venerdì 29 dicembre 2017

In volo verso il nuovo anno

Pensavate che vi avrei risparmiato il tradizionale bilancio di fine anno? Eh no, ormai l'ultimo post di dicembre è una puntina stabile attorno alla quale si snoda il cruciale passaggio verso un nuovo inizio: di per sé non avviene alcun passaggio epocale fra il 31 dicembre e il 1 gennaio, ma la percezione di un orizzonte che si apre è lì.
Il 2018 promette importanti novità, delle quali vi parlerò più avanti, ma devo dire che anche guardandomi alle spalle posso individuare dei traguardi di cui essere orgogliosa, primo fra tutti l'immissione in ruolo (che è poi il principale motivo per cui bazzico meno in rete, ché da grandi poteri derivano grandi responsabilità) e il sogno avverato di visitare la Grecia, iniziato con la memorabile vacanza sull'isola di Creta.


Librosamente parlando, ho letto meno dello scorso anno, ma sono contenta di aver diversificato le letture e di poter individuare sei libri davvero belli, che poi sono i veri protagonisti di questo post; inoltre ho partecipato a incontri con autori di primo piano: George Saunders, Jan Brokken ed Elizabeth Strout (in occasione di Festivaletteratura) e Kim Thúy. Con un occhio ai post che ho scritto e al diario di bordo di goodreads, ecco il bilancio delle letture: 15.000 pagine distribuite in 56 libri, un'equa suddivisione fra classici e narrativa contemporanea, comprensiva di nuove uscite. Pochi i libri che mi hanno delusa e che non sto qui a ricordare, molti quelli da quattro stelle e sei da cinque stelle, che per me significa che, in caso di catastrofe, cercherei di mettere in salvo proprio quei volumi. Ma veniamo ai sei libri dell'anno.

Orlando Furioso raccontato da Italo Calvino: quanto è fantastico il Furioso, tanto è ammirevole il modo in cui Calvino parla del poema, con le sue straordinarie metafore e la sensazione di trovarsi proprio lì, nel cuore del mirabolante affresco del poema. Ho letto questo libro sia per motivi didattici sia per la certezza di trovarvi una sorta di romanzo a due voci che il solo nome di Calvino bastava a suggellare come un capolavoro.

I Buddenbrook di Thomas Mann è stato il grande classico del 2017: una travolgente saga familiare tedesca che descrive le trasformazioni economiche e sociali nel passaggio fra il XIX e il XX secolo e documenta anche l'evoluzione della letteratura in quell'arco di tempo. Questo è stato il romanzo che mi ha letteralmente tenuta incollata alle pagine dal primo all'ultimo capitolo.

Purgatorio di Tomás Eloy Martínez mi ha condotta nell'Argentina della dittatura con una storia surreale e potente, nella quale si intrecciano verità documentata e visioni oltremondane e che racconta, insieme, ciò che è stato e che sarebbe potuto accadere. Un romanzo davvero emozionante, il primo di un piccolo percorso fra gli autori argentini, dato che quest'anno, oltre a Tomás Eloy Martínez, ho conosciuto anche Mariana Enriquez e Ricardo Romero.

Io non mi chiamo Miriam di Majgull Axelsson affronta il drammatico tema della Shoah dal punto di vista dell'etnia Rom e ci presenta una visione del grande delitto scomoda ma che va conosciuta per rendere giustizia a tutte le vittime: è un romanzo forte, doloroso e difficile da affrontare, ma pieno di emozioni, dettagli narrati con estrema sensibilità e rispetto.

Anime baltiche di Jan Brokken si aggiudica il grande merito di avermi conquistata pur non essendo un romanzo: la raccolta di biografie, che pure hanno un sapore romanzesco, tanto sono forti le storie che in esse si concentrano, è stata una piacevolissima rivelazione che ha acceso la mia fantasia, spinta a briglia sciolta verso il nord Europa.

Augustus di John Williams mi lascia ben poche parole: ha soddisfatto la mia fame di classicità con una ricostruzione sapiente dei fatti cruciali della vita pubblica e privata del primo imperatore romano, riportandomi a Roma e porgendomi l'eco di un mondo che non smetterò mai di amare.

Rimane esclusa da questa sorta di podio ex aequo la Saga dei Cazalet perché, sebbene Allontanarsi sia risultato un libro da cinque stelle, nessuno dei volumi può essere separato dagli altri: con il 2017 si è chiuso uno straordinario ciclo letterario e tutti i cinque capitoli meritano una menzione a sé.
Non mi sbilancerò nei propositi per il nuovo anno, perché, come dicevo, si prospettano già avventure importanti e sarò molto soddisfatta se anche dovessi farmi bastare quelle. In ogni caso, spero in un 2018 ricco di buone letture, di gite e di almeno un viaggio di quelli da incidere nel bronzo e auguro a tutti voi di stappare la bottiglia dei sogni e di sorseggiarli poco alla volta e con gioia.

Buon 2018!

