Altri due caffè con Kawaguchi

A febbraio vi ho parlato della mia esperienza con il romanzo Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi e, nel congedarmi, esprimevo il timore che proseguire nella lettura della trilogia del caffè dei viaggi temporali potesse mettermi di fronte a storie ripetitive. Con questa perplessità ma anche con il desiderio di incontrare di nuovo Kazu e Nagare Tokita e di scoprire per quali altri motivi i loro clienti potessero scegliere di visitare un momento passato o futuro mi sono accostata ai due volumi che ne costituiscono il seguito: Basta un caffè per essere felici e Il primo caffè della giornata.
 

Il filo conduttore delle vicende, distribuite in pochi agili capitoli, è sempre lo stesso: Kazu e Nagare sono i perni fra il presente e i piani temporali che si aprono grazie ad un particolare rituale che deve compiersi in un punto ben preciso del loro locale, un tavolo al quale siede una figura misteriosa e surreale che solo una volta al giorno abbandona il proprio posto e lo lascia libero per chi voglia incontrare una persona nel passato o nel futuro. Le regole del viaggio sono sempre le stesse: dovrà concludersi prima che il caffè, rigorosamente servito in una speciale caraffa da una discendente femmina della famiglia Tokita, si raffreddi (pena l'assunzione della forma di un fantasma), si interromperà qualora il viaggiatore si alzasse dalla sedia, permetterà di incontrare solo persone che siano state presenti nel locale (e quindi, per vederle, bisogna conoscere il momento esatto del loro passaggio) e non produrrà alcuna alterazione del passato. Sembrano condizioni tali da non valere la fatica e i rischi dell'esperienza, ma qualcuno desideroso di affrontarla entra sempre.
Se in Finché il caffè è caldo la figura di maggior rilievo nella cornice dei diversi incontri era Kei, la moglie di Nagare, in Basta un caffè per essere felici assume un ruolo centrale Kazu, che iniziamo a conoscere in maniera più approfondita, a partire dal rapporto che la lega allo spettro custode del tavolino magico e fino all'evento che le impedirà di continuare a servire il caffè per i viaggiatori nel tempo; a prendere il suo posto sarà Miki, la figlia di Nagare, che ha compiuto i sette anni necessari ad assumere l'importante compito. Stavolta a viaggiare nel passato sono Gōtaro, che vuole incontrare l'amico di gioventù Shuichi, di cui ha cresciuto la figlia dopo la sua morte, Kyoko, che non ha fatto in tempo a tornare a Tokyo per salutare la madre morente, e Kiyoshi, che desidera consegnare alla moglie il regalo di compleanno che non ha potuto darle anni prima; c'è inoltre Katsuki, che invece vuole raggiungere la donna amata nel futuro.
Con Il primo caffè della giornata ci spostiamo: il locale dei viaggi nel tempo non è più quello di Tokyo ma si trova ad Hakodate, in Hokkaido. Nel 2030 (otto anni dopo le vicende di Basta un caffè per essere felici), proprio quando Kei arriva a Tokyo dal passato per incontrare Miki, Nagare è ad Hakodate per gestire l'attività sconsideratamente abbandonata dalla proprietaria, Yukari Tokita, sua madre; porta con sé Kazu, perché questa non può lasciare sola sua figlia Sachi, che, con i suoi sette anni, è l'unica a poter servire il caffè oltre a Miki. Senza il trasferimento dei tre Tokita, infatti, il caffè di Hakodate dovrebbe sospendere i viaggi nel tempo, che anche qui sono sottoposti alle stesse condizioni. Il mantenimento del rituale in assenza di Yukari è fondamentale per Yayoi, che vuole portare nel passato il rancore verso i genitori, la cui morte l'ha destinata ad un'infanzia e un'adolescenza dominate dal senso di rifiuto e di estraneità, per il comico Todoroki, che ha un importante messaggio per la moglie morta, ma che, secondo il suo collega, ha uno scopo ben diverso per tornare nel passato e per Reiji, che lavora al caffè ma vuole diventare attore e, inseguendo questo suo sogno, ha perso l'opportunità di confessare il suo amore ad una donna che non sa se potrà rivedere; nel caffè, inoltre, si materializza una ragazza proveniente dal passato e ormai morta, Yukika, che ha intrapreso il viaggio nel futuro qualche mese prima per spronare la sorella ad accettare la sua scomparsa, a farsi forza e a riprendere in mano la propria vita. In qualche modo, anche se lontana nel presente, Yukari risulta determinante per il verificarsi di tutti gli incontri.
Che dire, dunque, del pericolo del già visto di cui parlavo all'inizio?
Con Basta un caffè per essere felici non l'ho avvertito, al massimo ho dovuto correre veloce sui passaggi in cui si ricordavano gli antefatti e le regole del viaggio nel tempo (del resto ripetuti anche nel primo romanzo), che, però, sono utili sia per chi avesse bisogno di una rinfrescata sia per chi leggesse questo volume senza il suo antecedente. Durante la lettura ho avvertito una naturale continuità, rinsaldando la mia convinzione di un buon adattamento in una serie tv e ravvisando delle somiglianze, mutatis mutandis, con le storie di Midnight Diner.
Il primo caffè della giornata, invece, mi ha proprio dato la sensazione di una ripetizione, peraltro con alcuni refusi e stavolta con un peso eccessivo delle spiegazioni sul rito del caffè; ripetitive sono risultate anche le situazioni che motivano il viaggio temporale. Inoltre lo spostamento dell'ambientazione, lungi dal riflettere il fascino del locale di Tokyo, finisce per smorzarne l'eccezionalità e per attutirne l'incanto, perché mi sono trovata a cercare, senza soddisfazione, un motivo per cui in due luoghi lontani si verifichi lo stesso fenomeno. Si potrebbe spiegare con il dono trasmesso in linea femminile nella famiglia Tokita e col trasferimento delle sue portatrici, ma perché è sempre e solo uno il tavolino quello deputato all'incanto e perché deve esserci un fantasma custode impegnato nella lettura in entrambi? Come si sarà verificato la prima volta? E a Tokyo, dove verrà a mancare questa figura, in che modo continuerà a svolgersi, in presenza di Miki, il singolare rituale del caffè? 
Insomma, Il primo caffè della giornata, pur godibile nelle sue singole parti e molto coinvolgente, nel confronto e nell'allargamento della prospettiva finisce per far sbiadire il disegno originario, togliendogli qualcosa anziché arricchirlo come fa, invece, Basta un caffè per essere felici. Il giudizio complessivo sulla trilogia rimane positivo, ma avrei preferito evitare questa coda discendente, che potrebbe tenermi lontana dal quarto volume, che in Giappone è già stato pubblicato.

