla crisi dell'opera enciclopedica, che si scopre non più in grado di racchiudere, ma destinata ad accogliere una realtà prismatica e potenzialmente infinita.
«La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici»
C.M.

17 commenti:

  1. Perbacco, questo post me lo aspettavo, non poteva mancare dopo l'exploit precedente. Brava Cristina.

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    1. Bravo Calvino, che dimostra ogni volta di aver saputo vedere lontano!

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  2. maria c. costabile20 ottobre 2015 18:58

    bello bello bello. sei brava, ma stavolta di più

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    1. Grazie mille, anche se non ho fatto altro che parafrasare Calvino, che merita ben al di là di qualsiasi riduzione!

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  3. Mi unisco volentieri al coro dei complimenti, anche perché, come ben sai, adoro la chiarezza espositiva, soprattutto quando si tratta di spiegare idee, forme e concetti di qualche autore (o artista che sia), e anche questa volta sei stata all'altezza.

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    1. Grazie di aver manifestato il tuo apprezzamento: quando il coro dei complimenti è composto di tanti lettori così raffinati e competenti, non posso che fare un inchino e sentirmi lusingata. E sono contenta di non aver ancora sfiancato la vostra pazienza con questa mia "Calvino-mania" degli ultimi tempi!

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  4. Un libro da leggere assolutamente e da tramandarlo ai posteri. Bellissimo lavoro!

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    1. Sono d'accordo, è un testo che rivela molto sia agli scrittori che ai lettori. Grazie, Michela!

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  5. Mi ricordo che questo libro ridimensionò profondamente la mia visione della scrittura, in particolare mi colpì "Leggerezza". Un libro fondamentale per tutti coloro che vogliono scrivere, approcciarsi alla letteratura. Bellissimo articolo, complimenti :) un abbraccio

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    1. Grazie a te, Ilsie, sono contenta di scoprire un'altra lettura che per entrambe ha lasciato il segno! :)

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    2. Leggerò lezioni americane di Calvino!

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    3. Devo assolutamente leggere questo libro anche perché mi piace scrivere...

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    4. Allora è una lettura irrinunciabile: è già importante per i lettori, per chi scrive è ancor più preziosa! Buona lettura!

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  6. Ottimo lavoro. Devo ammettere che delle mille vesti di Calvino preferisco proprio questa.

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    1. Io, ormai, lo amo incondizionatamente in ogni sua espressione!

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  7. Questo saggio rientra tra le letture che rimando da sempre, pur essendone particolarmente attratta! S'è riaccesa la curiosità *__*
    Quoto tutti sullo splendido lavoro che ci hai regalato ^^

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    1. Sono contenta che il post ti sia piaciuto e ti abbia fatto venir voglia di leggere un libro desiderato da tempo! Grazie! :)

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