C.M.

mercoledì 27 dicembre 2017

A caccia nei sogni - T. Drury

Vi ricordate di Dan Norman, Louise e Tiny Darling? Questi nomi avranno evocato in voi quello di Grouse County e de La fine dei vandalismi di Tom Drury, un romanzo corale di schietta onestà e dalla prosa malleabile che non può non spingere chi lo ha amato a cercarne il seguito, A caccia nei sogni, anch'esso pubblicato da NN editore nella traduzione di Gianni Pannofino.

Protagonista di questo secondo volume della trilogia è proprio Charles Darling, che ha ormai smesso il nomignolo di Tiny e, con esso, il cattivo abito che lo accompagnava; certo, Charles è ancora incline ad atti di impulsività che rischiano di sfociare in piccoli crimini, tuttavia è ora un personaggio che ha trovato una certa stabilità nella famiglia che ha costruito con la predicatrice Joan, che abbiamo conosciuto nel precedente volume come una donna profondamente religiosa e con un forte desiderio di maternità. Ora Charles e Joan vivono a sud di Boris con il loro figlio Micah e con Lyris, che Joan ha abbandonato da bambina e che, ormai sedicenne, si ricongiunta alla madre grazie all'intervento di un'associazione che mira a ricostruire questo genere di rapporti con i genitori biologici. Charles lavora come idraulico e ama Micah tanto quanto Lyris, ma Joan è inquieta, disorientata e il viaggio di lavoro che sta per affrontare accentua questo suo malessere.
La vicenda di A caccia nei sogni non è ampia e articolata quanto quella de La fine dei vandalismi: se nel primo capitolo della trilogia i fatti si susseguivano per diversi mesi e l'autore incrociava i destini di tanti personaggi diversi, qui la narrazione si svolge in pochissimi giorni e si concentra sui quattro membri della famiglia, o, per meglio dire, su due piani spaziali: da un lato l'impegno fuori città di Joan e gli incontri che ne conseguono, dall'altro la casa di Charles, il suo tentativo di recuperare un fucile che è un cimelio di famiglia e il tendersi della sua ala protettiva su Micah e su Lyris.
Forse è proprio questa sensazione di intimità, di inclusione nella storia di una famiglia e non più di una intera comunità che rende A caccia nei sogni ancor più bello del volume che lo ha preceduto, senza contare che questa volta Drury semina nel solco già aperto, proseguendo nell'opera di riabilitazione di Charles già avviata e restituendoci un ritratto ben più complesso. Infatti fra le pagine di questo romanzo si ritrova la stessa capacità dell'autore di svelare l'animo di ogni singolo personaggio, sicché né il dilemma di Joan né le difficoltà di Micah e Lyris appaiono estranei o irraggiungibili: ogni cosa è al proprio posto, ogni storia si impone all'attenzione del lettore come un piccolo racconto che, però, trova senso solo nell'incontro con gli altri.
C'è di più: non solo A caccia nei sogni fa percepire la gioia di incontrare nuovamente un autore già apprezzato e il mondo con cui ci ha già fatto entrare in confidenza, ma offre anche la possibilità di entrare nella trilogia in medias res, dato che la conoscenza de La fine dei vandalismi, per quanto significativa, non è essenziale per stabilire una sintonia con questo secondo romanzo, che si regge benissimo in piedi da solo. Ora non resta che attendere il terzo volume della trilogia, cercando di indovinare in quale direzione proseguirà la narrativa di Drury.

Tutti hanno paura della grande caduta perché temono di non riuscire più a rialzarsi. Perché pensano di non meritare di rialzarsi. Pensano di essere cattivi, e che ora tutti lo capiranno. Se non cadiamo, però, non sapremo mai se meritiamo di rialzarci.
C.M.

martedì 26 dicembre 2017

Intermezzo delle feste: la ghostwriter di Babbo Natale - A. Basso

Quest'anno sono stranamente calata nello spirito delle feste. Neanche così strano, a dire la verità, perché ho aspettato queste vacanze come i bambini attendono Babbo Natale, per azzerare il contatore della fatica e delle centinaia di chilometri che macinavo settimanalmente per recarmi al lavoro. Ecco, credo che questa febbrile attesa del Natale abbia non poco influenzato le mie letture: non solo mi sono fatta ammaliare dai consigli a tema dei colleghi blogger, inserendo nella lista dei desideri diverse raccolte natalizie, dalle Lettere da Babbo Natale di Tolkien a Il panettone non bastò di Buzzati (in realtà una conferma e non una new-entry), passando per la raccolta dei Racconti di Natale pubblicata da Elliot edizioni a Il libro di Natale di
Per questo

domenica 24 dicembre 2017

Un cantico di Natale - C. Dickens

È la fiaba di Natale più nota, più letta e più fortunata, anche cinematograficamente: ogni anno, in questo periodo, vengono riproposti moltissimi film tratti dal più breve e più famoso racconto di Charles Dickens, A Christmas Carol, variamente tradotto in Cantico di Natale, Canto di Natale, Racconto di Natale
Scritto nel 1843, Un cantico di Natale è ancora oggi molto amato perché il suo messaggio travalica i secoli e rimane sempre molto attuale. Infatti non solo la vicenda si svolge nella notte fra la Vigilia e il Natale, ma l'avventura onirica di Scrooge ha una lezione per tutti noi e ci ricorda l'importanza di coltivare i buoni sentimenti.