Da qualche parte ho letto che quando vuoi fare un regalo a uno che si sforza di realizzare i propri sogni, devi dargli la cosa più cara che hai. Magari ci saranno giorni in cui questa persona non riuscirà a trovare la forza di andare avanti. Sarà amaro e doloroso, e dovrà bilanciare i sogni e la realtà per fare una scelta. Quando questo accadrà, la persona a cui hai regalato la cosa più cara che hai troverà la forza di lottare ancora un po'. A quanto pare, il dono l'aiuterà a sentirsi meno sola.


C.M.

Commenti

  1. Non mi aspettavo la lettura a stretto giro di questi due volumi.

    Lessi Basta un caffè per essere felici e mi piacque. Ricordo che apprezzai l'approfondimento dedicato alla figura del fantasma.

    Devo ancora leggere Il primo caffè della giornata e ho qualche timore, spero comunque di trovarlo godibile. Si tratta, tra l'altro, di uno degli unici due libri cartacei che mi sono portata a Tokyo, scelta dovuta alla nazionalità dell'autore e all'ambientazione.

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    1. A proposito di nazionalità dell'autore, ho visto le copertine degli originali giapponesi e mi piacciono molto di più di quelle italiane, che mi sembrano la fotocopia una dell'altra e di altre dello stesso editore (che c'entrano i gatti?).
      Qual è l'altro cartaceo che hai scelto di portare con te?

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