Ebenezer Scrooge è un vecchio avaro, titolare di un'agenzia finanziaria londinese, che odia il Natale e il suo prossimo e ritiene di non doversi curare dei problemi sociali derivanti dalla povertà e dalla miseria che vede attorno a sé. Egli vive del suo lavoro lucroso, indifferente alle difficoltà di chi si rivolge a lui per chiedere prestiti o dilazioni di pagamento, ma anche al suo impiegato Bob Cratchit, al quale nega persino la possibilità di riscaldare il suo ufficio per risparmiare sulle spese. La notte della Vigilia, mentre rientra a casa dopo aver respinto l'entusiasmo natalizio di Cratchit e del suo stesso nipote, Scrooge riceve una visita sinistra, che si annuncia già da una grottesca apparizione sul pomello della porta di un volto a lui familiare e dal suono agghiacciante di catene trascinate: è Jacob Marley, il suo socio, morto ormai da sette anni, che gli fa visita per metterlo in guardia sul futuro che attende tutti coloro che, come lui, non coltivano altro che l'egoismo. Marley annuncia a Scrooge l'imminente arrivo di altri tre spiriti che avranno il compito di recapitargli un messaggio importantissimo. Nel pieno della notte, anticipati dai rintocchi dell'orologio, Scrooge riceve la visita dello Spirito del Natale passato, una fiammella che gli ricorda la giovinezza infelice che lo ha indurito fino a rendere il suo cuore incapace di amare, lo Spirito del Natale presente, opulento ma anche spietato nel mostrare a Scrooge la sofferenza che la ricchezza e l'indifferenza di pochi causa a molti, a partire dalla povera famiglia Cratchit, e lo Spirito del Natale futuro, un fantasma silenzioso che addita a Scrooge una tomba senza nome e un cadavere coperto sul quale nessuno piange e che, al contrario, è bersaglio dell'astio e del sollievo di tutti coloro che hanno conosciuto il morto. Scrooge intuisce rapidamente ciò che presagisce quell'ultima apparizione e comprende di dover radicalmente cambiare il proprio comportamento, di doversi aprire agli altri e di accogliere il messaggio solidale e di amore che il Natale porta con sé.

Fra le diverse reinterpretazioni di A Christmas Carol, la pellicola di animazione del 2009, diretta da Robert Zemeckis e interpretata (se così si può dire basandosi su sembianze e doppiaggio originale) da Jim Carrey, Gary Oldman e Colin Firth, è una delle più fedeli. Leggendo il racconto di Dikens, si individuano chiaramente le corrispondenze, sebbene il gioco delle animazioni digitali e degli effetti speciali amplifichi degli aspetti che l'autore ha liquidato in poche righe, come i passaggi fra un flashback e l'altro o fra i diversi luoghi visitati da Scrooge in compagnia degli Spiriti. Il film di Zemeckis accentua la gamma tonale del gotico, soprattutto all'inizio, nella descrizione di Scrooge e della sua camminata verso casa, e nella sequenza del cimitero della strofa quarte, mettendo in risalto le figure grottesche e terrificanti, così da accentuare il percorso catartico del protagonista.

Chiunque legga il racconto di Dickens è inevitabilmente condizionato dalla fama che lo circonda e che costituisce ormai una sorta di memoria archetipica, di conseguenza è difficile che riesca a sorprendersi degli avvenimenti che l'autore racconta. Ciò nonostante, Un cantico di Natale si legge con piacere, con la curiosità di cogliere l'autentico letterario dietro alle trasposizioni cinematografiche e di interpretare le simbologie e le atmosfere. Benché duecento anni ci separino dal momento in cui Charles Dickens, pungolato dalla cruda realtà sociale della Londra agli inizi dell'industrializzazione e della capitalizzazione, scrisse questa novella, la storia di Scrooge trasuda di contemporaneità ed è capace di toccare corde sensibili nell'animo dei lettori.
Non c'era nulla di nobile in tutto ciò. La famiglia non era bella; non vi era sfoggio di vestiti; le scarpe erano tutt'altro che impermeabili, la biancheria meschina; forse e senza forse Pietro aveva anche fatto una certa conoscenza col rigattiere. Ma nondimeno erano felici, riconoscenti, lieti di trovarsi insieme; e mentre si dileguavano, apparendo ancor più felici nella pioggia di luce di cui li inondava la torcia dello Spirito in segno d'addio, Scrooge li guardò intensamente, soprattutto Tiny Tim, fino all'ultimo istante.
E con questo post, ormai da tradizione accompagnata dalle pagine della letteratura e da autori di prim'ordine, colgo l'occasione per mandarvi i miei auguri.

Buon Natale e buone feste!

C.M.

giovedì 21 dicembre 2017

Assassinio sull'Orient Express (Kenneth Branagh, 2017)

Non amo i gialli, ma devo specificare che tendo a distinguere fra i gialli di ambientazione contemporanea e quelli di atmosfera storica: i primi mi lasciano sostanzialmente indifferente, a meno che non si contraddistinguano per un registro brillante e sarcastico, i secondi mi incuriosiscono. Questo orienta le mie scelte in fatto di libri e film e mi ha fatto apprezzare, per esempio, Uno studio in rosso di Arthur Conan Doyle e Dieci piccoli indiani di Agatha Christie e i film che si sono ispirati ad essi e ai loro personaggi.
Prima di vedere Assassinio sull'Orient Express, quindi, avrei voluto leggere il romanzo da cui è stato tratto, anche se, alla fine, l'aver affrontato la pellicola senza alcuna consapevolezza delle vicende ha permesso il mantenimento della tensione e l'esercizio nello svolgere il mistero per quasi tutta la durata del film. Sapevo che avrei avuto di fronte un giallo della camera chiusa, una particolare tipologia narratologica che avevo apprezzato nel già citato Dieci piccoli indiani e che la soluzione del rompicapo non sarebbe stata scontata. Proprio per questo mi chiedevo come sarebbe stata presentato l'esito dell'indagine, dal momento che, a differenza del precedente titolo, sarebbe stato presente un personaggio che, in virtù di investigatore, avrebbe dovuto fornire la soluzione e che questa non sarebbe stata relegata ad un prologo. Del resto, Hercule Poirot è famoso per il suo intuito quanto per i suoi baffi.
Assassinio sull'Orient Express si apre a Gerusalemme, dove Hercule Poirot (Kenneth Branagh) è impegnato nella risoluzione di un caso spinoso di furto che minaccia la convivenza fra i tre grandi gruppi religiosi che convergono in città. Basta poco per accorgersi dello straordinario fiuto dell'investigatore e del suo perfezionismo maniacale, che lo porta a notare la leggera stortura di un nodo di cravatta ma anche a dividere il mondo che osserva fra ciò che è limpido, perfetto e onesto e ciò che, al contrario, è disordinato e scorretto. Piccoli particolari che solo l'occhio di Poirot è in grado di cogliere sono la chiave con cui lui indaga e classifica tutti coloro che lo circondano. Ma non è Gerusalemme il teatro del giallo che sta per consumarsi. L'investigatore raggiunge Istanbul, convinto di potersi godere una vacanza; qui viene raggiunto da un messaggio proveniente da Londra, con il quale si richiede il suo rientro immediato per risolvere un caso. Un amico gli procura un posto sull'esclusivo Orient Express, per la sfortuna di chi è pronto a farne il teatro di un delitto.
Durante la traversata dei Balcani, una slavina ricopre i binari e provoca il deragliamento del treno. Al sorgere del sole, mentre personale e passeggeri si ritrovano in attesa dei soccorsi, Samuel Ratchett (Johnny Depp), un losco uomo d'affari, viene trovato morto nel suo scompartimento. L'intervento spetta a Poirot, che non può fare a meno di pensare che la morte violenta dell'uomo sia collegata alle minacce che Ratchett gli ha confidato di aver ricevuto più volte e a causa delle quali aveva chiesto, senza ottenerla, la sua protezione. Poirot esamina gli indizi sulla scena e non tarda a scoprire che Ratchett aveva un'identità segreta e che non era il contrabbando di opere d'arte il motivo per cui qualcuno poteva volerlo morto. Di una cosa Poirot è certo: l'Orient Express non può essere stato raggiunto da alcuna persona esterna e, più precisamente, nessuno che non viaggiasse sullo stesso vagone in cui dormiva Ratchett avrebbe potuto entrare nel suo scompartimento e ucciderlo. Tutti i passeggeri sono sospettati: la principessa Natalia Dragomiroff (Judi Dench) e la sua accompagnatrice Hildegard Schmidt (Olivia Colman), la devota Pilar Estravados (Penélope Cruz), i coniugi Rudolph e Helena Andrenyi (Lucy Boynton e Sergei Polunin), la ricca vedova Caroline Hubbard (Michelle Pfeiffer), l'accademico Gerhard Hardman (Willem Dafoe), l'assistente di Ratchett Hector MacQueen (Josh Gad) e il suo maggiordomo Edward Masterman (Derek Jacobi), l'istitutrice Mary Debenham (Daisy Ridley), il dottor Arbuthnot (Leslie Odom) e il venditore di automobili Biniamino Marquez (Manuel Garcia-Rulfo). Ciascuno di loro sembra avere un valido movente, ma anche alibi che trovano puntualmente conferma nella testimonianza degli altri passeggeri e Poirot ha giusto il tempo dell'arrivo dei soccorsi e del ritorno sui binari dell'Orient Express per smascherare il colpevole.
Non posso lanciarmi in un raffronto con il libro (che, pure, sono curiosa di leggere, per individuare confronti ed eventuali variazioni), ma, sciolto dal testo di riferimento, Assassinio sull'Orient Express è un film coinvolgente, attento ai dettagli e attraente anche per le scelte tecniche effettuate, dall'uso dei colori, sempre molto marcati e volti alla ricostruzione dell'atmosfera dei primi anni '30, alle inquadrature, che si adattano alla forma e agli spazi ristretti degli scompartimenti e sembrano quasi assecondare il gioco delle prospettive limitate e distorte che rappresenta il dipanarsi dell'indagine stessa.


Forse la pregressa conoscenza della narrativa di Agatha Christie ha reso meno incisivi i colpi di scena e, in qualche modo, ha suggerito in anticipo (anche se non così rapidamente) la soluzione del mistero, tuttavia questo è il rischio che si corre con qualsiasi trasposizione.  Tuttavia non è tanto la vicenda ad esercitare il magnetismo, quanto la capacità di adattarne i risvolti al tempo e di giocare con le trasformazioni culturali delle dinamiche presentate. Dal film, infatti, emergono importanti considerazioni etiche e mi chiedo se siano presenti anche nel romanzo: ecco che l'iniziale gap che ritenevo volgesse a sfavore del libro e che avrebbe potuto allontanarmi dall'esperienza delle pagine si rivela invece un valido motivo per leggerlo.

C.M.

venerdì 15 dicembre 2017

Storia di Roque Rey - R. Romero

L'America meridionale è la patria del realismo magico, di quelle atmosfere in cui le ondate di ardore civile si mescolano ad apparizioni fugaci e incompatibili con la razionalità, della narrativa in cui si fondono la verità storica e biografie punteggiate di surrealismo. Così è la narrativa di Gabriel García Márquez e così accade con Tomás Eloy Martínez e così funziona Storia di Roque Rey di Ricardo Romero (Fazi editore), un romanzo in cui si balla, assieme al protagonista, sul filo sottilissimo che separa il vero dall'onirico.

Roque Rey è un'anima inquieta che viaggia per l'Argentina con le scarpe del defunto zio Pedro. Avrebbe dovuto indossarle, per volere della zia Elsa, solo per ammorbidirle un po', in vista del passaggio nell'aldilà, perché «magari la strada è lunga, e non bisogna soltanto andarci ben vestiti ma anche comodi». Invece Roque ci infila il cotone per adattarle al suo piede di ragazzino e inizia a camminare, lasciandosi alle spalle il luogo in cui è cresciuto e l'unica parente che gli sia rimasta, per unirsi all'orchestra dei Los Espectros come ballerino, infilandosi in un abito azzurro che alcuni, nel clima teso del regime, possono considerare segno di una sospetta libertà. Nell'intraprendere il suo cammino, Roque asseconda lo spirito dello zio Pedro, come asseconderà poi gli istinti catturati dalle scarpe di altri morti, inseguendo i loro segreti. Il suo viaggio lo porta ad incontrare il proprio talento, la passione, il tormento, ad ascoltare i peccati e le maledizioni, ad affrontare paure e abbandoni, alla costante ricerca di un'identità che Roque può trovare solo nell'essere sfuggente come sono stati per lui il padre, salito su un'imbarcazione presa a prestito e fatta scivolare nel Paraná, e la madre, partita con la scusa di andarlo a cercare e mai più ritornata. Gli anni passano e Roque, che puntualmente scorda i propri compleanni, toglie poco alla volta il cotone dalle scarpe, fino a quando non gli calzano alla perfezione. Si innamora, trova lavoro, si separa dal mondo, segue affetti folli, indaga le vite dei personaggi che ha incontrato, dalla misteriosa Mariana a padre Umberto, dalla morbosa Natalia all'ex pugile Aragone.
Storia di Roque Rey racconta di un uomo che impara a camminare e che attraversa la vita e l'inconscio ballando e condividendo una parte del suo percorso con personaggi che, più che persone in carne ed ossa, sembrano apparizioni, spettri (come si chiamano i membri dell'orchestra con cui Roque compie l'iniziazione alla vita adulta) che, pur nella loro carnalità di donne e uomini vivi e morti, si presentano a Roque come una sfilata di possibilità e di esistenze che si snodano lungo le mille strade che può prendere la vita e che conducono il protagonista e il lettore con sé per poi abbandonarli in un punto cieco, in preda a domande e ipotesi. Anche il romanzo è come una lunga passeggiata attraverso l'Argentina, che costeggia il Paraná e si avventura nelle strade di Buenos Aires, gli anni, da quelli della dittatura e della caccia ai sostenitori di Perón fino allo scoccare del nuovo millennio, e tante situazioni diverse, che vedono Rey nei panni di apprendista danzatore, dipendente in un obitorio, insegnante di ballo, amante, padre. Con Storia di Roque Rey Ricardo Romero regala ai lettori una storia variopinta, vivace, originale e appassionante, che si adagia perfettamente nel solco del surrealismo sudamericano.

Le scarpe sono molto più di un capo di vestiario. Si calzano, sì, ma sono un indumento? No. Sono molto di più. Non sono nient’altro e nientemeno che gli intermediari fra noi e la terra. Sono loro che si fanno carico del peso dei nostri corpi e anche, se non andiamo in giro stupidamente a consumare le suole tanto per farlo, delle nostre anime. Sono il ricettacolo finale di quanto procrastiniamo, dei nostri desideri più reconditi, dell’elettricità segreta di quei sogni che non siamo in grado di ricordare al risveglio.
C.M.

mercoledì 13 dicembre 2017

Libri sotto l'albero ovvero otto consigli per augurare buon Natale a un lettore

Il Natale si avvicina e, per molte persone, l'apparizione dell'albero accompagna la prospettiva dello scambio dei doni. Anche per chi non segue questa tradizione, il Natale è comunque un momento in cui condividere le piccole gioie e anche questo, di per sé, significa scambiarsi dei regali.
Per un lettore, poi, il Natale diventa l'occasione per procurarsi qualche libro in più per svernare fra coperte e bevande calde circondato dall'alone caldo delle lucine, per palpeggiare i pacchetti ricchi di nastri e nastrini cercando di indovinare se nascondano un nuovo amico di carta e, nel caso, quale sia il suo titolo, oltre che per donare a parenti e amici delle storie che possano tener loro compagnia, anche scegliendole fra quelle personalmente amate.
 
 
Insomma, il Natale è il grande momento dei libri e, se c'è una cosa che la bibliomania porta con sé è la certezza di potergli regalare un libro sia come prima scelta ma anche nel caso in cui si trovino idee alternative: per un lettore non si avvertirebbe il pericolo del ripiego. Tuttavia questo non significa che un lettore sia un onnivoro senza giudizio cui rifilare un titolo a caso o, peggio, quello con cui riciclare un libro sgradito che, altrimenti, prenderebbe polvere sugli scaffali o verrebbe buono solo a bilanciare un tavolo dondolante.
Un regalo deve comunque venire dal cuore, altrimenti è sempre meglio evitarlo, oppure ripiegare su un generico pensierino o su una cartolina con un bel messaggio di auguri... che, comunque, un lettore utilizzerebbe in tutta probabilità come un segnalibro, così da ricordarsi di chi lo ha donato ogni volta che sfoglierà un volume.
Ecco, dunque, qualche suggerimento per scegliere consapevolmente il libro da donare ai lettori appassionati o da sfoderare per estorcere informazioni sul titolo più desiderato. Partiamo dal presupposto che, essendo in prima persona dei lettori, muoversi su questo terreno sia naturalmente più facile: un lettore ha confidenza con l'organizzazione delle librerie e spesso con i librai, dai quali riceve costantemente consigli preziosi; inoltre, se l'amico o parente destinatario del dono è anch'esso un lettore, avrà spesso scambiato qualche opinione su libri letti, attesi, piaciuti, non piaciuti. Regalare un libro senza essere lettori è più difficile, innanzitutto perché tendiamo spesso a regalare qualcosa che rispecchi i nostri stessi gusti e interessi, ma non è impossibile: la scelta di un dono può essere anche l'occasione per mettersi nei panni dell'altro, comprenderlo meglio, entrare in sintonia con lui nonostante la diversità di carattere e passioni.
Ma vediamo come muoverci nelle librerie affollate dai cercatori di regali.
 
Innanzitutto chiediamoci se il libro sia davvero un regalo gradito. Talvolta noi lettori facciamo fatica ad ammettere che qualcuno possa non amare la lettura e alcuni estremisti bibliomani si fanno carico dell'onere di evangelizzare i non-lettori, qualche volta ottenendo la conversione di qualcuno con grande successo, spesso ottenendo il risultato opposto o rendendosi antipatici. Se un non lettore riceve un libro (magari da chi si ostina a regalargliene uno ad ogni compleanno, Natale, onomastico), potrebbe sentirsi obbligato a leggerlo o giudicato inadeguato perché la lettura non è fra le sue abitudini.
Ma forse quel non lettore è un potenziale lettore e non sa di esserlo. Obiezione corretta, ma da avanzare con senso critico. Molte persone, è vero, non si dedicano alla lettura per mancanza di tempo e solo in certi periodi scelgono questa forma di intrattenimento; altre rifuggono i libri perché non hanno mai trovato quello giusto, non sanno come cercarlo o addirittura hanno avuto esperienze di lettur coatta che hanno reso amara questa attività. Dunque è bene essere certi di sapere cosa interessa veramente a questi lettori mancati, cosa li abbia allontanati dai libri e, soprattutto, quali titoli possano offrire un'esperienza completamente nuova e stupefacente.

Cerchiamo, dunque, di capire quali siano gli interessi dei destinatari del nostro dono e cerchiamo di valutare tutto ciò che il panorama letterario ha da offrire, compresi i generi che non prendiamo in considerazione quando scegliamo un libro per noi. C'è chi ama i romanzi, chi i graphic novel, chi le biografie e c'è chi, invece, sceglie libri che approfondiscano aspetti dell'attualità, della società, dell'economia, talvolta per una curiosità professionale che si estende al tempo libero; ci sono persone che non amano leggere, ma esiste una quantità infinita di libri che possono farsi leggere perché rispondono ad altri interessi, dai viaggi allo sport, dall'arte al cinema, dalla cucina all'arredamento.

Quali autori e quali generi tende a scegliere il destinatario del mio dono? Sono domande che possiamo utilizzare sia per cercare un libro affine a quelli che questa persona ha già letto e apprezzato, magari battendola sul tempo nel procurarle l'ultima uscita del suo autore preferito, ma anche per provare a proporre qualcosa di nuovo: un regalo può essere il modo giusto per convincere un amico ad esplorare aree di letteratura mai considerate o, ancor meglio, nei confronti delle quali ha manifestato già una certa curiosità, dandogli la spinta decisiva.

Ripercorriamo tutte le conversazioni degli ultimi mesi avute con un lettore, passando in rassegna espressioni curiose, disinteressate o affascinate: se abbiamo conversato con un lettore avremo certamente carpito dalle sue parole alcuni elementi sulla base dei quali scegliere un nuovo libro: può aver apprezzato il carattere del tal personaggio, che io ho riscontrato anche fra le pagine di un altro che potrebbe piacergli; può aver apprezzato lo stile della narrazione, che so essere simile a quella di un altro libro; può aver espresso curiosità per il libro che stavo leggendo qualche settimana fa e di cui poi ha scordato il titolo... può anche solo aver guardato in modo diverso un volume sui miei scaffali o in libreria. In fondo non è dai dettagli che capiamo cosa può far piacere alle persone?

Se siamo proprio negati per la lettura dei messaggi subliminali o per le geniali intuizioni, esiste sempre il web. Molti bibliomani seguono (e spesso curano personalmente) blog e siti letterari, pagine facebook affini e programmi sui libri e, nel consultare queste forme di divulgazione librosa, tengono talvolta un blocchetto a portata di mano, per aggiornare la mitica lista dei desideri. Insomma, in questo caso c'è da stalkerare un po'la nostra vittima, frugando fra gli appunti, nelle agende, nella cronologia internet o, del tutto innocentemente, se utilizza Goodreads o Anobii, consultare le wishlist che quasi sicuramente aggiorna in modo maniacale. Del resto, per alcuni lettori rendere pubblica la wishlist ha proprio questa funzione.

Un modo alternativo, che spegne la sorpresa ma accende la voglia di stare insieme e scegliere insieme un regalo, è fare un salto in libreria con un lettore e decidere di regalarsi un libro a vicenda: spostarsi insieme fra gli scaffali, scambiarsi qualche idea o previsione su come possa essere un certo libro e infine scegliere uno la lettura da destinare all'altro (e da scambiare poi) fra quelle che hanno catturato l'interesse è un modo come un altro per condividere la passione per i libri.

Non dimentichiamo il collezionismo: talvolta i lettori possono aver già letto o possedere già un libro eppure sciogliersi di fronte al dono di un'edizione speciale realizzata dopo una trasposizione cinematografica, ad una nuova traduzione o ad un'edizione illustrata o cui sono state aggiunte fotografie o documenti critici; ci sono gli appassionati di edizioni originali, che si possono trovare nei mercatini del libro usato, per non parlare dei volumi antiquari, che, però, non sono per tutte le tasche. Soprattutto gli appassionati di classici possono essere conquistati con questa idea: esisterà sempre un'edizione del loro romanzo preferito in edizione rinnovata, che possa sostituire un tascabile logorato dall'uso e fare la sua bella figura sugli scaffali.

E per i più piccoli? Si sa che è importante proporre ai bambini tante storie e letture differenti per far nascere e crescere la fantasia, la curiosità, la capacità di espressione e comunicazione, oltre che per condividere con loro il momento altamente formativo della lettura. Si possono scegliere libri che si prestano alla lettura a voce alta o ispirati alle avventure dei personaggi dei cartoni animati per chi ancora non sa leggere oppure lasciarsi ispirare dai coloratissimi reparti di letteratura per ragazzi nelle librerie, dove, solitamente, non mancano suggerimenti e indicazioni sui più apprezzati dai giovanissimi. Oltre ai titoli di nuova pubblicazione, osserviamo quelli più datati: se un testo viene continuamente ripubblicato, probabilmente ha qualcosa che bambini e ragazzi continuano ad amare; a tal proposito, vanno segnalate le riedizioni dei grandi classici, costantemente rinnovate, che permettono ai lettori più giovani di avvicinarsi ai capolavori attraverso testi di traduzione facilitata e arricchiti di note e illustrazioni.

 
Naturalmente questi sono i suggerimenti che scaturiscono dalla mia esperienza di lettrice (e non si limitano al Natale, ma valgono per qualsiasi occasione in cui si cercano idee per regali librosi), ma sarei curiosa di leggerne altri che possono non aver preso in considerazione, quindi scatenatevi! Come scegliete i libri da regalare ai vostri amici? In genere avete un buon intuito o vi è capitato anche di commettere degli errori nell'abbinamento libro-destinatario?

C.M.

mercoledì 6 dicembre 2017

L'insalata mista dei libri

Negli ultimi mesi, come si può notare dalle date degli ultimi post, ho avuto pochissimo tempo per aggiornare il blog e altrettanto eloquente è il mio tabellone delle letture, che rimane fermo per diverse settimane su uno stesso titolo per il medesimo motivo. Infatti attendo in maniera febbrile le vacanze di Natale per potermi rimettere al passo e dedicarmi a qualche attività rilassante, mettendo da parte per un po'registri, compiti e penne rosse.
Quando osservo la pila di volumi in attesa, non posso fare a meno di notare l'estrema varietà dei loro generi. A dire il vero, non ho nemmeno una vera e propria pila di volumi, perché evito di mettere tutte le nuove acquisizioni in un solo punto, bensì, nell'osservanza di una delle mie manie librose, li ripongo sempre al loro posto nella libreria, principalmente secondo casa editrice (ecco perché mi scombussolano gli autori che pubblicano con editori diversi) e poi numero del volume o, se assente, in ordine alfabetico.


Ma torniamo al vero nodo della questione. I miei libri in attesa compongono una vera e propria insalata mista, perché in questo momento specifico comprendono classici, narrativa contemporanea italiana, americana, inglese, africana nordeuropea. Al momento mi trovo in Argentina con Ricardo Romero e il suo Roque Rey, ma ho già il biglietto aereo per tornare a Grouse County con Tom Drury, per non parlare del mio colloquio sospeso con Leopardi attraverso lo Zibaldone e di un nuovo balzo nella Terra di Mezzo. Ho un libro di Wole Soyinka che mi guarda chiedendo attenzione e Irene Nemirovsky che mi propone Suite francese, ma voglio anche dare attenzione a Elizabeth Von Armin e a Jan Brokken. Naturalmente non mancano opere antiche, ma, accanto ad esse, sono in attesa anche dei fumetti, dagli ultimi volumi di Lady Oscar ai primi di Sailor Moon, oltre ad uno di Simple e Madama e l'intera serie di A Silent Voice (a proposito, dovrei riprendere l'abitudine di scrivere anche dei fumetti, fra le altre cose). Ultimi ma non ultimi, ci sono numeri e numeri di riviste storiche letti solo in minima parte.
Come vi dicevo, una bella macedonia, una cornucopia che riflette la varietà dei miei scaffali anche considerando i libri già letti, dal momento che mi ritengo una lettrice abbastanza eclettica (scarseggiano solo la poesia contemporanea e la fantascienza). Questa disponibilità di libri diversissimi, che può garantire una proposta per qualsiasi voglia di lettura possa sopraggiungere, non frena la mia smania di aggiungere libri alla wishlist: giorno dopo giorno le newsletter delle case editrici e l'appressarsi delle feste fanno sì che decine di libri si impongano alla mia attenzione e che debbano contendersi la proprità con quelli storicamente in coda nella lista. Aprendo il capitolo Lista dei desideri, si incontrerebbe un altro minestrone di verdure diverse e tutte gustose, con libri che desidero leggere per scopi didattici (La Costituzione italiana di Francesco Fagnani, per esempio) e nuovissime uscite che piovono da ogni editore, primi fra tutti Come tessere di un domino di Zigmunds Skujiņš e Negli occhi di chi guarda di Marco Malvaldi. Poi il Natale è tempo di fiabe, quindi le raccolte nordiche di Iperborea e le Fiabe Italiane di Calvino esercitano un fascino particolare (e di fiabe sto trattando a scuola con i miei alunni) e c'è sempre Buzzati con Il panettone non bastò a ricordarmi di calarmi nell'atmosfera delle feste.
Non so se sia l'inverno (cioè l'equazione coperta-libro-tisana / cioccolata calda), la prospettiva di un paio di settimane di tregua o una semplice suggestione consumistica (ma esiste periodo dell'anno in cui noi bibliomani non sentiamo l'impulso di aprire il portafogli per i nostri amati amici di carta?), ma quando penso ai libri che ho da leggere e alla prospettiva di mettermi tranquilla a sfogliarli l'atmosfera si fa soffusa e calda ed è subito pace. Poi penso che di qui a Natale al lavoro saranno giorni di fuoco e dopo Natale ancora peggio, quindi la bolla di sogni rischia di scoppiare, ma intanto la whislist si sarà ulteriormente allungata e forse qualche nuovo titolo avrà fatto capolino sugli scaffali, arricchendo l'insalata di gusti e consistenze nuove.
Anche le vostre librerie, fra letture passate, presenti e future, sono variegate oppure prevale un genere specifico o troneggia un autore che preferite in assoluto?

C.M.